Gordillo Emilio

Chroma

Pubblicato il: 14 Gennaio 2020

Chroma,di Emilio Gordillo, non è un libro facile. Ma è un ottimo libro. Sospeso tra orizzonti distopici, citazioni letterarie e un immaginario che ha molto di surrealistico, possiamo dire che prescinde quasi totalmente dall’idea di una trama lineare, anche se una trama ce l’ha, e in sé piuttosto semplice: il viaggio di un figlio (Santiago) per raggiungere il padre affetto da una malattia mentale. Il fatto, però, è che questo tragitto – o forse sarebbe più corretto definirlo un transito – per Santiago del Cile (significativa l’assonanza con il nome del protagonista) viene complicato e reso straniante da tutta una serie di fattori interferenti che si riconducono a tre elementi, come ben spiegato nella postfazione dagli ottimi traduttori e curatori Lorenzo Mari ed Eugenio Santangelo: la sovrapposizione alla realtà degli effetti dell’impiego di una tecnica digitale, il “Chroma Key”, capace di modificare e “imbevere” le immagini di uno sfondo verde-blu; l’interporsi ai fatti e alla visione del mondo degli effetti del TPM, o “Total Productive Maintenance”, un sistema di organizzazione del lavoro industriale che presuppone il pressoché totale assoggettamento della forza-lavoro alle esigenze produttive, attraverso l’estremizzazione del concetto di flessibilità; e, infine, il degenerare e il diramarsi incontrollato di una metropolitana-mostro, capace quasi di insinuarsi nel pensiero, turbando e confondendo.

L’andamento delle scene, così, è punteggiato e come ostacolato dall’intromissione continua di questi elementi, che rendono il procedere del protagonista nello spazio (e nel tempo del ricordo) più complesso e doloroso. L’andamento della scrittura di Gordillo – invero, di alta qualità – è come musicalmente sincopato e venato da un’inquietudine che, da sottile, si fa via via più densa e perturbante. In particolare, assistiamo a una successione di incontri del protagonista con personaggi del mondo intellettuale di Santiago del Cile, che sembrano quasi versioni aggiornate – e dolenti – di tanti personaggi dei racconti e romanzi di Roberto Bolaño, che peraltro nel testo viene citato. In questa sequela di volti e situazioni, veniamo condotti per mano in un’esplorazione della decadenza del mondo intellettuale e artistico cileno, ridotto ai minimi termini dai suddetti macro-fenomeni che si sono venuti imponendo.

Gordillo è senza dubbio un autore assai colto, che intreccia al proprio stile ornato ed evocativo rimandi espliciti a vari poeti, come il cileno Nicanor Parra e l’argentino Héctor Viel Temperley. Il suo è un procedere per immagini cariche di una simbologia profondamente intrisa di cultura sudamericana. Al contempo, però, non gli è estranea la capacità di sollecitare la sfera intuitiva dei lettori mediante metafore e note descrittive tutt’altro che scontate, che ricordano l’andamento e le suggestioni di un padre del Cyberpunk, William Gibson.

Insomma, Chroma è un romanzo che prescinde dai generi, e insieme una sorta di manifesto-pamphlet che, nel condannare il liberismo illiberale dei tempi di Pinochet, sembra aver precorso la triste svolta autoritaria del Cile odierno.

Edizione esaminata e brevi note

Emilio Gordillo, scrittore e docente cileno nato nel 1981, è autore della raccolta di racconti Los juegos mudados, che ha vinto il “Premio Municipal Juegos Literarios Gabriela Mistral”. Chroma (2013) è il suo primo romanzo, e si è aggiudicato il prestigioso premio “Consejo Nacional de la Cultura y las Artes”. La sua opera successiva, del 2015, è stata Indios verdes. Ha tenuto vari corsi di letteratura, fondato la rivista letteraria “Contrafuerte” e diretto un’antologia in due volumi, CHL: Antología de escritores chilenos. Risiede a Città del Messico.

Emilio GordilloChroma, traduzione di Lorenzo Mari, Eugenio Santangelo, Arcoiris, Salerno 2018, pp. 189.