Brancati Vitaliano, Longanesi Leo

Piccolo dizionario borghese

Pubblicato il: 5 aprile 2015

Come scriveva l’oxfordiana Deborah Holmes, “L’Italiano fu la tribuna del dibattito critico interno al fascismo nei confronti del conformismo borghese, e contribuì al processo di graduale erosione del consenso intellettuale a Mussolini”. Quindi, se è vero che Leo Longanesi, geniale ideatore di questa rivista storico-letteraria, si proponeva inizialmente di “impedire l’imborghesimento del fascismo, di sostenerne le finalità rivoluzionarie, di colpire a fondo gli avversari di Mussolini, d’inventare un’arte e una letteratura fascista”, nel corso del tempo le cose evidentemente cambiarono. Da questo punto di vista nel “Piccolo dizionario borghese”, inizialmente pubblicato sull’unico numero del 1941 (“Ricordo del Positivismo”), crediamo si possa scorgere qualcosa di più che una semplice disillusione, forse addirittura una velata fronda nei confronti di un regime che aveva svezzato tanti intellettuali ormai prossimi alla conversione all’antifascismo o, come nel caso di Longanesi, ad un inossidabile ed eversivo anti-antifascismo. Un “dizionario” – ora rieditato in 575 copie dalla Henry Beyle su iniziativa dello studio legale La Scala, in versione deluxe, ovvero su carta preziosa rilegata e tagliata a mano, con stampa Monotype – del tutto particolare in quanto opera a quattro mani di due scrittori apparentemente molto diversi (e del resto non si vede chi possa assomigliare ad un Leo Longanesi): mentre nel Brancati più maturo “il clima politico, la vita di provincia sembrano gli eterni motivi della sua fantasia” e si mostrava come “uno scrittore d’istinto che aveva saputo regolare e disciplinare il proprio lavoro con severe norme critiche” (Carlo Bo), in Longanesi sappiamo che prevaleva innanzitutto il gusto per la dissacrazione e il paradosso. Ma al di là di un’analisi dell’evoluzione artistica di Brancati e di Longanesi il “Piccolo dizionario borghese”, proprio perché, dalla A di architettura (“A ciascuno il suo bagno”), alla W di Wagner (“È più grande di Verdi”), rappresenta uno zibaldone di massime e una perfida riproposizione di micidiali luoghi comuni, piuttosto che ad una puntuale critica letteraria si presta semmai a considerazioni storico – biografiche, come appunto quella che vedeva, fin dalla sua fondazione, “L’Italiano” quale rivista anti-borghese. Certo è che, forse sbagliando forse no, in questo “dizionario” troviamo più che altro Longanesi, quello che disse: “Non siamo né artisti, né critici, né letterati: noi abbiamo solo dei rancori, delle antipatie, delle convinzioni, degli umori e cerchiamo di esprimerli come meglio ci è concesso”.

Tutti rancori ed antipatie che si rivelano anche in un unico lemma del “dizionario” e che – non è un luogo comune – ci fa pensare siano tutt’altro che ancronistici. La “I”di “intellettuale”  del resto ci dice qualcosa: “L’intellettuale è un signore che fa rilegare i libri che non ha letto”. E poi ancora un perfido campionario di frasi fatte e di leziosità che, anche in era tecnologica, non sembra essere stato archiviato: “Lusso: [praticarlo e biasimarlo]”; “Vita: comincia a quarant’anni”; “Eleganza: ci vuol poco a essere eleganti quando si hanno i soldi”; “Dio: ci credo a modo mio”; “Biancheria: [Preferire quella nera]”; “Ministro: è un uomo semplicissimo, sai”; “Modernità: oggi si vive meglio”; “Piano: non perdonerò mai a mio padre di non avermi fatto studiare il piano”; “Umanità: a me le elemosine piace farle di nascosto”; “Denaro: non conta più ormai”; “Innovazioni: o radicali o niente”; Piscina: [Sognarla nel proprio giardino]; “Amante: il marito deve essere anche un amante”; “Basso: anche Napoleone era piccolo di statura”; “Raffaello: quella sì che è pittura che capisco”.
Lemmi e relativi sarcasmi tutti dedicati ad una borghesia che evidentemente, agli occhi dei due inquieti frondisti, appariva incolta, adagiata sulle proprie certezze ed incapace di emanciparsi dai più triti luoghi comuni. Inevitabile che poi tornino alla mente i paradossi del Leo Longanesi più maturo, perfettamente coerenti con gli umori e le antipatie intuite grazie al “Piccolo dizionario”: “Sono un conservatore in un Paese in cui non c’è niente da conservare”.

Edizione esaminata e brevi note

Vitaliano Brancati, (Pachino, 1907 – Torino, 1954), scrittore, giornalista e drammaturgo italiano.

Leo Longanesi, (Bagnacavallo, 1905 – Milano, 1957), giornalista, disegnatore ed editore italiano. Fondò e diresse “Il Libraio” (1946-1949) e “Il Borghese” (1950-1957); diresse diversi quotidiani e collane editoriali.

Vitaliano Brancati, Leo Longanesi, “Piccolo dizionario borghese” Henry Beyle (Collana: Diritti, società, frontiere), Milano 2014, pag. 44.

575 copie numerate in carta Zerkall Bütten, caratteri Garamond monotype corpo 11.
Sovracopertina carta Lana – formato cm 12,50 x 18,50

 

Luca Menichetti. Lankelot, aprile 2015