Cocteau Jean

La difficoltà di essere

Pubblicato il: 24 agosto 2017

Il titolo, da solo, mi ha richiamato alla mente Emile Cioran. Ma il libro di Cocteau è altro.

Sento una difficoltà di essere. Questo risponde Fontenelle centenario mentre sta per morire […] Solamente che la sua è dell’ultima ora. La mia è data da sempre“. Essere comporta difficoltà. Soprattutto quando si è spiriti complessi ed eclettici come Cocteau. Perché l’artista parigino ha cercato molteplici e differenti forme per esprimersi? E’ lui stesso a spiegarlo: “Senza dubbio perché la mia semente voli un po’ dovunque. Il soffio che abita in me io lo conosco male, ma non è tenero. […] Non è ispirazione, è espirazione che bisogna dire. Perché questo soffio viene da una zona in cui l’uomo non può discendere“.

“La difficoltà di essere” è una sorta di testamento spirituale. Il testo si articola in trentuno affascinanti riflessioni attraverso le quali l’autore ci conduce all’interno del suo universo personale, emotivo, mentale, inventivo, artistico. Cocteau racconta e si racconta in un percorso fatto di ricordi, introspezioni, osservazioni e critiche. Gli spunti sono innumerevoli. Qualche esempio: in “Dell’amicizia”: “L’amicizia è uno spasmo tranquillo. Senza avarizia. La felicità di amico ci allieta. Ci arricchisce. Non toglie niente. Se l’amicizia se ne offende, non è amicizia. E’ amore che si nasconde“. Oppure in “Del dolore”: “preferisco essere pessimista. Lo sono sempre stato, per ottimismo. Speravo troppo per non mettermi in guardia da una disillusione“. O, ancora, in “Della gioventù”: “la gioventù sa quello che non vuole, prima di sapere quello che vuole. Ora quello che non vuole, è quello che noi vogliamo“.

Nel libro c’è anche spazio per incontrare quelli che sono stati alcuni tra gli artisti e gli intellettuali più importanti del novecento, gli stessi che Cocteau conosceva e frequentava normalmente: il suo grande amico Picasso, ma anche Proust, Apollinaire, Jacob, Stravinskij, Satie, Diaghilev, Nijinskij e molti altri. Grazie a loro si ritrovano la musica, la danza, la poesia, la pittura, il teatro di quel tempo. Tutte le forme espressive con le quali lo stesso Cocteau si è misurato e rivelato al mondo.

Non può mancare, ne “La difficoltà di essere”, il riferimento all’oppio. Il 20 dicembre del 1923 muore, per tifo, il giovane Raymond Radiguet, scrittore in erba, colui che l’artista considerava suo figlio: “la sua morte mi ha lasciato senza direttive, incapace di guidare la mia barca, di aiutare la mia opera e di averne cura“. Per superare quel dolore Cocteau inizia a fare uso di oppio. Una sostanza dalla quale non smetterà mai di essere dipendente, nonostante i vari tentativi di disintossicazione.

L’intelligenza di Jean Cocteau è sottile e feconda e traspare da mille intuizioni e da altrettanti progetti. E’ l’atto creativo a rivelarsi al suo esecutore e mai il contrario. Cocteau spiega che lui non ha mai cercato, ha sempre lasciato che sia stato: “in me il genio non cerca che un complice. Quello che vuole, è un pretesto per mettere a segno i suoi brutti tiri. […] Il materiale nuovo mi arriva durante le passeggiate. Soprattutto non devo accorgermene. Sol che me ne immischi, non arriva più. Un bel giorno il lavoro esige il mio aiuto. […] La nostra opera è già fatta. Tuttavia ci resta ancora da scoprirla“.

Leggere questo libro è un’esperienza coinvolgente e preziosa. Cocteau ci permette di afferrare i suoi complessi stati d’animo, di comprendere quali siano i percorsi che lo hanno condotto a divenire ciò che è stato, ci offre il piacere di condividere le sue considerazioni, le sue paure, le sue crisi. La scrittura è diretta e limpida. Egli confessa che il suo intento è sempre stato quello di farsi capire il più brevemente possibile. Quindi le sue proposizioni sono concise, fulminanti, essenziali. Un procedere rapido e allo stesso tempo denso di contenuti, colmo di una logica e di una cura per l’arte che attraggono e conquistano. Grazie a “La difficoltà di essere” ho scoperto ed avvicinato uno degli spiriti più geniali ed originali che abbia mai avuto la fortuna di leggere.

Edizione esaminata e brevi note

Jean Cocteau nasce a Parigi il 5 luglio 1889. Nel corso della sua vita si è cimentato in tutte le forme artistiche del suo tempo: poeta, sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale, disegnatore, attore, narratore, autore di drammi e balletti, pittore, collaboratore di musicisti. Leader del movimento surrealista e figura emblematica del dandy negli anni Venti. Dichiarò apertamente la propria omosessualità, anche se nella sua vita non mancarono intricate relazioni con delle donne. Ricevette numerosi titoli e riconoscimenti. Morì per infarto l’11 ottobre del 1963. E’ sepolto nella Chiesa di Sainte-Blaise-les-Simples a Milly-la Forêt.

Jean Cocteau, “La difficoltà di essere”, Mondadori, 2005. Traduzione di Elena Baggi Regard,