Casadio Nevio

Sergio ti mando il fax! Un reporter romagnolo per Il Mattino di Napoli

Pubblicato il: 3 marzo 2012

Qualcuno di voi ricorderà “Nel silenzio un canto”, dove le tante storie presenti, bagaglio professionale del giornalista Nevio Casadio, a buon titolo erano state definite “romanzo tenero e violento di vita reale”. Veramente un bel libro, scritto con stile appassionato e lirico, caratterizzato da una letterarietà piuttosto inusitata presso la categoria dei giornalisti. Stile che non si è rivelato soltanto in occasione del citato “Nel silenzio un canto”, ma altresì durante la sua normale attività di cronista. Ne è esempio “Sergio ti mando il fax”, libro edito nel 1997, raccolta di articoli pubblicati dall’agosto 1993 all’agosto 1994 sul Mattino di Napoli. Sergio Zavoli in quel periodo era direttore del quotidiano campano ed aveva chiamato a collaborare il suo concittadino Casadio, quasi a “dare l’idea di una Romagna spiegata ai napoletani”. Quindi articoli dove troviamo molta Emilia Romagna, alcuni romagnoli in trasferta (molto presente Tonino Guerra residente in quel di Pennabilli), ma non solo: erano gli anni della guerra nella ex Yugoslavia e “Sul fiume di sangue” d’un tratto ci trasporta dalle nostalgie felliniane a vicende che dire drammatiche è poco. “Eppure uno di loro non ha ucciso” è una testimonianza, forse una delle tante che al tempo venivano pubblicate, sulla pulizia etnica nei Balcani, nella quale si coglie bene la follia sanguinaria sia dei combattenti armi in mano, sia degli appartenenti alla cosiddetta società civile: “Durante il viaggio, alla radio sentimmo dire che i serbi avevano attaccato un paese e, catturata una ragazza croata, l’avevano ripetutamente violentata, tagliati i seni e amputate le tre dita della mano, che servivano per fare il gesto che indica la grande Serbia. Giunti a destinazione ci recammo a fare visita ad un serbo, un amico di infanzia di mio marito. Insieme a questa persona dotata di discreta cultura, un individuo fino a quel momento corretto e civile, commentammo quella brutta vicenda. Ma questi, sbalordendoci, non diede importanza alla mostruosità, limitandosi a dire: Ma si, i serbi tagliuzzano, tagliuzzano”.

Insomma una raccolta di articoli nei quali al cosiddetto “corpus romagnolo”, ovvero ritratti e storie dedicate al fusignanese Arrigo Sacchi, a Federico Fellini, a Raul Gardini, Dante Arfelli, Francesco Baracca, Leo Longanesi da Bagnacavallo, si intrecciano servizi che, con ben altri toni, toccano altre regioni italiane e arrivano a Parigi e alla Croazia. Argomenti diversissimi e seppur accostati gli uni agli altri, il lettore difficilmente si troverà spiazzato o con l’impressione di una raccolta fin troppo raffazzonata, proprio perché la prosa di Casadio ha un che di letterario e con un gusto del ritratto, tipico del documentarista, filo rosso che unisce ogni pagina del libro, pur tra personaggi, drammi e vicende che apparentemente hanno poco in comune. Ricordavo che gli articoli sono stati scritti tra il 1993 e il 1994. Ebbene ci sono altri aspetti in qualche modo curiosi o comunque degni di riflessione, soprattutto adesso, anno 2012, che si dice – non so con quanta ragione – di post-berlusconismo. Nel 1993 qualcuno – ci raccontano – scese in politica per salvarci dal rischio gulag, ma, salvo la presenza di una minoranza di cittadini lucidi e disincantati, c’è voluto parecchio tempo per cogliere il vero volto di certi personaggi e le vere motivazioni che si nascondevano dietro il “mi sacrifico per voi”. In questo senso risulta piuttosto curioso un passo che troviamo nell’intervista a monsignor Ersilio Tonini, a fronte di una domanda di Casadio sulla politica intesa come un prodotto da vendere e presentata tramite spot: “Non possiamo pensare ad una politica economica come quella della Thatcher, la quale per raggiungere certi risultati ha pensato di risparmiare sull’assistenza sociale. Questa è pura follia. Berlusconi è anche uomo di principi cristiani, intelligente […] Siamo di fronte, indubbiamente, ad un grande imprenditore. Ma la società civile, la vita di un paese, la vita degli uomini non sono un’azienda. Magari fosse semplice così”. E infatti non è stato affatto semplice così, non fosse altro che del tanto temuto liberismo non c’è stata traccia se non nella precarizzazione selvaggia di un’intera generazione, ammesso poi che questo si possa definire liberismo. Del resto già a quei tempi pensare che un imprenditore monopolista e premier volutamente populista, e quindi con tutto l’interesse ad indulgere in assistenzialismo e regalie, potesse proporre una politica thatcheriana era qualcosa di azzardato. O di molto fantasioso.

Anche il riferimento al “cristiano” da parte del buon Tonini è chiaramente datato: solo dopo 17 anni si sarebbe parlato di troie, bunga bunga, forza gnocca; ed  è probabile, con senno di poi, che certi giudizi da parte di timorati e casti uomini di Chiesa sarebbero stati più prudenti. Peccato semmai che al tempo ci fosse stato Vittorio Mangano dalle parti di Arcore e questo magari era già un elemento, uno dei tanti, tale da rendere stonato quel “cristiano”. Comunque sia, a parte questi spunti che ci riportano all’attualità e a polemiche che rappresentano solo una parte dei contenuti del libro (Marzabotto, le domande di Casadio a Tonini), il lettore potrà ritrovare, proprio grazie allo stile dell’autore ed al suo gusto di documentarista, molto di “Nel silenzio un canto”.

La chiusura la lascio a Sergio Zavoli che così scriveva del suo amico e collega: “Rispetto a ciò che di veramente scritto leggiamo sui giornali, i tagli di terza di Nevio Casadio (così si chiamavano anni fa quei particolari “elzeviri di cronaca” che, magari in corsivo, andavano a occupare la parte centrale o medio-bassa della terza pagina) rappresentano la continuità di una inesplorata, o inesplosa, miniera. In tempi di vacche magre qualcuno, dalla parte di chi stampa, dovrebbe pensarci su”.

Edizione esaminata e brevi note

Nevio Casadio, giornalista, autore televisivo. In Rai ha lavorato con Biagi e con Zavoli. A Montanelli ha dedicato il programma per Rai Sat di otto puntate “Montanelli tv”; per RSC “Gli anni della televisione”, un progetto editoriale di 8 DVD. Ha vinto il Premio Guidarello per il Giornalismo d’autore tre volte il premio giornalistico Ilaria Alpi. Ha curato “Per Venezia” di Indro Montanelli, edito da Marsilio nel 2010. Alcune sue opere: “Polesine 51” (2002), “Tramonti, dal periodo veneziano ai primi anni 50” (2006), “Informazione e Lavoro” (2007), “Nel silenzio un canto” (2010).

Nevio Casadio, “Sergio ti mando il fax! Un reporter romagnolo per Il Mattino di Napoli”, Edizioni del Girasole, Napoli 1997,  pp. 208

Luca Menichetti. Lankelot, marzo 2012