Ricapito Francesco

Reportage dall’Azerbaigian: Yanar Dag, la Montagna di Fuoco

Pubblicato il: 29 novembre 2014

Azerbaigian mappa

“Yanar Daĝ” in azero significa “montagna che brucia”, si tratta di una delle principali attrazioni turistiche dell’Azerbaigian, si trova a poca distanza da Baku ed è senza dubbio un raro e bizzarro fenomeno naturale che vale la pena visitare. Yanar Daĝ è a nord di Baku, per arrivarci si può prendere un taxi direttamente dal centro città. Con trenta manat (trenta euro) dovreste essere in grado di andare e tornare, anche se può capitare che l’autista non conosca bene la strada. Se invece desiderate risparmiare e non volete andare in giro con un tassista impaziente che, una volta arrivati, vi farà fretta per riportarvi indietro il prima possibile, potete prendere un autobus. La scelta migliore è senza dubbio il numero 147, che ha il capolinea davanti all’entrata del sito e passa per “Azadliq”, la penultima stazione della linea verde della metropolitana. Il costo è di trenta qəpik (trenta centesimi) e il tragitto dura circa mezz’ora, a seconda del traffico, che può essere assai intenso in questa zona. Come per tutti gli autobus, non esiste un orario prestabilito, l’unica cosa che si può fare è andare ad una delle fermate ed aspettare. Il mezzo non brilla per la sua velocità. Oltre al già citato traffico e alla certo non giovane età della maggior parte dei veicoli, va aggiunta l’usanza locale di fermarsi lungo ogni punto del percorso per far salire o scendere i passeggeri. Ovviamente esistono delle fermate prestabilite e che tutti conoscono, tuttavia è più che normale che l’autobus si fermi quando qualcuno dalla strada allunga il braccio per segnalare la sua intenzione di salire.

Per poter scendere in un punto qualsiasi basta dirlo all’autista, se non ci si trova nelle sue vicinanze in genere basta battere la monetina con cui si vuole pagare la corsa contro un finestrino, infatti non esistono biglietti e si paga direttamente quando si scende. Questo sistema, per quanto comodo e se vogliamo caratteristico e affascinante agli occhi di uno straniero, contribuisce senza dubbio alla proverbiale flemma degli autobus azeri. Questa lentezza dà l’occasione per poter osservare con cura il paesaggio circostante: nel caso del bus 147 si nota il passaggio dalla periferia vera e propria, fatta di palazzoni giganti e quartieri affollati, a quella costituita da piccoli paesi che si trovano lungo il confine della città e che probabilmente saranno presto parte della capitale stessa. Visto che ci si trova fuori del centro urbano e nel territorio della penisola di Abseron, su cui appunto sorge Baku, è normale vedere pozzi petroliferi un po’ dovunque. Noi italiani non siamo abituati a vedere queste strutture, visto che non abbiamo tale combustibile, qui invece il sottosuolo ne è piuttosto ricco, in particolare nella penisola di Abseron, le cui risorse sono state tra le prime al mondo ad essere sfruttate alla metà del XIX secolo. Questa utilizzazione senza scrupoli e di lunga data ha creato gravi danni all’ambiente, ormai compromesso gravemente. Le distese dei pozzi petroliferi sono talmente brutte da avere un loro oscuro fascino: chilometri e chilometri di terreno quasi del tutto spoglio a causa delle perdite di petrolio dalle tubazioni, su cui si vedono innumerevoli pozzi, con le loro pompe che lentamente vanno su e giù estraendo il prezioso liquido. Passeggiare per uno di questi campi petroliferi può essere una buona occasione per scattare belle foto, tuttavia è bene stare attenti perché si rischia di essere multati: alle autorità locali non piace che gli stranieri vedano questo lato “brutto” del paese. Una vera stravaganza di queste zone è costituita dai pozzi petroliferi posizionati tra le case. In genere sono più piccoli del normale e da lontano, grazie alle dimensioni ridotte e alla vernice blu chiaro con cui sono stati dipinti, sembrano dei giochi per bambini, come altalene o scivoli.

Il tutto appare bizzarro agli occhi di uno straniero: siamo abituati a vedere foto di pozzi petroliferi in mezzo al deserto o in mezzo al mare, di certo non ci aspetteremmo di trovarne in un quartiere abitato. Tornando alla nostra meta, l’autobus arriva proprio davanti all’entrata del sito: una sbarra e una piccola biglietteria segnano l’ingresso. Il biglietto costa tre manat (tre euro), due per gli studenti. Bisogna camminare dritti per cinquanta metri fino al vecchio edificio che, secondo le guide turistiche, è una casa da tè, girare a sinistra e poi di nuovo a destra quando l’edificio finisce: Yanar Daĝ è praticamente una piccola collina, su uno dei suoi versanti si trova un fronte di fiamme lungo circa dieci metri e alto due che brucia in continuazione. Questo fenomeno è causato dal gas naturale, che dal sottosuolo risale fino alla superficie. L’Azerbaigian è famoso per la produzione di petrolio, ma pochi sanno che ha anche riserve di gas naturale, non molte, si tratta di circa lo 0,5 % delle riserve mondiali, ma sono comunque sufficienti per farne un paese esportatore. La grande quantità di queste risorse nel sottosuolo causa spesso dei fenomeni naturali piuttosto rari, come i vulcani di fango di Qobustan o appunto questo tipo di fiamme spontanee. La storia del modo in cui queste fiamme hanno iniziato ad ardere è piuttosto buffa: si racconta che nel 1958 un pastore locale di passaggio gettò per terra un mozzicone di sigaretta, il cui calore fece accendere il gas che filtrava dal sottosuolo, scatenando così le fiamme, che da allora non si sono più spente.

Non si tratta di un fenomeno isolato o unico nel suo genere qui in Azerbaigian: altri casi di “montagne di fuoco” sono presenti in varie zone del paese, ma questo è sicuramente il più accessibile e il più famoso. Tali manifestazioni erano state scoperte già nell’antichità ed erano considerate segno di un luogo sacro: lo Zoroastrismo infatti, la religione dominante qui prima dell’arrivo dell’Islam, considerava il fuoco un elemento divino e fonte di vita. Celebre è per esempio il tempio chiamato “Ateshgah”, poco distante da Baku, che venne costruito intorno ad un altro punto in cui il gas naturale proveniente dal sottosuolo creava fiamme spontanee. Anche Yanar Daĝ è considerato sacro da coloro che ancora seguono questa religione e a volte vengono qui in pellegrinaggio. L’importanza del fuoco nella tradizione azera è riscontrabile in molti elementi: lo stesso nome “Azerbaigian” sembra derivi dalla fusione di tre parole turche, che messe insieme assumono il significato complessivo di “l’anima dei nobili guerrieri del fuoco sacro”, lo stemma della nazione ha al centro una fiamma e dei motivi simili a fiamme sono spesso usati nei tappeti, la cui produzione fa parte della tradizione nazionale. Spostandosi verso il contemporaneo vanno citate le “Flame Towers”, un complesso di tre grattacieli a forma di fiamma, che è stato recentemente costruito nel centro di Baku. Va pure nominato lo slogan ufficiale usato per la promozione turistica: “Azerbaijan, land of fire – Azerbaigian, la terra del fuoco”. Se questo slogan non vi è nuovo è perché probabilmente l’avete già visto sulle maglie della squadra di calcio dell’Atletico Madrid, il cui sponsor è appunto il governo azero. Come dicevamo le fiamme si trovano alle pendici di una piccola collina, davanti ad esse c’è un piccolo piazzale, con degli scalini che portano alla casa da tè di fronte.

Su entrambi i lati delle fiamme vi sono altri scalini, con cui si può arrivare sulla cima della collina. Davanti alle lingue di fuoco è stato creato un piccolo piazzale di cemento, che ricopre la superficie fino a pochi centimetri dalle fiamme. Qualunque fosse lo scopo del cementificare quello spazio, chiaramente non ha contribuito a migliorare l’estetica del luogo. Nell’aria si avverte un notevole odore di gas, trovandosi in una stretta conca inoltre spesso spira il vento, che fa danzare le fiamme in modo vivace creando forme cangianti. Potete sedervi su uno dei tavoli che si trovano vicino al vecchio edificio e chiedere un tè. Buona parte delle guide turistiche sconsiglia di farlo in quanto potrebbe venirvi a costare dieci manat (dieci euro) e mezz’ora di attesa. Di fianco alla casa da tè, si trova un piccolo edificio, dall’aspetto assai nuovo, dove è possibile comprare qualche souvenir, una cosa piuttosto rara da vedere in Azerbaigian. Nelle foto di questo luogo visibili nel web le fiamme sembrano decisamente più alte, d’altronde, come è già successo nel tempio di “Ateshgah”, la pressione del gas lentamente s’indebolisce facendo così diminuire l’ampiezza delle fiamme. Nel complesso, è difficile non riuscire a pensare che questo sarebbe un luogo perfetto per una grigliata di Ferragosto. Dopo aver osservato le fiamme per qualche minuto e aver scattato le foto di rito, può essere interessante salire gli scalini che portano alla cima della collina per osservare il paesaggio circostante.

Colpisce vedere come il rilievo e i suoi dintorni siano coperti da un timido e sottile manto d’erba verde, che contrasta con il terreno fondamentalmente spoglio osservato arrivando con l’autobus. In lontananza è possibile vedere la costa nord della penisola di Abseron, dal lato opposto invece s’intravedono i grandi palazzi abitativi della periferia di Baku. Se avete tempo e voglia fatevi una breve camminata sulle due piccole colline vicine. Di fianco a Yanar Daĝ si trova un piccolo stabilimento industriale che probabilmente è un compattatore di rifiuti o simili e pure questo la dice lunga sulla considerazione locale riguardante i luoghi potenzialmente turistici. Se volete potete anche camminare lungo la strada che l’autobus ha percorso all’andata: è un bel modo di guardarsi attorno, osservare da vicino le case e districarsi tra le numerose tubature che corrono di fianco alla strada. Quando siete stanchi potete semplicemente fermare il primo autobus che passa. Nonostante la Penisola di Abseron sia ormai quasi irrimediabilmente danneggiata dallo sfruttamento delle sue risorse, è comunque un luogo colmo di storia e di fenomeni interessanti da vedere. Yanar Daĝ ne è probabilmente l’esempio più lampante: nascosto tra le tubature e gli impianti industriali, posto alle pendici di un’insignificante collina e coperto alla vista da un edificio praticamente in rovina, è pur sempre un fenomeno naturale bizzarro, di quelli raramente così accessibili e facili da visitare.

Per approfondire:

http://nextme.it/scienza/natura-e-ambiente/7678-yanar-dag-montagna-che-b…

http://it.wikipedia.org/wiki/Zoroastrismo

Francesco Ricapito, novembre 2014