Ricapito Francesco

8350,6 Chilometri: Viaggio in Auto da Venezia a Lisbona – 7 – La Costa da Morte, Cabo Finisterre, Santiago de Compostela e lo Sconfinamento in Portogallo

Pubblicato il: 1 agosto 2016

Mappa Spagna

Camping poco fuori Viana do Castelo, Portogallo, 22 agosto 2015

Quando ci svegliamo il cielo è coperto, per il momento non piove ma potrebbe iniziare da un momento all’altro. Non ci scoraggiamo e andiamo lo stesso in spiaggia per qualche ora. Giorgia passeggia e cerca conchiglie, io leggo e sgranocchio qualche cracker. Un mio amico mi ha passato gli e-book del Trono di Spade e me li sto letteralmente divorando. L’istinto mi direbbe di fare anche un bagno, ma le fragorose onde oceaniche e il forte vento mi fanno desistere.

Ripartiamo, sempre verso ovest, sempre più in fondo all’angolo nord-occidentale della Penisola Iberica. In un paio d’ore siamo a Laxe, ennesimo pittoresco villaggio di pescatori della frastagliata costa galiziana: si caratterizza per una spiaggia molto larga con sabbia particolarmente bianca ed una bella chiesa gotica posizionata sopra un piccolo rilievo nei pressi del porto. Non ci sono molti turisti e l’atmosfera è quella sonnacchiosa e rilassata che abbiamo trovato anche negli altri borghi visitati nei giorni scorsi.

Scopriamo un bel ristorantino sul lungomare e ci dedichiamo alle gioie della gastronomia locale: SAMSUNG CAMERA PICTURESpulpo a la gallega, pezzettini di polpo con olio e peperoncino in polvere serviti su un pittoresco piatto di legno. La carne è morbidissima e il peperoncino è usato con moderazione. Accompagniamo il tutto con eccellenti crocchette di patate, un tortino di gamberi e salmone ed un vino bianco molto leggero e rinfrescante. Oltre a noi ci sono solo abitanti del posto, la nostra attenzione viene catturata in particolare da una coppia di signori piuttosto avanti con gli anni ma dotati di un appetito invidiabile ed anche una certa predispozione al vino.

Cercando di resistere al prevedibile abbiocco che ci colpisce dopo pranzo saliamo in macchina e ripartiamo. Questa zona di costa, che comprende gran parte della Galizia nord-occidentale, è caratterizzata da scogliere ripide, lunghi promontori, baie riparate e spiagge spazzate dal vento dell’Atlantico. Un tratto di costa infido e pericoloso per i naviganti e infatti i naufragi e le catastrofi qui si sono ripetuti per secoli. L’ultima è stata la petroliera Prestige, che affondò da queste parti nel 2002. Proprio a causa dei numerosi incidenti questa zona porta un nome che sembra venire da un romanzo di Salgari: Costa da Morte.

La nostra guida la descrive come ancora incontaminata, selvaggia e disseminata di belle spiagge, sembra esattamente il genere di luogo che potrebbe piacerci. I cartelli sono rari e dobbiamo affidarci soprattutto al nostro navigatore, Zita. Il paesaggio è molto mediterraneo, piante basse, pochi alberi e una generale impressione di siccità. La strada dapprima si restringe e poi diventa sterrata. Accogliamo i pochi cartelli con sospiri di sollievo e dopo diversi chilometri arriviamo alla meta: il Ceminterio dos Ingleses. Un cimitero commemorativo dove riposano le vittime di uno dei naufragi che hanno contribuito alla pessima fama della Costa da Morte. La sera del 10 novembre 1890 il vascello della marina imperiale britannica Serpent, con destinazione la Sierra Leone, si mise alla fonda in questa baia. Sfortunatamente le pessime condizioni del mare ruppero i cavi di ormeggio e la nave cominciò a sbattere violentemente contro gli scogli. Il capitano diede l’ordine di abbandonare la nave e la confusione che ne risultò portò alla morte di quasi tutto l’equipaggio, su 175 membri infatti, solo tre furono i superstiti.

SAMSUNG CAMERA PICTURESUn basso recinto di pietre accoglie le tombe di questi 172 sfortunati, un altro recinto interno e più piccolo è riservato alle tombe del capitano e degli ufficiali. Sugli scogli intorno centinaia di visitatori hanno deciso di lasciare un omaggio costruendo piccoli “omini” di pietre: centinaia di semplici mucchietti di sassi, alcuni alti pochi centimetri, altri anche più di un metro, che creano un effetto molto suggestivo. La scelta di seppellire qui le vittime del naufragio venne probabilmente presa per motivi di praticità, ma a me piace vederci anche un messaggio: la bellezza incontaminata della costa da una parte e il rombo continuo dell’Oceano dall’altra ricordano che la natura può essere splendida e generosa, ma anche spietata e mortale.

Proseguiamo e poco più avanti c’imbattiamo in una spiaggia che ci convince a fermarci. Oltre a noi ci saranno al massimo altre dieci persone, sulla destra una serie di scogli funge da confine con la spiaggia successiva, sulla sinistra si vede in lontananza un promontorio roccioso con un faro all’estremità. La sabbia è molto chiara, il vento è piacevole e rende l’aria respirabile nonostante il sole cocente. L’Oceano sembra tranquillo ma più ci si avvicina e più si capisce che in verità anche in condizioni di calma la forza delle sue onde non va sottovalutata. Provo a tuffarmi ma non riesco ad andare oltre dieci metri dalla riva per paura di essere trascinato via dal risucchio delle onde, mi diverto comunque a saltarci sopra e questa volta anche Giorgia si unisce a me.SAMSUNG CAMERA PICTURES

Riposiamo per qualche ora cercando di abbronzarci per fare invidia ad amici e parenti una volta tornati a casa. Ripartiamo a malincuore, se non avessimo paura dei controlli della polizia saremmo tentati di piantare la tenda qui e passare la notte in spiaggia.

In meno di mezz’ora raggiungiamo il faro di Cabo Vilàn, quello che vedevamo in lontananza dalla spiaggia. Nell’edificio adiacente si trova un piccolo museo dedicato ai fari e ai naufragi della Costa da Morte. Come per gli altri promontori visitati negli ultimi giorni, anche da qui il panorama è mozzafiato. Ormai sta diventando quasi un’abitudine trascorrere i pomeriggi tra fari e viste spettacolari. Da quando siamo arrivati a San Sebastián l’Oceano è stato una sorta di linea guida, un punto di riferimento da seguire e sulle cui sponde fermarsi la sera per riposare ed ammirare il tramonto.

Non è troppo tardi e decidiamo così di fare un sofferto taglio e superare un considerevole tratto di costa per guadagnare tempo e raggiungere già oggi uno dei luoghi che avevo posto come “obbligatori” all’inizio del viaggio: Cabo Finisterre. Intorno alle ventuno siamo ormai quasi arrivati e per puro caso troviamo un grande campeggio dove decidiamo di fermarci. Montiamo la tenda e sistemiamo i sacchi a pelo a tempo record e poi ripartiamo alla volta del Capo, non vogliamo perderci lo spettacolo del tramonto.

La strada è facile da trovare, passiamo il piccolo villaggio di Finisterre e dopo pochi chilometri siamo arrivati. Parcheggiamo lungo la strada, come hanno fatto tutti, e proseguiamo a piedi. Una passerella di cemento porta ad un edificio dal quale spunta un basso faro. Oltre a questo, un prato scosceso che man mano declina fino a diventare una parete verticale.

Di per sé Cabo Finisterre non è che uno dei tanti promontori a picco sull’Oceano tipici della Galizia. Ciò che lo rende speciale è il fatto che sia la meta di una variante del Camino de Santiago: partendo da Santiago de Compostela infatti i pellegrini possono percorrere altri 86 chilometri e concludere il loro viaggio qui, con la consapevolezza di non poter andare più ad ovest. La tradizione vorrebbe che una volta giunti qui i pellegrini brucino alcuni dei vestiti usati durante il viaggio, per esempio dei calzini o una maglietta. SAMSUNG CAMERA PICTURESLessi di questo luogo diversi anni fa, poco prima di partire con gli scout per percorrere un tratto del Camino e da allora mi sono sempre ripromesso di andarci. Fa parte di una personale lista di luoghi al quale sono magari passato vicino, ma che non sono riuscito a visitare. Mi piace chiamarli “conti in sospeso” e al momento gli altri sono Cabo da Roca, vicino a Lisbona, l’Iran, Istanbul, il lago di Loch Ness ed un monte sacro al centro all’Azerbaigian.

In mezzo al prato c’è una sorta di traliccio alto parecchi metri e riadattato a “santuario” dei pellegrini: ai suoi piedi infatti vi si trovano pezzi di stoffa, messaggi scritti su foglietti di carta, scarpe, bastoni, guanti, cappelli e quant’altro. Noto una scarpa appesa per un laccio al quale è stato attaccato un bigliettino con scritto:”ever tried, ever failed, no matter, try again, fail better”. Traducibile con: ”ho provato, ho fallito, non importa, riproverò, fallirò meglio”. (una citazione che poi scoprirò essere di Samuel Beckett). Un’altra scarpa porta una scritta sulla suola:”Son tus heullas el camino”, “sono le tue orme il cammino”, un’altra citazione, questa volta da una poesia di Antonio Machado.

SAMSUNG CAMERA PICTURESChissà chi le ha lasciate là, come mai hanno scelto queste citazioni? Cosa li ha spinti a percorrere il Camino? Sono le stesse domande che si potrebbero fare ai numerosi pellegrini che ci sono qui stasera. Sono facili da riconoscere, portano abiti sportivi spesso consunti, hanno la faccia e le braccia abbronzate e si muovono con passo malfermo, probabilmente a causa delle vesciche sui piedi. Mi sento quasi in colpa per essere arrivato qui comodamente in auto, mi pare quasi di non meritarmi lo spettacolo che il tramonto ci sta offrendo.

Alcuni pellegrini seguono la tradizione ed effettivamente bruciano sulle rocce le loro magliette o i loro calzini, alcuni in gruppo altri invece da soli. Incrocio quattro ragazze italiane che zoppicando se ne stanno andando, una di loro esclama:”e adesso come faccio a tornare alla vita normale?” Io del Camino ho fatto solo gli ultimi cento chilometri ma penso di poter capire cosa intende. Il mondo del viaggio, della strada da percorrere e dei nuovi posti da visitare, è irrimediabilmente diverso dalla vita quotidiana e permette di vedere tutto da un punto di vista diverso. Ecco perché tendo a diffidare di quelli che dicono “vado in India un mese a trovare me stesso”, o “parto per un anno a cercare il senso della mia vita”. Viaggiare può aiutare ad avere una prospettiva diversa, ma se uno parte per risolvere un problema, quello sarà ancora là una volta tornato. Si viaggia per lavoro, per divertimento, per curiosità, per riposarsi, per imparare e per mille altri motivi, ma non si viaggia per capire chi si è, quella è una cosa che va capita a mente lucida.

Mi siedo a respirare l’aria di mare, Giorgia è poco più avanti, rivolta verso il sole, non vado a disturbarla. Aspettiamo che il sole sia scomparso del tutto e poi torniamo all’auto, senza però prima fare una foto alla lapide col simbolo della conchiglia del Camino de Santiago che indica il chilometro zero. Mi allontano con la sensazione di aver levato un posto dalla lista dei “conti in sospeso”, ma anche di averne aggiunto un altro a quella delle “cose da fare una volta nella vita”, ossia tutto il Camino, dai Pirenei fino a Finisterre.

Sulla via del ritorno siamo entrambi piuttosto pensierosi, alla radio ci accompagna Sting con Fields of Gold, una ballata romantica e dal sapore celtico che si adatta perfettamente al nostro stato d’animo.

Arrivati in campeggio è ormai quasi buio. La pratica ci ha reso più esperti rispetto a quando siamo partiti e senza troppe difficoltà riusciamo a prepararci la cena con il solo ausilio delle torce. Per festeggiare la giornata piena di soddisfazioni apriamo una bottiglia di vino bianco galiziano comprata qualche giorno fa. Un vino leggero e fruttato che forse a causa della stanchezza ci va dritto in testa e nelle gambe. Con uno sforzo notevole riesco a lavare i piatti e poi uso le ultime energie per distendermi sul materassino. Giorgia dopo giorni di tentativi riesce a spegnere la lampada da tenda appesa al soffitto usando solo i piedi, un altro obiettivo raggiunto.

Per fortuna il vino non presenta effetti collaterali la mattina seguente e ci alziamo senza troppi problemi. Volevamo passare qualche ora in spiaggia, ma il tempo nuvoloso ce lo sconsiglia, di conseguenza smontiamo la tenda e puntiamo dritti sulla città più famosa della Galizia: Santiago de Compostela. La parola Santiago si riferisce all’apostolo San Giacomo, il quale si crede abbia predicato in questa regione e il cui corpo venne trasportato qui dalla Palestina dove egli era tornato. Compostela invece viene dal latino campus stellae, secondo la tradizione nell’814 un frate chiamato Pelayo venne guidato da una stella su un campo dove si trovava la tomba del santo, da secoli andata perduta. Il re Alfonso II decise di far costruire in quel luogo una chiesa in onore dell’apostolo e da allora i pellegrini iniziarono ad affluire in massa da tutta l’Europa.

Giornata nuvolosa, agosto inoltrato, meta molto famosa, ovviamente la città è piena di turisti. Il traffico è intenso ma troviamo un parcheggio sotterraneo molto vicino al centro storico. Io sono già stato a Santiago con gli scout e ho vissuto l’emozione di arrivarci da pellegrino, se non fosse stato per Giorgia che giustamente vuole vederla sarei passato oltre. SAMSUNG CAMERA PICTURESOvviamente tutto gira intorno alla gigantesca cattedrale: l’edificio è stato costruito nel corso dei secoli e racchiude in sé diversi stili architettonici. Le statue, le guglie, le colonne, i dettagli, i bassorilievi sono innumerevoli e, come tutti i grandi monumenti, si ha sempre l’impressione di vederla solo in parte e mai nella sua interezza. La facciata principale, che dà sulla grande Praza do Obradoiro è attualmente in restauro e quindi l’ingresso e spostato su una porta laterale. Vista la lunga coda decidiamo di andare prima a prendere qualcosa da mangiare e poi metterci in fila.

L’interno non è meno sontuoso dell’esterno, l’altare principale rigurgita oro, probabilmente razziato dalle colonie sudamericane e ai suoi piedi si trova il Botafumeiro: un gigantesco turibolo alto un metro e mezzo e collegato col soffitto da un sistema di carrucole. A partire dal XII secolo venne utilizzato per coprire l’odore dei pellegrini che spesso si accampavano nella cattedrale. Oggi è più un’attrazione turistica e viene azionato solo nelle celebrazioni solenni. Durante la mia prima visita a Santiago ho avuto la fortuna di vederlo in funzione durante la messa che ogni giorno viene celebrata per i pellegrini. Un gruppo di circa cinque frati lo issa tramite un sistema di corde collegate alle carrucole e poi lo fa oscillare. L’oscillazione avviene parallelamente all’altare e raggiunge angolazioni impressionanti, fino quasi a toccare il soffitto della navata. Qui però sono ben visibili grosse zone dove l’intonaco è scrostato, segni evidenti che ogni tanto i frati fanno qualche errore di calcolo. Il ricordo di quella Messa, dedicata ai pellegrini, quindi anche a noi, è ancora vivo e il trovarsi là con centinaia di persone che avevano camminato e faticato per arrivare qui mi ha veramente fatto provare un senso di vicinanza e di comunione molto forte.

Usciamo e passeggiamo per le vie del centro, riconosco alcuni posti e mi viene qualche attacco di nostalgia. SAMSUNG CAMERA PICTURESC’è troppa gente in giro per i nostri gusti e allora ripartiamo. Vorremmo esplorare ancora qualche altro angolo della Galizia ma sentiamo che è giunto il tempo di proseguire il nostro viaggio e di sconfinare in Portogallo. Prendiamo l’autostrada per essere più veloci ed arrivare prima di sera, un cartello ci conferma che siamo arrivati in terra lusitana e questo  significa che entriamo nel fuso orario di Greenwich, cioè un’ora in meno rispetto all’Italia. Ma come mai la Spagna, che si trova anch’essa lungo il meridiano di Greenwich, ha invece la stessa ora di Italia, Francia e Germania? Si tratta di un’anomalia che risale al 1942, quando Francisco Franco decise di adottare la stessa ora di Berlino e Roma in segno di simpatia verso Hitler e Mussolini. La cosa non cambiò dopo la guerra, col risultato che ancora oggi nei giorni estivi in Spagna il buio arriva oltre le dieci di sera, ed ecco spiegato come mai pranzi e cene abbiano orari così tardivi. Negli ultimi anni il dibattito sul far tornare il paese all’orario di Greenwich è stato molto acceso, ma per il momento non sembra che ci sarà un cambiamento a breve termine. Il Portogallo invece utilizza l’orario di Greenwich e questo per noi vuol dire che non potremo più contare sulla luce del sole fino alle dieci di sera, cosa che si era dimostrata piuttosto utile.

Entriamo nella regione del Minho, la più settentrionale del Portogallo, famosa principalmente per la produzione del vinho verde, un vino bianco dalle sfumature verdi. Seguiamo l’autostrada parallela alla costa, chiamata Costa Verde, e arriviamo alla cittadina medievale di Viana do Castelo, dove capiamo subito che oggi non è un giorno come gli altri. Il traffico è ai limiti del sostenibile e leggendo la guida ne capiamo il motivo: in agosto questa cittadina ospita una delle feste più celebri di tutta la regione, la Romaria de Nossa Senhora d’Agonia, festa della Madonna Addolorata. Questa dura tre o quattro giorni e prevede processioni religiose, sfilate di carri allegorici e naturalmente innumerevoli punti di ristoro e mercatini tradizionali. Una sorta di Carnevale estivo.

Giriamo per un’ora in cerca di un parcheggio e abbiamo modo di vedere che in quanto a fantasia sul dove lasciare l’auto i portoghesi sanno il fatto loro. Finalmente troviamo un posto e ci dirigiamo verso il centro. Arriviamo in una strada bloccata da transenne, oltre le quali sta passando una sfilata di carri. A ritmo lento ma costante SAMSUNG CAMERA PICTURESne passano diverse decine, raffigurano soprattutto scene storiche e rurali, galeoni che partono verso le Americhe, fortezze sorvegliate da armigeri, un gruppo di boscaioli, contadini nei campi, mulini. Un carro addirittura ospita una griglia dove viene cucinato del pesce fresco. Ogni tanto passa pure qualche banda, molte di queste sono composte solo da tamburi ed una si ferma proprio davanti a noi, eseguendo una coreografia assordante con movimenti quasi tribali, una sorta di haka locale.

La sfilata sembra non finire più e alla fine, stanchi di stare fermi, cerchiamo una via verso il centro. Arriviamo al porto: Viana non dà direttamente sull’Oceano ma è riparata da una striscia di terra e il suo porto si trova sulla foce del fiume Limia. Camminiamo di fianco ad un lungo canale secondario, dove sono stati allestiti numerosi banchetti, gastronomici e non. Non ci sono molte differenze rispetto alle grandi sagre di paese italiane, vediamo negozietti etnici molto simili e con l’ovvia eccezione del cibo che servono, anche i banchetti gastronomici sono simili. Gli odori sono inebrianti, la folla rumorosa ma in modo diverso a quella spagnola, il portoghese è una lingua meno chiassosa e più musicale.

Optiamo per un capiente bicchiere di ottima sangria ed una bifana: un semplice panino con carne fritta. Qualche anno fa ho visitato Lisbona e ricordo di essermi innamorato di questo piSAMSUNG CAMERA PICTURESatto della tradizione portoghese. Siamo entrambi d’accordo che si tratta del modo giusto per festeggiare il nostro arrivo in Portogallo. Quando ci rialziamo capiamo che la sangria forse era meno leggera di quel che sembrasse. Ormai la parata è finita e così camminiamo lentamente per il centro mentre la folla comincia a disperdersi. L’ufficio turistico è chiuso e quindi non possiamo chiedere informazioni sui campeggi della zona.

Facciamo l’errore tattico di ripartire quando ancora il traffico in uscita dalla città è troppo intenso e come se non bastasse abbiamo bisogno di due tentativi per capire come salire sul ponte che attraversa il fiume e continuare così lungo la costa, dove speriamo di trovare un campeggio.

Anche oggi la fortuna ci assiste, ne troviamo uno quasi subito, è quasi al completo ma non costa molto. In generale il Portogallo per ora mi sembra più economico della Spagna. Pure oggi vorremmo ammirare il tramonto sull’Oceano ma inspiegabilmente l’accesso alla spiaggia è chiuso.

Ci viene data una piazzola in unSAMSUNG CAMERA PICTURESa zona ombrosa sotto dei pini, montiamo la tenda e appendiamo i nostri asciugamani che ormai sono bagnati da giorni. Una cena leggera e poi andiamo a letto mentre comincia a scendere una pioggia leggera che ci costringe a rimettere in macchina gli asciugamani, non è destino che si asciughino.

Links:

https://it.wikipedia.org/wiki/Finisterre_(Spagna)

https://it.wikipedia.org/wiki/Santiago_di_Compostela

https://it.wikipedia.org/wiki/Viana_do_Castelo

Francesco Ricapito       Luglio 2016