Bucci Francesco

Eugenio Scalfari. L’intellettuale dilettante

Pubblicato il: 19 gennaio 2014

Si dovrebbe sempre diffidare quando si legge da subito un elogio. La cosa potrebbe rivelarsi una semplice premessa a ben altro. Così nel caso dell’Introduzione a “Eugenio Scalfari. L’intellettuale dilettante”, dove Francesco Bucci prende la mira prima di sparare centocinquanta pagine che a dir poco ridimensionano il protagonismo di uno dei più autorevoli giornalisti italiani. Leggiamo: “Eugenio Scalfari è stato un grande direttore di giornale ed è tuttora un grande giornalista. I suoi editoriali di politica, di economia, di finanza, di costume sono esemplari per lucidità di analisi e chiarezza espositiva” (pag.7). Appunto, da subito un elogio che paradossalmente qualcuno di noi ha ritenuto fin troppo generoso nel lodare la lucidità dello Scalfari analista di attualità ed economia. Pur avendo apprezzato in questi anni le sue doti organizzative, la sua distanza culturale dal craxismo e dal montante berlusconismo, meno sintonia c’è stata quando il nostro giornalista, ingeneroso, si è lasciato andare a giudizi impietosi sul suo collega Indro Montanelli, quando ha fatto di Repubblica un organo d’informazione poco attento ai guasti della banda di De Mita, quando ha sbrigativamente liquidato le proteste di piazza contro le grandi opere inutili e contro la cosiddetta “casta” come semplice espressione di antipolitica e di cultura antimoderna, quando si è schierato sempre senza se e senza ma col monarca Giorgio Napolitano. Quindi un libro quello di Francesco Bucci che, fatta questa importante premessa, non rappresenta affatto un pamphlet contro Eugenio Scalfari visto nella sua interezza di uomo e di professionista, alla stregua di certe ormai consuete macchine del fango. Altro discorso sull’Eugenio Scalfari aspirante intellettuale.

Bucci, coerente col suo precedente libro “Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale”, che già aveva denunciato i guasti dell’industria culturale italiana, ha iniziato la sua requisitoria: “Allorché [ndr: Scalfari], verso la metà degli anni Novanta del secolo scorso, ha lasciato la direzione di la Repubblica ed è andato in pensione, nella sua mente si deve essere accesa una luce che gli ha indicato un percorso nuovo e difficile, che egli ha subito intrapreso con giovanile entusiasmo ed ancora prosegue con instancabile lena. L’idea luminosa deve essere stata quella lasciare ai posteri un’immagine di sé più alta e nobile di quella del semplice giornalista che, per quanto grande, ha pur sempre a che fare con la banale attualità. E, poiché il suo mestiere è quello di scrivere, il modo più semplice per raggiungere l’immortalità deve essergli sembrato quello di trasformarsi in saggista e di occuparsi in tale veste dei massimi sistemi. Fatto sta che ha iniziato a pubblicare un libro dopo l’altro, con una forte accelerazione negli ultimi anni […] Libri con i quali si inoltra, con piglio gagliardo e passo sicuro a dispetto dell’età, nei più vari campi del sapere: filosofia, letteratura, storia, psicologia, arte, scienza. Tutto, insomma, fuorché politica, economia e finanza, su cui – per nostra fortuna – continua a intrattenerci ogni domenica sul giornale da lui fondato […] Purtroppo […] i suoi libri, se risultano qua e là di un qualche interesse sul piano autobiografico, sono privi di qualsiasi valore sotto il profilo propriamente culturale, e questo per il semplice motivo che sono opere di un dilettante (pag. 8).

Un pamphlet quello di Bucci che, anticipato anni fa dalle critiche impietose di Cesare Garboli (“pensieri arruffati, disordinati, ancora umidi di emozione, venuti su dai fondi dimenticati e lontani degli anni di liceo, dall’odore delle sale di biliardo, dai lazzi e dagli schiamazzi della gioventù, quando le idee si svegliano trascinate dai sensi e si presentano alla mente facendo ressa”) è rivolto alle velleità intellettuali del giornalista (sciaguratamente, in questa veste, preso in considerazione da importanti case editrici, con tanto di antologia dedicata sui “Meridiani”) e si concentra su un’analisi testuale dei libri di Scalfari. Nessun discorso sui massimi sistemi o considerazioni feroci ed opinabili come quando si tratta di libelli costruiti contro l’avversario politico oppure si disquisisce su idee legittimamente contrarie alle proprie. L’opera di Bucci, dirigente della pubblica amministrazione ma chiaramente ferratissimo in filosofia, è piuttosto caratterizzata da una particolare e spietata precisione nell’analizzare i singoli passaggi dei libri incriminati; aspetto che ricorda in qualche modo il recente “L’importo della ferita” di Pippo Russo, dedicato, sul versante letteratura, agli strafalcioni di alcuni scrittori, o presunti tali, di grande successo.

Senza la pretesa di fare un ulteriore riassunto di tutte le cialtronate presenti in libri come “Incontro con Io”, “Alla ricerca della morale perduta”, Attualità dell’Illuminismo”, “Scuote l’anima mia Eros”, possiamo evidenziare alcuni passaggi tra i più clamorosi usciti dalla penna dello Scalfari aspirante intellettuale senza confini. In questi frangenti Francesco Bucci ha avuto gioco facile nel rilevare contraddizioni con precedenti scritti e idee a dir poco confuse, malgrado le tante affermazioni apodittiche ed oltremodo dannose se prese per buone da parte di lettori poco ferrati in materia. Un esempio facile facile è riferito alla parola “relativismo” che molti di noi, senza porsi problemi filosofici, spesso identificano come “antidogmatismo religioso” o qualcosa di simile. Evidentemente Scalfari, tra sbrigative letture di filosofia, ammesso che ci siano state, e parlare comune ha fatto un bel po’ di confusione. Così Francesco Bucci: “La negazione dell’Assoluto (quant’anche la metafisica si risolvesse in esso, come crede ES) non implica necessariamente il relativismo. Neppure se l’Assoluto venisse identificato con il dogma della Chiesa cattolica, come pure fa spesso ES. Non implica necessariamente un relativismo conoscitivo: la scienza, checchè ne pensi ES, è tutt’altro che relativista. E neppure su quello assiologico: la cultura laica ha espresso valori tutt’altro che relativi, che anzi si propongo addirittura come universali [….] Il banale errore logico (non filosofico, poiché qualificarlo così significherebbe attribuirgli una dignità che non possiede? Che ES commette nella sua arbitraria contrapposizione tra Metafisica-Assoluto-Dogma e relativismo è contenuto nel seguente “ragionamento”, che è alla base della sua tesi: il rifiuto del dogma libera gli individui da certezze inconcusse e da valori fissati eteronomamente, inducendoli così a cercarli autonomamente nelle proprie coscienze. Si determina, in tal modo la proliferazione dei valori, tutti soggettivi e quindi inevitabilmente relativi […] L’errore di valutazione in cui cade ES è esattamente lo stesso commesso a proposito di Montaigne: confondere il relativismo con lo scetticismo, in particolare con lo scetticismo moderato, non certo radicale, che caratterizzò, come visto, il pensiero di Montaigne. Uno scetticismo che metteva in dubbio che si potesse conoscere la verità ultima delle cose (ed era quindi, sul piano conoscitivo, empirista e antimetafisico) e che non approdò mai al relativismo sul piano assiologico” (pag. 32-37).

Oppure pensiamo al Nietzsche di Scalfari che Bucci individua come ripreso pari pari ed acriticamente dalla vulgata post-modernista di Vattimo. Ed ancora il tentativo del nostro giornalista di ricondurre ad unità, prospettando improbabili traits d’union, molteplicità di fenomeni culturali ed autori diversissimi come Kant, Diderot, Hegel, Chateaubriand, Tocqueville, Marx, Goethe, Baudelaire. Ci sarebbe molto altro da dire, visto che ogni pagina del libro di Bucci è una scoperta e il rilievo di una cialtronata, tanto più sorprendente per chi come noi fino ad ora ignorava i libri dello Scalfari aspirante intellettuale assoluto. Se avevamo giù capito che la barba bianca del nostro giornalista non contribuiva affatto a farne un infallibile maitre a penser, ora abbiamo compreso che non ne fa neppure un intellettuale universale. Ammesso che non se ne siano già accorti, la cosa andrebbe spiegata anche ai curatori dei Meridiani.

 

Edizione esaminata e brevi note

Francesco Bucci (1949), scrittore italiano e dirigente pubblico. Nel 2011 ha pubblicato “Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale” (Coniglio Editore, denuncia dei guasti dell’industria culturale italiana ormai attenta agli interessi di bottega piuttosto che alla qualità dei suoi prodotti.

Francesco Bucci, “Eugenio Scalfari. L’intellettuale dilettante”, Società  Editrice Dante Alighieri, Roma 2013

Luca Menichetti. Lankelot, gennaio 2014