Keret Etgar

All’improvviso bussano alla porta

Pubblicato il: 29 maggio 2013

Sherazade per non farsi uccidere dal sovrano Shahriyar inventa delle storie. Una al giorno per tanto, tanto tempo. Mille e una notte, per l’esattezza. Keret, in questo libro, fa più o meno lo stesso. Racconta delle storie per non farsi uccidere. A mettere in pericolo la sua vita sono tre strani individui che si ritrova in casa proprio nel racconto intitolato “All’improvviso bussano alla porta” che apre il libro e gli dà il titolo. L’ordine impartito è a dir poco perentorio: “Raccontami una storia“. E alla minaccia dell’uomo barbuto armato di pistola che viene dalla Svezia, si aggiunge quella di un sondaggista sefardita con revolver in mano e, poco dopo, quella di un fattorino della pizzeria disposto a fare a fettina il narratore. “Ad Amos Oz e a David Grossman non capiterebbe mai“. Ma tant’è. E il racconto ha inizio. Un racconto fatto di ben trentotto storie. Tutte relativamente brevi, considerando che si snodano per poco meno di 190 pagine.

In “All’improvviso bussano alla porta” c’è un po’ di tutto: da un “paese delle bugie” che sembra ispirarsi al Alice nel Paese delle Meraviglie riveduto e reinterpretato in salsa tragicomica ad una moglie che ricorda di essere sposata solo quando qualcuno l’avviso di essere diventata vedova; da un uomo che si ritrova forzatamente bambino per poter cenare con sua madre a quello che, seduto in un bar, aspetta tutte le mattine che entri un avventore con cui poter parlare, fingendo di essere qualcuno che non sa; dal russo misantropo che esprime desideri al suo pesce rosso all’agopuntore cinese che parla l’ebraico in modo un po’ strano. E questi sono solo alcuni dei numerosi personaggi che costellano le storie di Ergar Keret. Una miriade di esseri umani trattati in maniera ironica, persino irriverente. D’altro canto le anomalie, le abitudini, le nevrosi, le stranezze, le passioni e le fragilità umane possono essere particolarmente divertenti se raccontate nella maniera giusta. E Keret sa farlo.

I racconti che preferisco sono quelli in cui il grottesco si mescola al surreale. Penso a “Puntura”, ad esempio. La storia di una ragazza che, dopo essere stata punta dal suo compagno mentre veniva baciata, pensa che lui le stia nascondendo qualcosa. Per questo, “una notte, approfittando del fatto che Ziki dormiva a bocca aperta, tese delicatamente il dito sotto la sua lingua e la trovò: una piccola cerniera lampo. Una cernierina. Ma quando lei la tirò il suo Ziki si aprì come un’ostrica e da dentro spuntò Jurgen. A differenza di Ziki, Jurgen aveva un pizzetto, basette meticolosamente tagliate e non era circonciso. Ela lo guardò mentre dormiva, ripiegò in silenzio l’involucro di Ziki e lo nascose in un armadietto della cucina, dietro la pattumiera, dove teneva i sacchetti dell’immondizia“. Il tocco di genio di Keret, a mio avviso, arriva con “Il racconto migliore”. Scrivere dello scrivere è un approccio noto, ma un racconto che loda e pubblicizza se stesso, fino ad ora, non mi era mai capitato. Cos’ha di così particolare questo racconto? Il fatto che alla fine della lettura “verrà estratta a sorte una Mazda Lantis grigia metallizzata“, ma solo per chi l’avrà letto in modo corretto. E per chi non riuscisse a farlo, non ci sono problemi: “sarà sorteggiato un diverso modello di macchina, più economico ma non meno grigio né meno metallizzato, perché non se ne abbiano a male“.

“All’improvviso bussano alla porta” è un libro che si legge velocemente, con estrema levità e discreto piacere. La scrittura di Keret si muove agilmente tra tipi umani molto differenti e tutti possibili, anche quando appaiono inverosimili. Non c’è nulla di complicato né di artificioso in queste 38 storie. La combinazione tra ordinario ed assurdo, tra crudeltà e divertissement, tra burla e saggezza rende ogni racconto un’esperienza a sé, un microscopico viaggio all’interno di uno spazio umano sempre diverso e sempre sorprendente. La scrittura di Keret è spesso colloquiale e diretta, una soluzione che mantiene il suo stile asciutto e tagliente. La scelta di non chiudere mai veramente alcuna storia richiama alla mente alcuni giganti della narrativa, Carver in primis, anche se i racconti di Keret mantengono un’impronta originale ed autentica. La forza dei racconti di Keret sta in quella magica, armonica combinazione di humour, cinismo, stravaganza e normalità. Perché sembra proprio che in tutto quello che appare normale, comune, consueto possa nascondersi un dettaglio stra-ordinario, tanto stra-ordinario da divenire degno di essere raccontato.

Edizione esaminata e brevi note

Etgar Keret è nato nel 1967 a Tel Aviv. E’ uno scrittore molto famoso ed apprezzato, ma è anche regista e docente universitario. I suoi libri sono tradotti in decine di lingue e si sono guadagnati numerosi riconoscimenti internazionali. Oltre a diverse raccolte di racconti, Keret è anche autore di sceneggiature per fumetti, di un libro per bambini ed ha scritto anche per la TV. Nel 2007 il suo primo lungometraggio “Meduse”, realizzato assieme alla moglie Shira Gefen, ha vinto il premio Caméra d’Or al Festival di Cannes. In Francia, nel 2010, gli è stata attribuita l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere. I libri di Etgar Keret pubblicati in Italia: “Mi manca Kissinger” (1997), “Pizzeria kamikaze” (2003), “Papà è scappato con il circo” (2003), “Io sono lui” (2004), “Gaza Blues” (2005), “Abram Cadabram” (2008), “La notte in cui morirono gli autobus” (2010) e “All’improvviso bussano alla porta” (2012).

Etgar Keret, “All’improvviso bussano alla porta”, Feltrinelli, Milano, 2012. Traduzione di Alessandra Shomroni. Titolo originale: “Suddenly, a knock on the door”.

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