Al Galidi Rodaan

L’autistico e il piccione viaggiatore

Pubblicato il: 5 giugno 2016

La critica letteraria, e non solo quella letteraria, da tempo si è cimentata nel distinguere la comicità dall’umorismo. Secondo Bergson la comicità nasce da un “contrasto tra meccanicità e vita” e quindi da un capovolgimento di regole e convenzioni; mentre Pirandello, nel suo celebre “Saggio sull’Umorismo” (1908), ha affermato che è il sentimento del contrario, con l’assenza o la presenza di riflessione, a identificare la comicità oppure l’umorismo. Fatta questa premessa, di primo acchito, non possiamo dire se il romanzo di Rodaan Al Galidi si possa classificare come comico oppure umoristico. Forse niente di tutto questo, ma se è vero che molte delle pagine di “L’autistico e il piccione viaggiatore” predispongono alla risata, viene da pensare che il concetto di “contrasto” ancora una volta rappresenti una fondamentale chiave di lettura del racconto, anche in rapporto alla personalità dell’autore. Rodaan Al Galidi, infatti, è un iracheno, naturalizzato olandese, che ha abbandonato un paese oppresso da una feroce dittatura, laico ma permeato dalla cultura islamica; ed è approdato in uno scorcio di Europa noto – un luogo comune? – per la mentalità libertaria e liberale.

Uno sguardo in parte estraneo che probabilmente ha consentito di raccontare con particolare disinvoltura una vicenda surreale, paradossale e dove i comportamenti trasgressivi, che pure convivono con l’austerità del protestantesimo, rivestono un ruolo fondamentale. L’autistico del titolo – in realtà la parola autistico nel romanzo non è contemplata – è Geert, concepito con un’inseminazione artificiale particolarmente naif, tanto che il padre viene identificato con una cannuccia: un concepimento strampalato del tutto coerente con una vita che prosegue bizzarra e stupefatta in compagnia della disinibita Janine. Il “bildungsroman” di Geert ha infatti ben poco di romantico: il nostro protagonista è cresciuto con una madre irresponsabile, vive accanto un negozio di oggetti usati, ragiona con una mentalità che è la caricatura della logica e che lo porta a smontare gli oggetti e poi a ricombinarli tra loro. Anche i rapporti con le donne e i coetanei, ammesso che di rapporti si possa parlare, sono condizionati dal “prendere le parole alla lettera”, con tutti i micidiali equivoci che ne scaturiscono. La vita di Geert sembrerebbe destinata a perpetuarsi sempre e comunque immersa una realtà parallela a quella dei comuni mortali, ma alcuni incontri sorprendenti cambieranno le cose e “l’autistico” si troverà proiettato, suo malgrado, ad esplorare il mondo fuori dal suo guscio: alcune adolescenti assatanate, un maiale di nome Sinatra e soprattutto un ostinatissimo piccione viaggiatore che innescherà una sequenza di eventi del tutto imprevedibili. L’inconsapevole maturazione del protagonista si accompagna con la scoperta di un’abilità straordinaria: il nostro si ritrova tra le mani un vecchio Stradivari del 1713 e da quel momento, per imitazione e proprio grazie al suo vizio di smontare e rimontare, riesce ad assemblare, dal legno dei divani, degli straordinari violini divenendo, a sua insaputa, un costruttore a dir poco leggendario.

Il romanzo, facile intuirlo, è un susseguirsi di vicende strampalate, pure ovvietà per chi prende tutto alla lettera e vive sorprendendosi dello stupore altrui, che racconta di un autismo mai esplicitato, magari pure caratterizzato qualche luogo comune (la genialità incompresa, i calcoli matematici altrettanto incomprensibili e via dicendo), ma senza insistere sugli aspetti drammatici della sindrome DSA, tipo il comportamento ossessivo compulsivo. Se la scienza medica del mondo reale non conosce ancora una cura per il disturbo di Geert, il romanzo risulta molto più rassicurante e, come anticipato, sarà proprio un anomalo e stupidissimo piccione a diventare la miglior medicina per ovviare all’incomunicabilità di un protagonista che, di pagina in pagina, si incammina per un percorso di emancipazione del tutto fuori dagli schemi. Di pagina in pagina il “Piccione” di Al Galidi si caratterizza per un nonsense che procede senza pause, con una scrittura in terza persona che sembra quasi voler imitare il racconto di un’epopea, dispensando sicuramente divertimento, ma che alla fin fine risponde benissimo agli intenti della collana “Altriarabi migrante”: quella che “descrive i lineamenti della nuova geografia culturale europea, tratteggia il nuovo tessuto sociale multiculturale, multietnico e plurireligioso di cui sono composte le nostre città. Raccoglie le opere di giovani autori europei con radici arabe: attraverso l’arte e la letteratura di queste opere riusciamo a decodificare la società contemporanea, a intuire e conoscere la vita che si nasconde dietro a un nome, senza fermarsi all’apparenza globalizzante della superficialità”.

Edizione esaminata e brevi note

Rodaan Al Galidi, (1971) è uno scrittore olandese di origine irachena. Tecnico specializzato, fuggì dalla sua nativa Iraq e arrivò nei Paesi Bassi nel 1998. Al Galidi scrive sia prosa e poesia in olandese, una lingua che ha imparato. Il suo romanzo De autist en de postduif (L’autistico ed il piccione viaggiatore) ha vinto il Premio dell’Unione europea per la letteratura.

Rodaan Al Galidi, “L’autistico e il piccione viaggiatore”, Il Sirente (collana “Altriarabi migrante”), Fagnano Alto 2016, pp.144. Traduzione di Stefano Musilli.

Luca Menichetti. Lankenauta, giugno 2016