Bernhard Thomas

Cemento

Pubblicato il: 8 giugno 2017

Leggere Thomas Bernhard costa fatica. I suoi libri non sono mai facili eppure riescono ad attrarmi per via di uno stile che è solo di Thomas Bernhard e per via di personaggi anomali ed estremi che difficilmente potrei incontrare altrove. “Beton” (questo il titolo originale) esce nel 1982.

Rudolf scrive“. Due semplici parole che aprono e chiudono il romanzo. Come una parentesi che abbraccia un intero atto creativo. Perché Rudolf scrive e, tra le altre cose, scrive dell’impossibilità di scrivere. Il “dramma” della pagina bianca, della ricerca della prima frase del saggio su Mendelssohn Bartholdy che è impegnato a comporre, infatti, è uno dei temi centrali di “Cemento”. Rudolf è un personaggio tormentato. Parla di sé, solo e sempre di sé, del suo percepire il mondo, del suo passato, delle sue sensazioni, della sua malattia: un’incessante, claustrofobica auto-analisi. E’ monotematico, egocentrico, misogino, sprezzante. Non risparmia critiche feroci, come fece davvero, e spesso, lo stesso Bernhard durante la sua vita, al sistema politico e sociale austriaco.

L’inizio del fantomatico scritto di Rudolf è perennemente rimandato. Ogni volta c’è un motivo che gli impedisce di partire col suo lavoro. Non importa quale sia il motivo, il suo lavoro non viene mai neppure abbozzato. E non può essere altrimenti: scrivere davvero quel saggio su Mendelssohn Bartholdy significherebbe porre fine ad una ricerca. L’incompiutezza rende vivi, permette una continua verifica, un sistematico impulso creativo. Per questo il lavoro mai scritto sul compositore, per Rudolf, è tutto. E’ il fine ultimo della sua esistenza. Il resto è secondario.

“Cemento” è un eterno monologo. Si apre alla prima pagina e termina un centinaio di pagine più tardi. La ripetitività dei concetti e, nei concetti, di proposizioni gemelle, lascia risaltare la personalità complicata e quasi perversa di Rudolf. Detesta la presenza di sua sorella, eppure lui stesso le aveva chiesto di andare a trovarlo; detesta Vienna, eppure ripensa con nostalgia ai venti anni vissuti in quella città; detesta i luoghi affollati eppure parte per un viaggio a Palma.

Nonostante ciò sembra quasi che, alla fine, il mondo di Rudolf possa aprirsi all’umanità. Nasce tutto da un ricordo. Da una donna conosciuta diversi anni addietro, sempre a Palma. Si tratta di Anna, una giovane, disperata vedova. Lei, quasi sorprendentemente, dà al romanzo quella dinamicità che, fino a poco prima, non aveva avuto. La sua è una storia semplice e tragicamente banale, eppure capace di trasfigurare, fosse anche per alcune frasi in chiusura, la figura di Rudolf. Egli appare coinvolto in un evento che non lo tocca ma, senza volerlo, è catapultato in quella realtà che di continuo rigetta. Solo per poco. Solo per approdare poco più tardi e nuovamente alla “massima angoscia“.

Splendida ed avvincente la “teatralità” di questo libro. I tratti autobiografici che Bernhard ha trasferito in “Cemento” sono numerosi e costanti. Tanti atteggiamenti di Rudolf sono, in verità, di Thomas. E non è affatto scorretto considerare “Cemento” come l’autoritratto autentico di Bernhard.

Edizione esaminata e brevi note

Thomas Bernhard nasce a Heerlen, in Olanda, nel 1931. Sua madre, Herta Bernhard, figlia dello scrittore Johannes Freumbichler, si era allontanata dall’Austria per partorire quel figlio frutto di una relazione con un uomo che non conobbe mai suo figlio. Thomas vive soprattutto con i nonni, ma si rivela un bambino problematico. In giovinezza si ammala e finisce in sanatorio dove conosce Hedwig Stavianicek di 36 anni più anziana. In questo periodo inizia a scrivere. Bernhard è autore di articoli, romanzi, poesie e numerosi testi teatrali. E’ considerato uno dei più importanti scrittori contemporanei in lingua tedesca. Muore a Gmunden, in Austria, nel 1989 a causa di una cardiomegalia. Nel suo testamento lo scrittore proibisce che le sue opere vengano rappresentate e pubblicate in Austria.

Thomas Bernhard, “Cemento”, SE, Milano, 2014. Traduzione di Claudio Gross. Postfazione di Luigi Reitani. Titolo originale “Beton”, 1982.

Pagine internet su Thomas Bernhard: Wikipedia / Minima&Moralia / Thomas Bernhard