Ricapito Francesco

8350,6 Chilometri: Viaggio in Auto da Venezia a Lisbona – 10 – Cabo da Roca il Punto più ad Ovest del Continente, Sintra, la Città delle Favole e Lisbona

Pubblicato il: 25 agosto 2016

Mappa PortogalloPensione in Praça dos Restauradores, Lisbona, Portogallo, 29 agosto 2015

Finalmente oggi non ci svegliamo con la pioggia che batte sulle pareti della tenda e possiamo quindi ripiegarla quasi del tutto asciutta. Siamo però ancora bersaglio delle formiche che durante la colazione si fanno piuttosto aggressive. Lasciamo il campeggio e continuiamo verso sud, lungo la bella costa portoghese. La strada spesso ci offre panorami notevoli sulle scogliere e capita anche di vedere piccole nubi che, scontrandosi con la costa, creano effetti di luce molto particolari.

Dopo pochi chilometri arriviamo a Foz do Arelho, amena località balneare posizionata lungo un largo estuario. La spiaggia è molto ampia ma per il momento decidiamo di non fermarci. Proseguiamo facendo il giro dell’estuario, che per ampiezza potrebbe essere paragonato ad un lago. Non ci sono molti turisti, ci sono però tante piccole barche di pescatori locali che ondeggiano pigramente sull’acqua.

Arriviamo alla località di Baleal, dalle parti della città di Peniche, una zona famosa per le lunghe spiagge sabbiose particolarmente indicate per il surf. Qui la situazione è ben diversa da Foz do Arelho: i villeggianti sono parecchi e fatichiamo a trovare un parcheggio. Quando finalmente ci riusciamo andiamo a sistemarci nella vicina spiaggia e ci rilassiamo. Qui le onde sono più piccole e permettono di fare il bagno, si tratta di una zona molto adatta alle famiglie. La sabbia è chiara e l’acqua di un blu acceso.

Dopo un paio d’ore siaSAMSUNG CAMERA PICTURESmo già di nuovo in marcia verso il vicino Cabo Carvoeiro, punto estremo del promontorio dove è situata la città di Peniche. Visto il gran numero di persone decidiamo di non azzardarci ad entrare in città e ci accontentiamo di seguire la strada che fa il giro del promontorio. A Cabo Carvoeiro troviamo un faro ed una vista eccezionale sugli scogli intorno. In lontananza s’intravedono pure le Ilhas Berlengas, un piccolo arcipelago dichiarato riserva naturale.

Facciamo una rapida spesa al supermercato e continuiamo la nostra marcia verso sud, sempre lungo la costa. Ci fermiamo a pranzare in una spiaggia ventosa ma scenografica, stavolta le onde sono di nuovo troppo alte per poter azzardare un bagno.
Continuiamo anche dopo pranzo e arriviamo ad Ericeira, rinomata per le spiagge ma soprattutto per i ristoranti di pesce. Pure qui i turisti sono troppi per i nostri gusti, per fortuna troviamo una spiaggia più isolata poco fuori città; si chiama Praia da Ribeira d’Ilhas e fa parte del circuito mondiale del surf professionistico. Sarà SAMSUNG CAMERA PICTURESlunga meno di mezzo chilometro ed è delimitata da due alte scogliere. Ci si accede tramite passerelle che la collegano al parcheggio attiguo. Passiamo qualche ora a guardare i surfisti cavalcare le onde, desiderando un giorno d’imparare anche noi.

C’è ancora tempo per macinare altri chilometri e così decidiamo di raggiungere già oggi quella che in verità è la vera destinazione del viaggio: Cabo da Roca, il punto più occidentale del continente Europeo.

Non ricordo esattamente il giorno, ma è stato durante l’anno della terza media che mi è venuta per la prima volta l’idea di raggiungere Lisbona in auto partendo da Venezia. Pochi anni dopo ho saputo dell’esistenza di Cabo da Roca e il pensiero di poter arrivare in auto nel punto più ad ovest di tutto il continente mi ha subito SAMSUNG CAMERA PICTURESaffascinato. Mi sarebbe piaciuto portare a termine questo piano l’estate della maturità, ma non avevo trovato nessuno disposto ad accompagnarmi e inoltre i miei genitori non mi avrebbero mai affidato l’auto. Per qualche tempo ho pensato di farlo durante l’estate in cui mi sono laureato ma gli eventi mi hanno poi portato a lavorare come animatore in Egitto. L’anno dopo è successa una cosa molto simile e, pur avendo risorse e tempo, alla fine mi sono ritrovato a fare uno stage in Tunisia. Quest’anno finalmente si è presentata l’occasione giusta: tempo, qualche risparmio avanzato dalla borsa di studio, un’auto a disposizione, una laurea da festeggiare ed un’ottima compagna di viaggio, e ora finalmente ci siamo quasi, sto per realizzare un progetto che ho avuto per buona parte della mia vita e che spesso ho pensato che non avrei mai portato a termine.

Giorgia, da persona intelligente qual è, capisce la situazione e mi lascia guidare gli ultimi chilometri, nel frattempo cerca anche di trovare la giusta canzone per questo momento. Tenta con Brian Adams e le sue ballate romantiche molto anni Ottanta, ma stavolta la colonna sonora più adatta sono il canto del motore, il rumore delle ruote sull’asfalto e il sibilo del vento che entra dai finestrini aperti.

Seguiamo la statale che passa dalle parti di Sintra, che visiteremo domani, e poi prendiamo la secondaria che porta di nuovo verso la costa. Una strada piena di curve e saliscendi. L’impazienza di arrivare cresce e gli ultimi chilometri scorrono via veloci finchè dopo una curva particolarmente stretta vediamo un grande cartello blu che dice che siamo arrivati: “Cabo da Roca”.

Accosto e parcheggio l’auto di fianco al cartello per scattare qualche foto, molti visitatori hanno attaccato sul cartello degli adesivi e la scritta si legge a malapena. SAMSUNG CAMERA PICTURESIl sole è proprio davanti a noi e già da qui la vista è eccezionale. Poco oltre la strada continua fino ad un grande faro con annesso un centro visitatori e un parcheggio. Un sentiero porta poi al limitare del promontorio. Il caso, il karma, la divina Provvidenza, il dio dei viaggiatori o qualsiasi altra entità superiore, forse per premiarci dei chilometri percorsi ci fa trovare parcheggio nella piazzola più vicina al sentiero, quella più ad ovest di tutte. A meno di non superare il muretto che separa il parcheggio dal prato, nessuno può andare più in là con l’auto. Spengo il motore, il contachilometri segna 4269,6 chilometri, la distanza percorsa dal garage di casa mia fino a qui.

Scendiamo ed imbocchiamo il sentiero. Poco più avanti c’è una colonna di pietra sormontata da una croce. Una lapide nella colonna riporta latitudine, longitudine e le parole del poeta Luis Vaz de Camões, che definì questo luogo come “Aqui…Onde a terra se acaba e o mar comença”, “Qui…dove la terra finisce e il mare comincia”.SAMSUNG CAMERA PICTURES

Un muretto di pietra funge da limite prima del baratro di diverse decine di metri che finisce solo con l’Oceano. Come ormai da tradizione in questo viaggio, siamo arrivati al tramonto, giusto in tempo per goderci lo spettacolo. Ci sediamo sopra il muretto, apriamo due birre prese apposta per quest’occasione e con la lentezza e la serietà delle grandi occasioni brindiamo al nostro viaggio, alla strada fatta e a quella da fare, ai posti visitati e a quelli da visitare, ma soprattutto brindiamo a noi, per avercela fatta e per aver permesso ad entrambi di fare un’esperienza che un giorno saremo fieri di raccontare ai nostri nipoti. La birra è calda, ma non importa, in quel momento è comunque la più buona del mondo.

La vista è stupenda e a questa va aggiunta la consapevolezza di trovarsi all’estremo limite di un intero continente, davanti a noi solo acqua per migliaia di chilometri, ci si sente piccoli e quasi intimoriti.

Dopo le foto di rito andiamo al centro visitatori: qui chi vuole può farsi dare un certificato che attesta che si è raggiunto il punto più occidentale del continente. Un signore molto gentile scrive i nostri nomi con un elegante calligrafia, gli chiedo di aggiungere anche “Venezia -Cabo da Roca, 10/08/2015 – 28/08/2016, 4269,6 km per avere così un bel souvenir di quest’avventura.

Potremmo stare qui delle ore a riflettere su quello che abbiamo appena fatto ma dobbiamo ancora trovare un campeggio per stanotte e quindi ripartiamo. Siamo fortunati e ne troviamo uno a metà strada tra Cabo da Roca e Sintra. Quando la cena è pronta è ormai già buio e le formiche continuano a farci compagnia. Dopo aver mangiato e lavato i piatti ci concediamo qualche sorso di tequila in compagnia di un cielo stellato reso terso dal vento marino e infine andiamo a letto stanchi ma con la pace nel cuore.

Il vento soffia anche la mattina seguente, ma è una cosa positiva perché ci asciuga la tenda. Con l’efficienza che ormai ci caratterizza smontiamo l’accampamento, facciamo colazione e ripartiamo alla volta di Sintra, a meno di un’ora di distanza. Questa località a pochi chilometri da Lisbona è considerata uno dei posti migliori per una gita di un giorno dalla capitale ed è famosa per le sue eleganti costruzioni, inserite in un paesaggio boscoso che la fa assomigliare ad una città delle fiabe. Com’era prevedibile troviamo parecchio traffico, per fortuna ci sono molti parcheggi a disposizione. Il paesaggio circostante SAMSUNG CAMERA PICTURESè effettivamente idilliaco, morbide colline verdeggianti coperte di alberi ed un piacevole odore di bosco nell’aria.

In pochi minuti arriviamo nella piazza principale, Praça da República, su cui si affaccia il Palácio Nacional de Sintra, uno degli edifici più riconoscibili di Sintra grazie a due curiosi camini di forma conica. La prima versione di questo palazzo venne costruita dagli arabi e poi più volte ampliata dai re portoghesi nei secoli successivi. Vista la grande folla decidiamo di non entrare e ci gustiamo da fuori le eleganti decorazioni delle mura dipinte di bianco con alcuni inserti in giallo. Le finestre in particolare hanno delle decorazioni arabeggianti molto pregiate.

Ci allontaniamo dal centro e prendiamo una strada in salita che ci conduce alla Quinta da Regaleira,
una magnifica tenuta con giardino progettata dall’italiano Luigi Manini. Scoraggiati dal prezzo del biglietto ci limitiamo ad ammirare anche questa da fuori. Proseguiamo fin quando non decidiamo d’imboccare un sentiero laterale che porta ancora più in alto. Ci ritroviamo così a camminare tra due mura di pietra coperte di muschio nel mezzo della foresta. Sopra di noi vediamo i bastioni colorati del Palácio Nacional de Pena: un palazzo dallo stile del tutto particolare che venne commissionato da Federico di Sassonia Coburgo-Gotha, marito della Regina Maria II e progettato da un architetto prussiano.

Il sentiero ci riconduce sulla strada principale che SAMSUNG CAMERA PICTUREScontinuando a salire arriva fino all’entrata del Palazzo. Noi tiriamo dritto fino ad arrivare alle meno appariscenti mura del Castelo dos Mouros, una fortezza costruita dai mori nel IX secolo. Siamo in posizione rialzata rispetto al centro della città ma i troppi alberi occludono la vista. La discesa è un lungo sentiero di due chilometri con parecchi scalini che ogni tanto offre begli scorci paesaggistici. Concludiamo la visita a Sintra con un pranzo in un sovraffollato ristorantino in centro.

Tempo di riprendere l’auto e dirigersi verso la capitale, Lisbona. Abbiamo studiato le varie possibilità di alloggio e ne abbiamo trovate alcune molto interessanti, in posizione piuttosto buona. Ora l’obiettivo è arrivare il più possibile vicini al centro città e lasciare l’auto in un parcheggio sicuro. Io a Lisbona ci sono già stato nel 2013 quando con un mio amico sono venuto a visitare un’altra amica che qui stava facendo l’Erasmus. I ricordi che ho della città sono eccezionali, ma ovviamente in auto le problematiche sono del tutto diverse.

Con Giorgia che tiene la mappa sotto mano e il navigatore che ci supporta riusciamo ad arrivare fino a Praça dos Restauradores, una delle più centrali. Il mio terrore principale è di finire per sbaglio dentro qualche ZTL e di ricevere tra qualche mese multe salatissime. Siamo stati attenti nel guardare tutti i cartelli e per ora non abbiamo visto divieti simili, tutto questo però mi sembra strano. Troviamo posto in un parcheggio sotterraneo. Costa venti euro al giorno, in pratica è come se pagassimo una camera anche per l’auto ma non ci sono alternative. Anche per l’alloggio siamo fortunati e lo troviamo al secondo tentativo: una pensione in un condominio che dà sulla piazza e con dei prezzi ragionevoli. La gestisce un’anziana signora con cui ci capiamo in uno spagnolo molto maccheronico. La camera ha due letti, un bagno privato, qualche vecchio mobile ed una finestra che dà su un minuscolo e bruttissimo cortile interno. Non è un granché, ma abbiamo deciso di restare solo due giorni e quindi ce la faremo andar bene.

Sono le sedici circa e abbiamo ancora tempo per una passeggiata. Lisbona non è una città grandissima e supera di poco il mezzo milione di abitanti. Oggi è una delle destinazioni più interessanti tra le capitali europee, ma la sua storia è caratterizzata da molti alti e bassi. I primi a stabilirsi qui furono i Fenici circa 3000 anni fa. Molti altri dopo di loro si resero conto che il posto era ottimo da un punto di vista strategico: Greci, Cartaginesi, Romani e poi anche i Mori, che per quattro secoli resistettero agli attacchi dei cristiani fino a quando la città venne riconquistata nel 1147 dall’esercito di Dom Afonso Enriques. Nel 1255 il re decise di trasferire la capitale da Coimbra proprio qui a Lisbona. Durante l’epoca delle grandi scoperte geografiche la città conobbe un periodo di prosperità grazie all’apertura delle nuove rotte commerciali. La grande disponibilità di materie prime portò allo sviluppo di uno stile architettonico molto ricco e opulento conosciuto come manuelino e di cui ne abbiamo visto alcuni esempi anche negli ultimi giorni.

Tutto questo però cambiò nel 1755 quando la città venne colpita dal più violento terremoto che si ricordi sul continente europeo. A questo seguirono un maremoto ed un terribile incendio, il bilancio delle vittime fu circa di 90.000 persone. L’opera di ricostruzione della città non le restituì il suo vecchio splendore ma uno stile più semplice e razionale, con una pianta reticolare che è la stessa presente oggi. Negli ultimi secoli Lisbona è stata sempre il centro della vita politica portoghese, da quando il Portogallo è entrato nell’Unione Europea, i fondi comunitari le hanno permesso di riqualificarsi, e per esempio nel 1994 è stata la Capitale Europea della Cultura, mentre nel 2004 il Portogallo ha ospitato gli Europei di Calcio.

Iniziamo la nostra passeggiata esplorativa da Rossio, ufficialmente conosciuta come Praça Dom Pedro IV: una grande piazza molto elegante al cui centro svetta un’alta colonna con la statua di Dom Pedro IV. Ai lati della colonna, due belle fontane riempiono lo spazio della piazza. Gli edifici che vi si affacciano sono molto eleganti e il terreno è coperto da un bell’acciottolato dalle decorazioni sinuose. Questa zona della città fu tra le prime ad essere ricostruite secondo le indicazioni del Marquês de Pombal e presenta appunto la tipica pianta reticolare.

Dalla piazza parte Rua Augusta, che fa parte della zona chiamata Baixa. Si tratta di una grande via pedonale piena di negozi e di turisti che vi si affollano. Sulla destra vediamo l’Elevador de Santa Justa: un’alta torre in ferro che racchiude al suo interno un ascensore che porta ad un belvedere. Come per il ponte di Porto, anche in questo caso il progettista era un allievo di Gustave Eiffel e le analogie sono evidenti.

Proseguendo sempre dritti si arriva al gigantesco Arco da Victória, dove spiccano le statue di portoghesi celebri. SAMSUNG CAMERA PICTURESL’arco introduce sulla bellissima Praça do Comércio, al cui centro svetta la statua equestre di Dom José I. La piazza dà direttamente sul rio Tejo ed è qui che una volta arrivavano le navi dei mercanti e dei viaggiatori. Esattamente come Piazza San Marco per Venezia, questa un tempo era l’entrata della città, la sua facciata e il suo ingresso e, come ha osservato un famoso comico veneto, “i turisti non se ne rendono conto, ma quasi tutti arrivano a Venezia dal culo della città, non dalla testa”, riferendosi naturalmente a Piazzale Roma, dove arrivano gli autobus e alla vicina stazione dei treni. Una definizione che ritengo si possa applicare bene anche a Lisbona, dove i turisti arrivano principalmente da terra.

Sontuosi edifici corrono lungo i bordi della piazza e l’atmosfera è molto solenne, si capisce di trovarsi in uno dei punti focali della città. Il fiume Tejo in questo punto si allarga fino quasi a diventare una sorta di lago prima di buttarsi poi nell’Oceano. Qui le acque sono molto più tranquille e l’accesso al mare è più rapido e sicuro. Dalla piazza si ha una vista magnifica del bacino del fiume, il sole tramonta sulla destra ed illumina il grande Ponte 25 de Abril ed il Santuário Nacional de Cristo Rei, una grande statua di Gesù ispirata a quella di Rio de Janeiro posizionata su un promontorio dall’altra parte del fiume.

Sulle sponde della piazza è stata lasciata una sorta di rampa che porta all’acqua e che è decorata da due semplici colonne bianche. Ci sediamo sugli scalini mentre due artisti di strada suonano un’allegra melodia dietro di noi. L’odore di alghe e di mare si mischia a quello della città. Già durante la mia prima visita era stato rapito da questo panorama e mi fa molto piacere esserci tornato.

Torniamo in camera e ci facciamo una doccia prima di uscire per la cena. Stasera vogliamo festeggiare la riuscita del nostro viaggio e quindi dopo aver studiato la guida optiamo per un ristorantino qui vicino, molto piccolo ma con degli interni eleganti e colorati. Io opto per un filetto di carne alla griglia con riso e fagioli neri, Giorgia invSAMSUNG CAMERA PICTURESece si fa tentare dall’alheira, le salsicce di pollo che avevamo già assaggiato a casa di Sofia. Dell’ottimo vino rosso locale ed un’insalata mista coronano una cena eccellente. Quando usciamo siamo ancora in vena di celebrazioni e così porto Giorgia a fare una passeggiata per il Barrio Alto, il quartiere “festaiolo” della città. Si trova in posizione più sopraelevata e quindi imbocchiamo una strada molto ripida sulla quale però ci sono pure le rotaie di una funicolare, chiamata electrico. Questa assomiglia molto ai tradizionali tram “vecchio stile” che corrono sferragliando per il centro città e che sono ormai una delle attrazioni più note di Lisbona.

Durante la mia prima visita a Lisbona il Barrio Alto fu teatro di due piacevolissime notti brave bagnate da numerosi bicchieri di tequila. Anche oggi il quartiere è piuttosto animato, le sue strade sono lunghe e strette ma presentano una densità di bar e di locali veramente impressionante. Per attirare più clienti ogni bar ha in bella mostra delle lavagnette con scritte le offerte del giorno, queste Cabo da Roca 10sono spesso vere e proprie opere d’arte che danno anche colore alle strade. Ci fermiamo per un paio di sangrie digestive e concludiamo la passeggiata con una tequila assaporata su una banchina lungo il belvedere: una grande terrazza che offre un’ampia visuale sulle luci della città sottostante.

Già la prima volta, per quanto fossi rimasto solo quattro giorni, mi ero invaghito di Lisbona e per ora l’impressione non sta cambiando. Si sentono vibrazioni positive nell’aria e anche la gente che si vede per le strade non è quella che di solito affolla le grandi capitali, è più rilassata, disponibile e cammina in modo diverso.

Scendiamo di nuovo lungo la strada dell’electrico in preda ad una certa euforia data dalla gioia del viaggio, dallo spirito della serata e dalla tequila ed infine torniamo alla nostra camera.

Links:

https://it.wikipedia.org/wiki/Cabo_da_Roca

https://it.wikipedia.org/wiki/Coimbra

https://it.wikipedia.org/wiki/Lisbona

Francesco Ricapito       Agosto 2016