De Lucia Michele

Il berluschino. Il fine e i mezzi di Matteo Renzi

Pubblicato il: 3 giugno 2014

Bisogna ammettere che per un libro velenoso, scritto tra l’altro secondo lo stile collaudato delle edizioni kaos ed in particolare di Michele De Lucia, già autore di monografie impietose su Berlusconi (“Al di sotto di ogni sospetto”), Augusto Minzolini, Marcello Pera, un titolo come “Il berluschino” rende bene l’idea. Come del resto appare  subito chiaro l’intento di De Lucia nel leggere la quarta di copertina: “Questo libro ricostruisce tappa per tappa la scalata di Matteo Renzi culminata nella presa di palazzo Chigi. Alla guida di un governo nato da una crisi extraparlamentare, privo di viatico elettorale, espresso da un Parlamento delegittimato perché elet­to con una normativa incostituzionale, basato su una ambigua maggioranza truffaldina rispetto al mandato elettorale. E con un governo del genere, Renzi intende manomettere la Costituzione”. Per dirla in altri termini la ventennale egemonia culturale berlusconiana avrebbe contagiato anche l’elettorato di centrosinistra spianando così la strada ad un personaggio che molto deve al suo “maestro” di marketing politico, tanto abile ad interpretare gli umori dell’elettorato quanto spregiudicato e roso da ambizioni personali. Rispetto “Chi comanda Firenze” di Duccio Tronci, approfondito libro inchiesta, oppure rispetto “Il tempo nuovo (?) di Matteo Renzi” di Pippo Russo, cronaca grottesca e puntuale di un’Italia in pieno delirio e sempre desiderosa di vivere sotto padrone, od ancora diversamente dalle monografie di Allegranti, che pure svelano diverse magagne dell’ex sindaco di Firenze, “Il berluschino” è proprio quello che si può definire “pamphlet”.

Potrà pure dispiacere l’accanimento verso un personaggio che nelle vesti di rottamatore prima, e poi di uomo della speranza, il 25 maggio 2014 ha fatto il pieno di voti, ma quanto meno nessuno potrà negare che l’intenzione ferocemente polemica non risulti supportata da una documentazione incontestabile: non soltanto stralci dai libri citati, quello di Duccio Tronci in primis, ma proprio affermazioni e scritti di Renzi, a partire dai suoi anni giovanili per poi giungere al tempo nel quale era presidente della provincia di Firenze, sindaco e infine segretario Pd e premier. Oltretutto ci ha fatto piacere – se possiamo parlare di piacere nel ricordare certa roba – che De Lucia abbia citato le enews che l’allora aspirante sindaco inviava ad alcuni “privilegiati”. Il sottoscritto era tra questi. Il bollettino renziano ha voluto dire centinaia di mail nelle quali Matteo Renzi ci raccontava i suoi pensierini su tutto lo scibile umano. Al tempo il livello intellettuale non ci impressionò particolarmente: qualche affermazione di buon senso, alcuni luoghi comuni ripresi pari pari dai media inciucisti, qualche sparata ad effetto, toni e contenuti che a volte sembravano citazioni da Jovanotti o Fabio Volo. E soprattutto nemmeno una parola scandalizzata o realmente critica nei confronti di Silvio Berlusconi e la sua gang. Proprio sotto questo aspetto De Lucia ha pestato pesante rilevando come gli strali del giovane Renzi in veste di rottamatore fossero sempre rivolti al Pd, non per la sua ignavia nei confronti di un avversario che di fatto era un complice, ma in quanto, a suo dire, troppo antiberlusconiano e soggiogato dalla cultura giustizialista di Marco Travaglio. Come se fin da allora il “berluschino” avesse adottato la strategia, nella migliore delle ipotesi, di recuperare voti a destra senza lesinare lodi a Silvio Berlusconi, oppure di tenersi aperta la via di un ribaltone nel caso poi risultasse più favorevole accasarsi alla corte di Arcore. Diverse pagine del libro, con citazioni spesso dimenticate, sono dedicate proprio al rapporto di reciproca stima tra Renzi e Berlusconi, fatto di incontri più o meno segreti tra i due e culminato col mai chiarito patto del Nazareno, ovvero come “un pregiudicato e uno spregiudicato” possono riscrivere le regole senza che si sappia chi ha promesso cosa all’altro: una sorta di scambio di amorosi sensi che non è venuto meno neppure dopo qualche lieve polemica, probabilmente inevitabile e necessaria per rassicurare il proprio elettorato di riferimento più ortodosso.

Leggiamo ancora uno dei pensierini, forse non tra quelli intellettualmente più impegnati, presente in “Fuori”, uno dei suoi “libri propaganda che gli dà la scusa di esibirsi in giro per l’Italia”: “Non sono mai stato particolarmente attento o sensibile alle questioni ambientali per partito preso … Non sono neanche innamorato dell’evoluzione delle formichine nella storia dell’universo. E per quanto mi riguarda darei volentieri il mio modesto ma determinante supporto alla causa dell’abbattimento sistematico delle zanzare” (pag. 93). Ed ancora in “A viso aperto”, altra opera di pensierini: “Un cattivo esempio si può supportare tranquillamente: una presa per i fondelli no” (pag. 68). Appunto. Il racconto dell’ascesa politica di Matteo Renzi chiaramente tocca diversi punti controversi della carriera dell’ex sindaco, altrimenti non sarebbe un pamphlet. Ma, se a differenza dell’ex tesoriere radicale molti di noi potrebbero perdonare qualche sciocchezza giovanile e un certo zelo di capo scout, ben altro discorso riguarda l’attenzione ossessiva ai mass media (“secondo la dottrina berlusconiana”), accompagnata da abbondanti spese di rappresentanza, quale strumento per fare carriera a spese della collettività. Da qui i riferimenti di De Lucia riguardo il “Genio fiorentino” al tempo della presidenza della provincia di Firenze, già ottimamente raccontati da Duccio Tronci nel suo libro: “con la mano destra si è inventato una manifestazione mediatica costosissima (per la collettività), ma notevolmente efficace (per lui) in termini di relazioni, anche e soprattutto internazionali. Con la sinistra, ha allestito al tempo stesso un faraonico, e parimenti costosissimo, apparato per la comunicazione, la società Florence Multimedia, appunto per dare eco mediatica alla manifestazione e soprattutto a se stesso” (pag. 41). Una strategia che avrebbe quindi voluto dire anche la costruzione di un autentico “giglio magico” di fedelissimi tutti ben piazzati in posti chiave, dove negli anni ha avuto un ruolo fondamentale l’amico imprenditore Marco Carrai, che, secondo De Lucia, sarebbe stato il tramite con ambienti internazionali, compresi personaggi impresentabili della destra americana. Proprio quel Carrai, quasi sempre nell’ombra, che è recentemente assurto alle cronache per una faccenda che ha creato qualche imbarazzo e che il giornalista Davide Vecchi di Repubblica ha ottimamente sintetizzato: “Un anonimo imprenditore paga l’affitto a un sindaco e noi tre anni successivi riceve incarichi in società controllato dl Comune, appalti dall’amministrazione e gestisce le casse di associazioni e fondazioni create ad hoc per finanziare campagne elettorali che nel frattempo portano quel primo cittadino a diventare premier. Questo, in sintesi, quanto è avvenuto a Firenze, tra Marco Carrai e Matteo Renzi” (pag. 116).

Poi, tanto per gradire, la lunga lettera di dimissioni da assessore di Claudio Fantoni: “Sei sindaco, ma questo non giustifica qualsiasi atteggiamento. Il sindaco ha piena facoltà di ritirare le deleghe, se lo ritiene, ma non ha alcun diritto di mortificare un ruolo e una funzione istituzionale e tanto meno di creare cortocircuiti amministrativi che finiscono per compromettere l’attività di servizio alla città [ …] Io sono persuaso che certe dinamiche tu le metta in atto perché sono funzionali a un progetto di esaltazione e promozione della tua immagine […] Gli assessori, come noti, li sceglie il Sindaco ma ciò non vuol dire che per questo siano assimilabili a personale di servizio; sono servitori della cosa pubblica e non servitù personale” (pag. 175). Alla fin fine dello stesso tenore le parole di monsignor Angiolo Livi, priore della Basilica di San Lorenzo: “Matteo Renzi è tutto preso con Roma e con le cose italiane. Ogni tanto si affaccia qui in città per fare qualcosa, ma poi scappa via senza risolvere niente.. Renzi: fai poche chiacchiere e mantieni le promesse, se davvero ci tieni a questa città” (pag. 210). De Lucia non ha citato la durissima lettera del compianto Pierluigi Vigna dimissionario dall’incarico di Consigliere speciale per la sicurezza (“usi Firenze come un trampolino di lancio”), ricordata invece da Tronci; ma il concetto rimane chiaro. Come chiari sono i riferimenti a marachelle recenti e meno recenti, dall’assunzione come dirigente nell’azienda di famiglia Chil srl poco prima di diventare presidente della provincia (e così, in aspettativa, far pagare i contributi pensionistici alla collettività) all’uso mediatico e improprio delle opere d’arte, dal via libera alle grandi opere inutili  al passo falso sul Forteto, ai detti e contraddetti di questi ultimi due anni, che pure avevano messo in guardia, del tutto fuori tempo massimo, diversi esponenti democratici. Così, “arguto come una volpe”, il senatore Miguel Gotor: “C’è il sospetto di un’intesa riservata di Renzi con il duo Berlusconi-Verdini …[ndr: da quando l’ex premier fa qualcosa in maniera disinteressata?] Sul governo Renzi ci sono le impronte del conflitto d’interessi e di una intesa con Berlusconi” (pag. 228).

C’è da dire che“Il berluschino” è stato mandato in stampa poco prima del trionfo elettorale delle Europee e non ha preso in considerazione il bonus degli 80 euro in busta paga, mossa che a qualcuno è sembrata una via di mezzo tra un tentativo di rilancio dell’economia (tra i tanti possibili) e una versione aggiornata della scarpa destra di Achille Lauro. Possiamo solo scommettere che De Lucia vi avrebbe visto molto di Lauro, forse troppo. Ma non ci sentiamo davvero di infierire. Renzi in realtà è un rottamatore gentile, forse un po’ brutale con parole tipo “stiamo rottamando quei politici che da vent’anni stanno attaccati alla poltrone”, ma poi è abilissimo a fare l’operazione in anestesia, tanto che quelli là nemmeno si sono accorti di essere stati rottamati e hanno pensato semmai di essere stati riciclati. Tanto bravo che quasi quasi lo abbiamo pensato pure noi.

Edizione esaminata e brevi note

Michele De Lucia (Roma, 1972), ex tesoriere di Radicali italiani, è autore di vari libri. Con la Kaos edizioni ha pubblicato: Siamo alla frutta. Ritratto di Marcello Pera (2005); (2011); Se questo è un giornalista (2011); Al di sotto di ogni sospetto (2013).

Michele De Lucia, Il berluschino. Il fine e i mezzi di Matteo Renzi, Kaos edizioni, Milano 2014, pag. 240

Luca Menichetti. Lankelot, giugno 2014