Categoria: capolavoro

Chaplin Charlie

Luci della ribalta

Siamo sulla ribalta. L’artista è solo, le luci sono su di lui. Tutto ciò che cerca è un applauso. Siamo nel sogno, ma eravamo nella realtà, un tempo. Nella realtà di Calvero, grande del palcoscenico londinese ora in disgrazia, senza più un ruolo e, forse, senza più ispirazione. Dicevamo della ribalta, e del sogno: eccoli che arrivano gli applausi, alla fine; ecco che ridono, gli occhi dell’artista. Niente vale un applauso sincero, non esiste altra ragione di vita per un artista del palcoscenico. Ma la realtà improvvisamente si rabbuia, svaniscono i suoni delle risa. E con...CONTINUA...

Bergman Ingmar

Sussurri e grida

Su uno sfondo rosso, senza musica d'accompagnamento, cominciano a comparire i titoli di testa; nel silenzio, solo un lieve rintocco, davvero impercettibile, sembra echeggiare - è un orologio ornamentale, quasi vivisezionato da Bergman, che ne insegue ogni più piccolo dettaglio. Passeranno circa sette minuti, dai titoli di testa, prima che la voce faccia il suo ingresso nella pellicola. In questi sette minuti sospesi nel tempo c’è tanto del cinema del maestro svedese, c’è soprattutto un’idea estetica non vincolata dal rumore, dal suono, dalle parole che spesso distraggono...CONTINUA...

Lynch David

The Elephant Man

Che David Lynch si sentisse a suo agio nel raccontar di “mostri” lo si intuisce già dall’opera prima (Eraserhead), cosi imperscrutabile eppure fascinosa, cosi lontana dalle produzioni dei fine Settanta e già a suo modo cinema con tracce di futuro. Che una neonata casa di produzione, partorita comunque dal ventre hollywoodiano, fondata dal regista comico-demenziale Mel Brooks, affidasse a Lynch, autore dimostratosi bizzarro e indipendente, l’ambizioso progetto di realizzare un’opera basata su una dolorosa e toccante storia realmente accaduta, era assai improbabile. Eppure...CONTINUA...

Lynch David

Inland Empire. L’impero della mente

Ci eravamo lasciati col “Silencio”. Cinque anni, tanti ne sono passati da quell’opera cosi unica e assoluta che fu Mulholland Drive. È d’obbligo il fu, e non perché la pellicola realtà-sogno-incubo-ritorno e ancora sogno del 2001 abbia perso, col tempo, la sua originalità e la sua potenza visivo-espressiva, ma perché l’ultimo Lynch, questo viaggio nell’impero interiore, è un’opera che, quanto a assolutezza e unicità, non può trovare credibili rivali nemmeno nello stesso cosmo lynchano. “Silencio”, dunque, attesa prolungata degli spettatori amanti e poi...CONTINUA...