Bruto Lucio Giunio

Attacco alla Costituzione

Pubblicato il: 13 gennaio 2015

Potrà sembrare una citazione fin troppo lunga ma conviene riportare per intero quanto contenuto nella quarta di copertina di “Attacco alla Costituzione”: “Questo libro è un grido d’allarme in difesa della Costituzione repubblicana, la cui armonia dei poteri è minacciata dalle velleità di una sgangherata partitocrazia consociativa. Politicanti di destra e di sinistra i quali, invece di dare finalmente piena attuazione allo spirito e alla lettera della Costituzione in ogni suo articolo, intendono manometterla al solo scopo di preservare e incrementare il loro potere. Queste pagine documentano la deriva autoritaria di un premier abusivo come Matteo Renzi: arrivato a palazzo Chigi senza essere eletto e attraverso una manovra partitocratica; sostenuto da una maggioranza parlamentare consociativa e truffaldina (rispetto al mandato elettorale), e soprattutto illecita perché determinata da un “premio” in seggi incostituzionale. Queste pagine denunciano il tentativo dell’abusivo governo Renzi di manomettere la Costituzione con la complicità di una finta opposizione consociativa capeggiata dall’ex piduista e pregiudicato Silvio Berlusconi, con l’avallo di un capo dello Stato come l’ex comunista stalinista Giorgio Napolitano (rieletto al Quirinale benché la Costituzione preveda un solo mandato presidenziale), e col voto di un Parlamento di nominati eletto attraverso una normativa dichiarata incostituzionale dalla Consulta”. L’espressione “deriva autoritaria” è stata spesso considerata una gratuita drammatizzazione: da qualcuno a causa della pochezza intellettuale dei nuovi costituenti; da altri, al contrario, proprio perché entusiasti di vedere rottamati normativa e principi costituzionali grazie agli amorosi sensi tra Renzi, Berlusconi, e relativi scherani, ritenuti un bel team di personcine affidabili e ragionevoli.

Esiste però una minoranza di cittadini, probabilmente i futuri lettori di “Attacco alla Costituzione”, che ritengono non vi sia alcun motivo per sottovalutare la situazione che si è venuta a creare col governo Renzusconi. Già non c’è modo di rispondere alla domanda se sia più deleterio un governo fatto di delinquenti e pregiudicati che hanno come fine principale farsi gli affari propri, oppure un governo in mano a una banda di incompetenti arroganti assetati di potere. Figuriamoci se poi le due categorie, spesso caratterizzate da usi e costumi molto simili, si ritrovano alleate e simpatizzano fra loro. Potrà apparire più discutibile, anche se in linea con i toni da pamphlet, il riferimento all’antico stalinismo di Napolitano. L’Italia è un paese di ex, ex comunisti, ex fascisti, ex democristiani, ex tutto; e quindi non c’è troppo da scandalizzarsi per il passato ideologico dei nostri politici, quasi tutti formalmente convertiti alla liberaldemocrazia. Altro discorso semmai è rilevare come il nostro ormai ex presidente della Repubblica abbia sempre puntato a preservare lo status quo di una casta politica che, nel convertirsi ad una “rottamazione” fatta tutta di slogan e parole, si è voluta riciclare in blocco. Difatti il collettivo Lucio Giunio Bruto, raccontando il trasformismo della classe dirigente italiana, ha pensato bene di proporci un’antologia di detti e contraddetti, di numerosi articoli tratti dal “Fatto” ed anche di profetici editoriali a firma di “professoroni gufi e rosiconi”. Tra questi possiamo citare Michele Prospero, che così scriveva nell’ottobre 2012: “Di solito proprio l’apparato peggiore e la nomenclatura più scandente sono i più lesti, in un impeto di eterno trasformismo, a salire sul camper del rottamatore” (pag. 53). Segue a ruota la replica “piagnona e minacciosa “ dello statista di Rignano “cinico arrampicatore senza qualità”.

Un pamphlet dove appaiono evidenti  toni e stile sempre aggressivi e disinvolti (viene da pensare che nel collettivo ci sia pure lo zampino di Michele De Lucia, già autore di “Al di sotto di ogni sospetto” e del “Berluschino”): “La pochezza culturale che traspare dalle pagine del libro renziano ‘Tra De Gasperi e gli U2’ è tale da lasciare esterrefatti. L’arringa anti-Costituzione del presidente della Provincia fiorentina è un incredibile pasticcio superficiale, ignorante e velleitario, che non scalfisce neppure di striscio uno solo dei principi costituzionali menzionati. E la miserevole vacuità delle argomentazioni – fra luoghi comuni, qualunquismi e astrusità surreali – è inversamente proporzionale alla presunzione del suo autore e all’ambiziosità dell’opera” (pag. 20). Ma al di là dei toni, che potranno piacere o meno, alla fin fine restano i fatti: la cronistoria di tante chiacchiere in libertà da parte di personaggi che, non si sa bene come, sono diventati i nuovi salvatori della patria, le linee essenziali di riforme legislative nella sostanza già dichiarate incostituzionali e che ricalcano i progetti della P2, le assurdità che ne scaturirebbero, le affermazioni di scendiletto travestiti da giornalisti, le opposizioni asfaltate e ricattate a suon di “gufi e rosiconi”. Da questo punto di vista molti di noi dovranno ammettere di non essere stati molto perspicaci. C’eravamo illusi che i pensierini stitici presenti in “Stil novo” e in “Oltre la rottamazione” potessero trovare un certo riscontro soltanto nel bar di paese (ad esempio di Rignano), ma niente di più. Ed invece c’eravamo sbagliati di grosso.

“Attacco alla Costituzione”, come  si diceva, è un libro tutto proiettato alla polemica nei confronti del regime consociativo renzusconiano e, con le sue duecento pagine, non permette un particolare approfondimento in merito alla Costituzione repubblicana e a tutto quello che ci gira intorno. Ad esempio un’edizione ampliata del pamphlet potrebbe chiarire che è del tutto legittimo rifiutare l’idea della nostra Carta come “la più bella del mondo”, “intoccabile” (così dicevano fino a poco tempo fa molti dei novelli rottamatori). La Costituente ha partorito un compromesso, alcuni articoli sono discutibili – e difatti ad un democratico di sicura fede come Arturo Carlo Jemolo non piaceva -, ma nel contempo non è vero che oggi sia vigente la Carta del 1948 tale e quale: da allora, soprattutto a partire dagli anni novanta, gli stravolgimenti bipartisan della Costituzione, da parte di una classe politica sempre in cerca di facile consenso ed impunità, sono stati all’ordine del giorno. Chiaramente quello che ha in mente il duo Verdini-Boschi (sintesi virtuosa di twitter e macelleria) è ben altro e, nel discorso sulla rottamazione fasulla ma reale trasformismo, si inserirebbe molto bene un capitolo dedicato ai costituzionalisti di regime: quelli che sperano in prebende, e quelli che, pur consapevoli delle cialtronaggini dei parlamentari, si limitano a pigolare soltanto qualche perplessità; mentre, se sentissero certe affermazioni dai loro studenti, non esiterebbero a cacciarli fuori dall’esame a pedate. Pur con tutti i limiti sopra descritti, “Attacco alla Costituzione” potrà essere apprezzato per la cattiveria di “Giunio Bruto” e per tutti quegli spunti che intendono sbugiardare il riformismo fasullo di politicanti tanto arroganti quanto incompetenti. Per quanto riguarda invece il moderno baratto potere-impunità possiamo concludere con le parole dell’amazzone forzista Michaela Biancofiore, pronunciate subito dopo un incontro riservato tra il presidente del consiglio spregiudicato e l’ex premier pregiudicato: “Tra Renzi e Berlusconi c’è una grandissima empatia. I due si prendono molto, e Berlusconi si rivede molto in lui” (pag.63). Tutti questi amorosi sensi, memori delle rassicurazioni twittate per mesi e mesi al compagno Enrico Letta, ci suggeriscono un ultimo cinguettio: #cittadinostaisereno.

Edizione esaminata e brevi note

Lucio Giunio Bruto, (pseudonimo collettivo) per la Kaos edizioni ha pubblicato: Cicciobello del potere (1997, sul politico Francesco Rutelli); Vespaio (2005, sul telegiornalista Bruno Vespa); Bassezza reale (2006, su Vittorio Emanuele di Savoia); Volo basso (2012, sul divo multimediale Fabio Volo).

Lucio Giunio Bruto, “Attacco alla Costituzione”, Kaos edizioni, Milano 2014, pag. 200.

Luca Menichetti. Lankelot, gennaio 2015