Almino João

Le cinque stagioni dell’amore

Pubblicato il: 30 marzo 2016

Ultimo romanzo della cosiddetta trilogia di Brasilia, “Le cinque stagioni dell’amore” racconta un anno di vita di Ana, professoressa universitaria cinquantenne, da poco in pensione e in piena crisi: dopo il divorzio da Eduardo  la donna vive con una fedele cameriera e con i due nipoti Vera e Formiga, ma, nonostante sia sempre attraente, tutto sembra scorrere in maniera ordinaria, noiosa, con pensieri che tornano alle delusioni sentimentali degli anni passati e con la prospettiva di vedersi sfiorire senza che accada nulla di davvero eclatante.  A dire il vero, leggendo le pagine di Almino, non si riesce a scorgere tutta questa ordinarietà nella vita di Ana: le amicizie intricate e fortemente condizionate dal passato, le conoscenze ed anche le potenziali e reali relazioni sessuali e sentimentali della donna, ricordando le parole dello stesso Almino, possono essere interpretate in rapporto alla città di Brasilia, simbolo di una certa idea di sradicamento, transculturalità e luogo di identità multiple. Molteplicità e ambivalenza che sono evidenziate dalla scissione mentale di Ana e quindi dalla presenza di Diana, la personalità più spudorata della donna; e probabilmente anche dal personaggio di Norberto/Berta, l’amico, forse ex amante, che si è scoperto transessuale e si è poi operato.

Quella che è stata definita una “originale esplorazione della relazionalità umana”, tra amicizia uomo e donna, amicizia tra donne, amore coniugale, attrazione sessuale, amore omosessuale, affetto materno, amicizia virile, si accompagna ad una riflessione che investe temi di carattere sociale. Non soltanto la violenza della metropoli che condizionerà pesantemente la famiglia di Ana (si veda il nipote Formiga implicato con le gang di Brasilia) e poi condurrà alla tragica fine di Berta – tutti elementi che appunto non consentono di raccontare come “ordinaria” la vita della matura professoressa – ma, come scrive Chiuppani nella nota al libro, la rappresentazione di “una contraddizione tra idealità del progetto socio-politico ed effettiva vita sociale” e ancora “una realtà dei fatti che con la razionalità moderna pare avere poco o nulla da condividere”. La verità, in tutta evidenza, è che il gruppo di amici, reduci da esperienze sessantottine e non a caso autodefinitisi “gli inutili”, riflette tutti i problemi e i disagi che hanno che fare con i ruoli di genere, atteggiamenti e caratteri che rimangono immutati negli anni (ad esempio il personaggio di Cadu, marpione, viveur o vizioso secondo i punti di vista), ma anche la perdita delle illusioni avvenuta dopo un periodo rivoluzionario che prometteva alti ideali, libertà e libertinismo, quando l’utopia sembrava possibile, e che invece è stato soltanto premessa di una realtà spesso incomprensibile e imprevista.

Vale a dire una promessa di modernità e di razionalità, cui non è estranea la stessa Brasilia quale evidente esempio di città pianificata (costruita per 600.000 abitanti a fronte degli effettivi due milioni e mezzo del 2010), che si scopre delusa di fronte alla criminalità di strada, alla corruzione, all’eredità della dittatura, alle difficoltà di comprensione reciproca all’interno della stessa famiglia. In altri termini una rappresentazione di irrazionalità collettiva – la professoressa Ana, che cerca di  dare un senso compiuto alle sue teorie sull’istantaneismo, ed anche i suoi amici “inutili” – dentro i confini di una capitale che invece era stata costruita secondo un progetto rigorosamente razionale: “Tutto può evolvere in mille direzioni, anche in quelle che non prevediamo, e la realtà che non conosciamo è sempre più grande di tutti i sogni che sogniamo” (pp.80).

Il romanzo è stato lodato per il linguaggio essenziale, per un realismo che non si compiace di situazioni particolarmente torbide. Possiamo aggiungere che, al di là del punto di vista di Ana, sempre in primo piano, probabilmente ricorderemo le pagine di Joao Almino grazie allo sguardo disincantato nei confronti della buona borghesia brasiliana, rappresentata dai tanti “inutili”, ovvero gli ex alternativi degli anni settanta che non hanno mantenuto le promesse di rivoluzione sociale, ed in parte dalle più recenti conoscenze dell’inquieta professoressa, forse queste davvero meno inutili del previsto. Il romanzo ha vinto il Premio Casa de las Americas nel 2003.

Edizione esaminata e brevi note

João Almino, (Mossoró,1950) è uno dei maggiori romanzieri brasiliani. Tra le sue opere, mai tradotte in Italia, il Quinteto de Brasília. Allievo del filosofo francese Claude Lefort, con cui ha conseguito un dottorato a Parigi, è anche autore di saggi di storia e filosofia politica centrati sul tema dell’autoritarismo e della democrazia. Ha insegnato presso l’Università nazionale autonoma del Messico, l’Università di Brasília e le università americane di Berkeley, Stanford e di Chicago.

João Almino,“ Le cinque stagioni dell’amore”, Il Sirente (collana Comunità alternative), Fagnano Alto 2012, pp. 192. Traduzione di Amina Di Munno.

Luca Menichetti. Lankelot, luglio 2015