Ercolessi Giulio

Sfascismo costituzionale

Pubblicato il: 29 giugno 2015

“Sfascismo costituzionale” è sicuramente un pamphlet, come del resto ammette lo stesso autore, una requisitoria impietosa nei confronti di una classe di governo incapace, ma anche qualcosa di più. Tra l’altro qualcuno potrà pure stupirsi nel leggere il giudizio di Sir Graham Watson, presidente dell’Alde, sul nostro premier: “Ho cominciato a dubitare dell’effettiva solidità dell’impegno di Matteo Ronzi per una vera democrazia liberale quando ho appreso che aveva ingaggiato come suo stretto consigliere uno di quelli che avevano lavorato come spin doctors per il suo predecessore Silvio Berlusconi […] E’ triste che si stia dimostrando così poco attento a quelle sottigliezze costituzionali che sono il fondamento di ogni sana democrazia […] Se Matteo Renzi non vuole ritrovarsi in compagnia di Viktor Orbán dovrebbe pensare a rafforzare anziché a demolire le garanzie costituzionali ed elettorali in Italia” (pp.15). Parole che sembrano contraddire la “narrazione” renziana, ampiamente propalata dai media italiani, del giovane premier ben voluto all’estero, oggetto di ammirazione per l’energia della sua azione politica. E’ probabile che un occhio di riguardo ci sia pure stato e ancora ci sia, non fosse altro come reazione al ventennio berlusconiano, almeno quello esplicitamente berlusconiano. Il tempo però passa, le frasi in libertà abbondano, i risultati sono quelli che sono a fronte di un impegno instancabile quasi tutto dedicato alle cosiddette riforme costituzionali ed elettorali. Legittima allora la domanda: perché di fronte al dramma del precariato, ad una distribuzione della ricchezza sempre più iniqua, ad uno spreco di risorse umane, economiche, ambientali che non conosce freni, il governo dei “rottamatori” ha avuto come priorità la riforma del senato e una legge elettorale contrattata con un pregiudicato, probabilmente più deleteria dello stesso “porcellum”? Il libro di Ercolessi tenta di spiegarlo, delineando oltretutto una prospettiva liberale alternativa al pasticcio targato Boschi-Verdini. Il premier, come si poteva immaginare, ne esce con le ossa rotte, pur ridimensionato nelle sue vesti di aspirante ducetto: “tutta la prorompente vitalità di potenza di Renzi ha, come molti hanno rilevato, i tratti del bullismo, non quelli della tirannia. Maldestro elefante in una cristalleria, più che dittatore. Inadeguato, come il suo principale predecessore e maestro, e come i suoi attuali collaboratori e collaboratrici, più che consapevole fautore di disegni autoritari” (pp.62). Parole altrettanto impietose nei confronti della classe dirigente italiana: “Che quella di Renzi sia una personalità fortemente autoritaria, come del resto lo è quella di molti suoi colleghi capi-partito in Italia e altrove, pare a chi scrive di solare evidenza. Ma è certamente vero che Renzi e i suoi hanno obiettivi assai più modesti e tutto sommato ordinari: occupare il potere il più a lungo possibile, con parlamentari obbedienti e con il minimo possibile di controlli e interferenze esterne” (pp.61).

Al di là delle considerazioni sulla mediocrità e sul cinismo dei falsi rottamatori, che molti di noi potranno trovare del tutto condivisibili, il pamphlet di Giulio Ercolessi soprattutto mette alla berlina i contenuti delle riforme istituzionali, su cui del resto si sono espressi Besostri, Galli, Comero ed altri intelligenti “gufi”. Ad esempio la cosiddetta soglia d’accesso. Leggiamo: “se si prevede l’attribuzione di un premio di maggioranza che già garantisce tutta la stabilità pensabile, allora nessuna soglia è giustificabile, se non al solo fine di sopprimere le minoranze politiche, di inibirne la possibilità di competizione ai danni di chi ricopre oggi le due posizioni dominanti nella politica italiana […] L’unica (inconfessabile) risposta possibile è che serve a tutelare dalla concorrenza il secondo partito del duopolio dominante” (pp.58). In merito Ercolessi ha ricordato l’affermazione di uno dei contraenti del Patto del Nazareno e soprattutto maestro di marketing dell’attuale premier: “i partiti più piccoli non ragionano per il bene del paese”. Come dire: da che pulpito.

L’autore di “Sfascismo costituzionale”, oltre a delineare delle proposte liberali per limitare i danni del disegno renziano, ha inteso proporre argomenti che potranno essere utili alla campagna per il NO nel referendum costituzionale.  Argomenti peraltro di stretta matrice liberale. E difatti uno degli aspetti più apprezzabili di questo libro è rappresentato dalla capacità di sintesi di Ercolessi, soprattutto riguardo la definizione di liberalismo. Un concetto che di questi tempi viene sempre più equivocato, non si sa se soltanto per crassa ignoranza oppure per malafede, assimilato senza alcun pudore al turbocapitalismo, all’anarcoliberismo più estremo, agli eccessi del liberismo finanziario. In un’Italia che trabocca di falsi liberali il nostro autore ha giustamente ricordato alcuni concetti base: “Il liberalismo è la teoria della limitazione dei poteri a garanzia della libertà degli individui. E’ l’opposto della teoria dell’abbattimento dei limiti del potere dei governi a garanzia del loro arbitrio […] Più di vent’anni di trionfi della ciarlataneria populista in tutte le sue forme, hanno prodotto un analfabetismo politico e civile dilagante, pervasivo e di massa, che ha apparentemente travolto ogni capacità di uso critico del linguaggio […] Grazie a questo analfabetismo nel linguaggio corrente “liberale” è diventato sinonimo, nel migliore dei casi, di una teoria meramente economica, spesso identificata con una specie di liberismo estremo, non di rado caricaturale” (pp.20).

Ercolessi invece ci propone ben altra definizione, una sorta di categoria aperta e work in progress,  pur tutti i limiti insiti nelle generalizzazioni: “Il liberalismo è una teoria dei fini e una teoria dei mezzi: massimizzare la libertà e l’autodeterminazione individuale, principalmente attraverso lo strumento della limitazione giuridica dei poteri” (pp.133). Da questo punto di vista viene anche ridimensionata l’idea di liberalismo economico alla stregua di puro liberismo: “Lo stesso Stato sociale fu inizialmente concepito e disegnato da liberali come Keynes e Beveridge, entrambi iscritti al Partito Liberale Britannico, più ancora che da socialisti o socialdemocratici. E per anni, non solo i comunisti, ma anche molti socialisti massimalisti, hanno imputato al perfido economista liberale John Maynard Keynes la colpa di aver salvato il capitalismo dal suo inevitabile tracollo, impedendo così la nascita di una felice e globale società socialista” (pp.134). Una volta chiarito che i nostri parlamentari tendono a parlare a vanvera, ne consegue quindi che la personalizzazione estrema della politica, ovvero quello che sta accadendo ad opera di sedicenti liberali, non ha nulla a che vedere con una democrazia liberale; e di conseguenza con riforme maldestre, probabilmente anche pericolose, che qualche personaggio confuso o furbastro insiste a spacciare come del tutto coerenti con la tradizione liberale dell’occidente. Da questo punto di vista allora fa pensare una recente affermazione del nostro turbo-premier rilasciata al “New Yorker”: “Vorrei fare politica fino al 22 febbraio 2024. Poi studierò e diventerò professore”. Così la replica di Marco Travaglio: “Uno di solito studia, poi prova a governare. Lui ha scelto il percorso inverso”. Un “percorso inverso” che evidentemente riguarda anche le riforme istituzionali targate Renzi e che, grazie a Ercolessi, abbiamo colto ancora una volta in tutta la loro cialtroneria.

Edizione esaminata e brevi note

Giulio Ercolessi, (Trieste, 1953) è membro del board del Forum Liberale Europeo, l’organizzazione che raggruppa fondazioni e centri studi collegati al partito europeo dei liberali (ALDE), e rappresenta il Coordinamento Nazionale delle Consulte Laiche italiane nel board della Federazione Umanista Europea, che riunisce le associazioni laiche del continente. Ha scritto “L’Europa verso il suicidio? Senza unione federale il destino degli europei è segnato” (Dedalo, Bari 2009).

Graham Watson è un politico britannico, membro del Parlamento europeo ed esponente dei Liberal Democratici. Dal 25 novembre 2011 è presidente del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori.

Giulio Ercolessi, “Sfascismo costituzionale. Come uscire vivi da un azzardo politico temerario. Una proposta liberale”, Aracne editrice (collana Biblioteca politica), Ariccia 2015, pp. 148. Prefazione di Graham Watson.

Luca Menichetti. Lankelot, giugno 2015