Ricapito Francesco

Reportage Dal Senegal: L’Isola Di Conchiglie Di Fadiouth

Pubblicato il: 27 aprile 2017

Un’isola di conchiglie. Sembra una cosa difficile da immaginare e invece in Senegal, nella regione del Delta del Sine-Saloum, è piuttosto comune. Ce ne sono parecchie sparse tra i bracci di mare della zona, alcune hanno anche dimensioni ragguardevoli e sono spesso meta di gite organizzate. La più famosa è certamente l’isola di Fadiouth: un ammasso artificiale di conchiglie su cui qualche secolo fa si sono stabiliti dei piccoli gruppi di persone e che oggi è uno degli angoli più incantevoli di tutto il Senegal.

Ci troviamo al limitare meridionale della Petite Côte, la porzione di costa a sud di Dakar che precede la regione del delta del Sine-Saloum. Seguendo la strada N1, una volta arrivati a Mbour bisogna proseguire dritti lungo la strada costiera per arrivare fino a Joal, la porzione di villaggio che si trova sulla terraferma, il nome completo della municipalità infatti è Joal-Fadiouth.

Tra i villaggi che si attraversano c’è pure Mbodiène, famoso nella zona per un particolare episodio che ebbe luogo qualche anno fa: capitò infatti che una balena si spiaggiasse sulla costa davanti al villaggio. Gli abitanti presi dall’eccitazione non persero un attimo, si divisero le carni dell’animale e ne mangiarono a volontà. Purtroppo per loro, la carne di balena non ha le stesse caratteristiche di quella dei pesci a cui erano abituati e questo si risolse in un’imbarazzante diarrea collettiva. Da allora gli abitanti dei villaggi vicini fanno spesso riferimento al “pesce di Mbodiène” per farsi gioco dei poveretti colpiti dal morbo.

Le origini di Fadiouth sono ancora oggi incerte, in generale si crede che i primi abitanti siano arrivati intorno all’XI secolo, delle famiglie di etnia serer che erano state scacciate dalla valle del fiume Senegal, più a nord, dall’invasione degli Almoravidi.

Durante il periodo coloniale Joal divenne uno dei principali porti commerciali della regione, soprattutto grazie alla sua posizione. La sua baia è protetta da tempeste, maree e attacchi e da qui è piuttosto facile raggiungere l’entroterra grazie ai numerosi bracci di mare del Delta del Sine-Saloum. Questo fu anche uno dei primi luoghi dove arrivarono i missionari e che vide quindi una maggiore diffusione del cristianesimo tra le popolazioni locali. Un processo di cui si vedono ancora oggi i risultati, oltre il 90% della popolazione dell’isola infatti è cristiano.

Difficile da credere, ma l’isola di Fadiouth non è il risultato di un qualche strano processo naturale ma è del tutto artificiale: si tratta infatti del frutto di secoli e secoli di costante accumulo di conchiglie da parte degli abitanti della zona che di queste si nutrivano. Anche le altre isole di conchiglie del Sine-Saloum si sono formate così. Oggi delle barriere di cemento hanno reso l’isola più sicura ma questo non ha cambiato l’abitudine degli abitanti, i quali continuano a sfruttare le risorse che il mare offre loro.

L’isola è collegata alla terraferma da un ponte di legno lungo oltre 500 metri, proprio qui bisogna lasciare l’auto e camminare. Fadiouth è diventata celebre come destinazione turistica abbastanza di recente, questo avrebbe potuto facilmente rovinarne l’atmosfera e il fascino. Per fortuna i suoi abitanti, con la passione che in genere solo gli isolani sanno avere per la loro terra, si sono organizzati in una cooperativa: l’ufficio si trova a sinistra del ponte, qui i visitatori pagano un piccolo pedaggio per attraversare e se si vuole si può pure assumere una delle guide autorizzate. Si tratta di veri e propri abitanti di Fadiouth che fanno questo di mestiere e che sapranno spiegarvi tutto ciò che non può essere compreso solo dallo sguardo.

Il ponte venne costruito nel 2005 ed è interamente in legno. Lo stile è molto semplice ma allo stesso tempo elegante. Lungo il percorso ci sono un paio di slarghi con tettoie dove spesso bambini giocano a calcio quando la marea è alta. Quando questa scende infatti, l’acqua si ritira fino a far affiorare il terreno e allora i bambini si spostano su questo grande campo provvisorio fatto di fango e conchiglie. Questo è pure il momento in cui le donne vengono a raccogliere le cozze, le vongole e gli altri crostacei portati dalla marea.

Con l’alta marea il livello dell’acqua non supera comunque il metro e allora si può vedere qualche pescatore che, nel mezzo del canale, lancia una grande rete circolare che, una volta in acqua, fa richiudere rapidamente su sé stessa per intrappolare il pesce. Il gesto che fanno per lanciare la rete è molto coreografico e sembra provenire da un’altra epoca.

Una delle attrazioni più curiose dell’isola sono i maiali: la loro funzione principale è quella di spazzini, vengono infatti lasciati liberi sulle rive, dove gli abitanti gettano i loro rifiuti organici che i maiali sono ben contenti di raccogliere. Ce ne sono veramente tanti e non è raro vederne alcuni che si fanno il bagno durante le ore più calde del giorno. In generale quando si vedono maiali per le strade significa che ci si trova in un villaggio o in un quartiere cattolico, in quelli musulmani infatti si vedono soprattutto capre scorrazzare libere.

Appena scesi dal ponte si comincia a camminare su un vero e proprio tappeto di conchiglie bianche e sulla sinistra si vede su
bito il monumento dedicato a Leopold Sédar Senghor: primo presidente del Senegal, padre della patria, poeta, ideologo della “negritudine” ed uno dei maggiori intellettuali africani del XX secolo, originario proprio di Joal.

Poco oltre s’incontra una delle sei “case della parola”: dei porticati dotati di panchine, uno per ogni quartiere dell’isola, dove gli abitanti si riuniscono per discutere delle questioni più importanti. Ogni “casa” ha un tamburo di pelle che serve a chiamare la popolazione per la riunione. L’autorità massima del villaggio è il capo, che viene eletto dagli abitanti. S’intuisce subito che le conchiglie non sono considerate solo parte del terreno ma vengono usate anche per costruire e per decorare: i mattoni sono impastati con frammenti di conchiglie e le più belle sono appunto usate per decorare.
Su questa strada ci sono molti bei negozietti di artigianato locale, davanti a questi alcune signore vendono il pesce essiccato, spesso usato per condire il riso nelle ricette tradizionali. Una delle specialità di Fadiouth sono delle grandi lumache di mare che una volta fatte essiccare al sole assumono un gusto molto simile al formaggio, i locali lo chiamano scherzosamente il “camembert senegalese”.

Continuando dritti si arriva ad un piccolo spiazzo al cui centro c’è una statua della Madonna, la via che passa perpendicolare a questa è quella del mercato ed è conosciuta come gli “Champs-Elysées”. Proseguendo diritti si arriva alla chiesa di Fadiouth: un edificio costruito nel 1881 ma dall’aspetto piuttosto moderno e con un campanile sorprendentemente alto. L’ingresso principale è solitamente chiuso ma si può entrare da quello laterale. Qui si trova spesso un gruppo di giovani intenti a giocare a carte e a bere l’ataya, il tè tradizionale senegalese.

La chiesa è praticamente un semicerchio, decorazioni sono semplici ma ben azzeccate, in particolare sulla parete dietro all’altare è raffigurato un braccio di mare circondato da mangrovie con una capanna sopra una palafitta ed una piroga. Il soffitto è di lamiera ma tra una giuntura e l’altra degli uccelli hanno nidificato, così un allegro cinguettare echeggia per tutta la navata. Un altro tocco di originalità sono le acquasantiere di fianco agli ingressi: nient’altro che delle grandi conchiglie incastonate nel muro.

Quasi a voler ribadire che la tolleranza e il rispetto costituiscono quel che tiene unita la popolazione dell’isola, a pochi metri dalla chiesa si trova la moschea: molto più piccola ma estremamente elegante. Una curiosità: la chiesa venne costruita anche grazie a donazioni dei musulmani e lo stesso fecero i cristiani quando venne costruita la moschea.

Questa è una delle zone più tranquille dell’isola, si passa di fianco ad altre due “case della parola”, più piccole della prima, si sorpassa una sezione di strada usata per parcheggiare i carretti per il trasporto e poi si sbuca nella piazza principale.

Qui si nota subito un grande santuario decorato con statue di santi, a poca distanza c’é un grande baobab sacro, dimostrazione di come spesso ancora oggi la tradizione animista influenzi la religione e la vita degli abitanti.

Proseguendo s’incontra un altro ponte che riporta sulla terraferma, al cimitero di Fadiouth, famoso non solo per le belle tombe fatte con le conchiglie ma anche per essere uno dei due cimiteri misti del Senegal insieme a quello di Ziguenchor in Casamance: qui riposano, gli uni accanto agli altri, sia musulmani che cristiani. La luce riflessa delle conchiglie bianche è quasi accecante e rende l’atmosfera eterea e senza tempo. Tra le tombe svettano dei grandi baobab che rendono il tutto ancora più pittoresco. Al centro si trova un punto più sopraelevato, sormontato da una grande croce e dal quale si ha una bella visione panoramica sull’isola.

Sulla destra si possono vedere curiose costruzioni con palafitte: si tratta di granai per il miglio. Questo cereale viene ancora oggi coltivato sulla terraferma ed è uno degli alimenti più comuni sull’isola. Viene spesso usato come condimento al posto del riso ed ha una grana sottilissima che lo fa quasi sembrare sabbia. Una volta, quando dal raccolto dipendevano veramente i destini degli abitanti dell’isola, le scorte venivano sistemate qui per proteggerle più facilmente da ratti ed incendi. Oggi questo sistema non si usa più, però il sindacato delle guide è riuscito a conservare alcuni esempi di granai che sono facilmente visitabili con una breve traversata in piroga.

Difficile in Senegal, trovare un luogo più tranquillo, caratteristico ed affascinante di Fadiouth: una piccola isola di pace e di tolleranza che sembra non essere toccata dalla frenesia e dai problemi della vita moderna e che vale sicuramente la pena di visitare. Ricordatevi solo di pagare il pedaggio per il ponte e di sostenere così la bella iniziativa del sindacato delle guide, alla fine è grazie a loro se Fadiouth non si è trasformata in un luna park per turisti e mantiene ancora il suo fascino.

Links:

https://en.wikipedia.org/wiki/Joal-Fadiouth

https://it.wikipedia.org/wiki/L%C3%A9opold_S%C3%A9dar_Senghor

Francesco Ricapito       Aprile 2017