Badaloni Piero

In nome di Dio e della patria. I bambini rubati dal regime franchista

Pubblicato il: 28 marzo 2016

Saranno gli storici a dirci con più precisione quanto la dittatura dei generali argentini sia stata debitrice del franchismo e quali e quante somiglianze vi siano state tra questi due regimi autoritari. Per il momento, almeno su di un argomento dai risvolti agghiaccianti, possiamo affidarci a Piero Badaloni che, come corrispondente Rai da Madrid, ha avuto l’opportunità di indagare sul traffico di neonati rubati ai legittimi genitori. Sapevamo già cos’era accaduto nell’Argentina dei generali: ci furono molte donne che partorirono mentre erano detenute per motivi politici; molte di loro furono uccise, e i loro figli illegalmente affidati in adozione a famiglie di militari o poliziotti. In Spagna, non fosse altro per la presenza di un regime durato quarant’anni e di una democrazia ancora fortemente condizionata dal passato, le cose si sono in qualche modo cronicizzate e hanno avuto uno svolgimento del tutto peculiare. Per quanto riguarda il libro saremo pure stati condizionati dal sapere che Badaloni è un giornalista Rai ma effettivamente l’impostazione dell’opera, fatta di frequenti interviste agli ex bambini rapiti e genitori, ci ha ricordato proprio lo svolgimento di un’inchiesta televisiva. Impostazione che non ci è dispiaciuta e che ha reso particolarmente evidente al lettore il dramma, spesso irrisolto e irrisolvibile, delle vittime.

Per farla breve e per farci meglio capire di cosa stiamo parlando possiamo riportare qualche passaggio dalla quarta di copertina: “Tutto è partito da una donna, Mar Soriano, che con tenacia e pazienza, a metà degli anni Novanta, ha iniziato la sua battaglia per rintracciare la sorella Beatriz, nata a Madrid nella clinica O’Donnell il 3 gennaio 1964. La bimba non era morta, come i medici avevano detto ai genitori. Era stata venduta. Beatriz è una degli oltre trecentomila niños robados. Trentamila i casi accertati solo tra il 1939 e il 1945. Un furto di massa iniziato alla fine della Guerra civile spagnola, e che vede sul banco degli imputati il regime franchista, medici, infermieri ed esponenti della Chiesa cattolica. Questa rete segreta, infatti, si teneva in piedi anche grazie alla complicità di sacerdoti e suore. Erano loro ad affidare i figli degli oppositori politici alle famiglie fedeli alla dittatura. Ai genitori veniva impedito di vedere il corpo dei propri bimbi e di partecipare ai funerali […] Una pratica infame che è continuata fino alla fine degli anni Ottanta. Anche perché il traffico di neonati ha fruttato un fiume di denaro. Lo scandalo è scoppiato nel 2011, con la prima denuncia collettiva a un tribunale […] Ad oggi, l’accertamento della verità è affidato alle sole indagini dei procuratori regionali. Centinaia di famiglie e di associazioni della società civile chiedono da tempo l’apertura di una commissione d’inchiesta sullo scandalo. Ma inutilmente: il governo guidato da Mariano Rajoy non pare intenzionato a concederla”. Badaloni, nello spiegare la genesi del fenomeno, ha ricordato le teorie dello psichiatra Antonio Vallejo-Nájera, che sollecitava a “togliere i bambini alle madri per evitare che prendano da loro il virus del marxismo”, e che ispirò un piano di rigenerazione della razza. Praticamente un programma eugenetico tale da supportare un regime che, di fatto e di diritto, aveva eletto un cristianesimo distorto a ideologia. Senza dimenticare quindi come la Chiesa spagnola abbia sposato in toto la causa del franchismo: terrorizzata a tal punto di perdere potere con il governo repubblicano, ha covato in seno preti e suore che sono giunti a giustificare il commercio dei bambini sottratti alle loro madri naturali come atto necessario per salvarli dalla povertà e per poterli educare secondo le regole del cristianesimo.

In altri termini i furti di bambini furono giustificati per evitare che questi, crescendo, prendessero i vizi e i difetti dei genitori naturali, tutti oppositori del regime franchista. Il meccanismo era collaudato: gli istituti religiosi, mostrando un particolarissimo spirito “cristiano”, offrivano ospitalità ai bambini di madri spesso in difficoltà economiche o perché avevano partorito senza essere sposate. Poi, grazie alle manovre di suore che facevano il verso a Crudelia Demon, i bambini sparivano e venivano affidati a famiglie adottive scelte in base al loro tasso di religiosità e alla loro generosità nei confronti della confraternita. Poi capitava che fossero gli stessi medici a ingannare le madri dicendo che i loro figli erano morti subito dopo la nascita. Una situazione di abusi e illegalità che per tanti anni ha trovato una facile sponda nelle carenze della legislazione spagnola. Leggiamo a pag. 64: “Bisogna aspettare il 1987 e il governo presieduto dal socialista Felipe Gonzales per arrivare ad un’effettiva tutela del minore e dei genitori naturali: il Parlamento vara in quell’anno una legge che toglie finalmente ai medici l’immenso potere che avevano acquisito nel tempo e che li obbliga a comunicare alle autorità ogni caso di adozione.”

Oltre quarant’anni di rapimenti perché sostanzialmente sono due le fasi storiche prese in esame e che hanno visto consolidarsi questo commercio di falsi orfani. Lo ha spiegato a Badaloni l’ex procuratore anticorruzione Carlos Jiménez Villarejo rispondendo alla domanda su come procedevano le persone implicate: “In tutti i casi si ripetevano le stesse condotte. Chi attuava i furti faceva parte di settori sociali con un livello rilevante, tanto dal punto di vista sociale che religioso. Si sottraevano i minori nella più assoluta clandestinità, con la garanzia che nessuno avrebbe denunciato i fatti alla polizia o ai giudici competenti, perché c’era un regime dittatoriale che proteggeva queste condotte. La seconda fase storica dei sequestri di bambini non ebbe un carattere politico come avvenne nella prima fase. Nonostante questo però, la rete dei sequestri continuò, ben organizzata nelle maternidad degli ospedali e delle cliniche private durante gli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, quando si ebbe la maggior parte dei casi che ora stanno venendo alla luce. Era impossibile che i giudici o i procuratori non ne fossero a conoscenza, anche se non vi erano denunce” (pag. 105).

Come abbiamo anticipato gran parte delle pagine del libro sono dedicate alle testimonianze delle vittime, ex bambini rapiti, genitori naturali defraudati e, a volte, genitori adottivi ingannati. Superfluo da parte mia sottolineare e ricordare ancora i drammi personali che si colgono con queste interviste. Ma  Badaloni ha voluto cogliere anche un altro aspetto, che fa scorgere barlumi di umanità tra i tanti soprusi: “Colpisce, nei racconti di queste donne, la conclusione a cui arrivano, spesso molto simile: sulla loro voglia di riprenderseli prevale la preoccupazione di non alterare gli equilibri affettivi dei figli. L’importante è che sappiano la verità, che non furono abbandonati e che continuano a volergli bene”.

Edizione esaminata e brevi note

Piero Badaloni, (Roma, 1946) giornalista e scrittore. Ha iniziato la sua carriera nel 1971 in Rai, occupandosi di reportage e di inchieste. A lungo conduttore del Tg1, si è proposto in seguito come autore di una serie di programmi televisivi tra i quali Droga, che fare, Italia Sera, Unomattina. Dal 1995 al 2000 è stato presidente della Regione Lazio. Alla fine del mandato è tornato in Rai, prima come corrispondente da Parigi, poi a Bruxelles e Berlino.

Piero Badaloni, “In nome di Dio e della patria. I bambini rubati dal regime franchista”, Castelvecchi (Collana Rx), Roma 2014, pag. 288

Luca Menichetti. Lankelot, marzo 2014

Recensione già pubblicata il 15 marzo 2014 su ciao.it e qui parzialmente modificata.