Categoria: renzismo

Crapis Giandomenico

Matteo Renzi dal pop al flop

In pochi anni di presunta rottamazione  – pervenuta soltanto quella del Partito Democratico – Matteo Renzi è stato oggetto di innumerevoli saggi: quelli che incoronavano il “Royal Baby” (titolo  di un panegirico di Giuliano Ferrara e quindi inevitabile bacio della morte), seguiti a ruota da ferocissimi pamphlet (Scanzi, De Lucia), e poi da analisi sostanzialmente accademiche, politologiche su una stagione di storytelling” e di profonde mutazioni genetiche della cosiddetta sinistra. “Matteo Renzi, dal pop al flop” è un saggio che in tutta evidenza appartiene alla terza categoria, incentrato sull’ascesa...CONTINUA...

De Bortoli Ferruccio

Poteri forti (o quasi)

Il passaggio incriminato lo possiamo leggere a pagina 209: “L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiede quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata”.  Poche righe che, come sappiamo, hanno scatenato un ginepraio: una querela minacciata ma mai presentata da parte della Boschi, una richiesta di risarcimento danni dopo mesi, polemiche sfociate...CONTINUA...

Scanzi Andrea

Renzusconi

Erano gli anni del berlusconismo trionfante e Montanelli raccontava a Tiziana Abate vicende note e meno note della sua lunga vita: «Il fatidico 10 giugno del 1940 in Piazza Venezia c’ero anch’io, in compagnia di Pannunzio. Il discorso di Mussolini fu uno dei più brutti che abbia mai pronunciato. Tutto vi suonava falso. E non meno fasulle le ovazioni che gli tributò la piazza […] Improvvisamente Pannunzio, uomo solitamente così misurato da essere giudicato insensibile, sbottò: ‘I più vigliacchi siamo io e te. Perché se nel momento in cui diceva: “Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della...CONTINUA...

De Lucia Michele

Il ducetto di Rignano sull’Arno

“Se perdo il referendum sulle riforme costituzionali smetto di far politica”. Così parlò un noto esponente del Partito Democratico, investito – pare - di grandi responsabilità istituzionali. Non sappiamo se poi si sia davvero ritirato a vita privata, ma se avesse dato seguito a questa promessa – giungono voci che non sia così – allora tanto di cappello alla coerenza e all’onestà intellettuale. Pregi che Michele De Lucia, l’autore di “Il ducetto di Rignano sull'Arno”, non sembra riconoscere in Matteo Renzi, anche lui politico con grandi responsabilità, proprio come quello che aveva promesso il suo...CONTINUA...

Vecchi Davide

Matteo Renzi. Il prezzo del potere

Esistono dei renziani sfegatati che fino a poco tempo fa si dicevano altrettanto accaniti antiberlusconiani. Cosa poi sia successo non è dato sapere: se in realtà il presunto antiberlusconismo fosse pura malafede, motivato non da etica e valori  ma dall’appartenenza di partito; se invece il virus dello “storytelling”, scambiato per realtà, abbia attecchito anche nei più insospettabili. Certo è che la lettura del libro-inchiesta di Davide Vecchi, “Matteo Renzi. Il prezzo del potere”, malgrado sia scritto bene e con riscontri rigorosi, potrebbe gravemente infastidire questi simpatizzanti dell’ex...CONTINUA...

Bruto Lucio Giunio

Attacco alla Costituzione

Potrà sembrare una citazione fin troppo lunga ma conviene riportare per intero quanto contenuto nella quarta di copertina di “Attacco alla Costituzione”: “Questo libro è un grido d’allarme in difesa della Costituzione repubblicana, la cui armonia dei poteri è minacciata dalle velleità di una sgangherata partitocrazia consociativa. Politicanti di destra e di sinistra i quali, invece di dare finalmente piena attuazione allo spirito e alla lettera della Costituzione in ogni suo articolo, intendono manometterla al solo scopo di preservare e incrementare il loro potere. Queste pagine documentano la...CONTINUA...

Montanari Tomaso

Le pietre e il popolo

“Il primo cittadino di una delle più importanti città d’arte del nostro paese ha recentemente trivellato gli affreschi cinquecenteschi che ornano la più grande sala civica del suo palazzo comunale per tentare di trovare un capolavoro perduto che possa alimentare il suo mito personale, e diventare il feticcio di un super-marketing turistico. Matteo Renzi lo ha fatto contro ogni evidenza scientifica, calpestando il metodo e la comunità della conoscenza, usando il patrimonio storico e artistico come una clava, aggredendo e denigrando i dissenzienti. Ma, in tutto questo, la violenza mediatica è l’unica...CONTINUA...