Vian Boris

Sputerò sulle vostre tombe

Pubblicato il: 24 settembre 2017

Nel 1946 la casa editrice francese “Le Scorpion”, diretta, al tempo, da Jean D’Halluin, pubblicò “J’irai cracher sur vos tombes”. Autore Vernon Sullivan. Lo scandalo fu immediato ed il libro, che in pochi giorni vendette 122mila copie, venne ritirato dal mercato poco più tardi. “Sputerò sulle vostre tombe” portò alla ribalta, per la prima volta nel Vecchio Continente, il tema del razzismo, quindi le discriminazioni e le violenze che i neri americani erano costretti a subire da parte dei bianchi. Le rivendicazioni e le conquiste di Martin Luther King verranno solo diversi anni più tardi.

Il libro fu un prepotente atto d’accusa nei confronti del perbenismo, dell’ipocrisia e della vigliaccheria della società americana. Oltre ad affrontare una questione tanto scottante e tanto diversa, “Sputerò sulle vostre tombe” proponeva una storia violenta, oscena, fortissima. La trama era tutto sommato semplice: il protagonista del romanzo, Lee Anderson, un negro dalla pelle bianca, nasconde una sorta di segreto appartenente al suo passato. Ed è proprio per vendicare quel tragico passato che Lee progetta di sedurre due bellissime sorelle: ragazze bianche, ricche, inavvicinabili e profondamente razziste. Il racconto è agile, teso, irrequieto. E’ carico di scene di erotismo, alcolismo e perversità d’altro genere. Tutto è descritto con un linguaggio estremamente immediato ed esplicito. Ed è proprio per questo che “Sputerò sulle vostre tombe” attirò l’attenzione di tanti lettori e quella del direttore del “Cartel d’Action Sociale et Morale”, Daniel Parker, che ne proibì la diffusione e, con essa, ne aumentò il fascino e la leggenda.

Tanto clamore portò ben presto alla scoperta di una verità ancora più scabrosa: Vernon Sullivan, presentato come un autore nero americano, censurato in patria per motivi di natura razziale, non esisteva, “Sputerò sulle vostre tombe”, infatti, era stato scritto da Boris Vian. L’artista francese ammise di non essere il traduttore del libro, come fino ad allora aveva sostenuto, ma di esserne l’autore. La confessione di Vian risale ad 24 novembre del 1948. La macchina della giustizia era già in moto: Vian e Jean D’Halluin vennero condannati a pagare un’ammenda di centomila franchi.

La nascita di “J’irai cracher sur vos tombes” era dovuta ad una sorta di giocosa scommessa che Vian propose all’editore: scrivere un romanzo indecente e forte, in perfetto stile americano, in pochi giorni. Vian inventò una storia e anche il nome del suo autore che chiamò Vernon, come un suo amico musicista, e Sullivan, come Joe Sullivan, celebre pianista jazz. Quella di Vian voleva essere una mera operazione commerciale che avrebbe consentito a Jean D’Halluin di vendere un bel po’ di libri. E così fu. Al tempo in Francia, e nel resto d’Europa, la letteratura sensazionalistica americana andava per la maggiore e Boris Vian, attraverso “Sputerò sulle vostre tombe”, voleva prendersi gioco di quella letteratura, nel pieno rispetto della sua indole insolente ed ironica. Per lo scrittore francese fu un semplice “divertissement” ma per i critici non lo fu affatto, soprattutto perché nessuno di loro era stato capace di intuire la vera genesi di “Sputerò sulle vostre tombe”. Un “gioco” che Vian pagò caro visto che, da quel momento in poi, i suoi libri ricevettero scarsa attenzione da parte della critica. In modo sbrigativo ed efficace Vian veniva punito anche per quel lucido sarcasmo col quale, dopo la sua confessione, aveva sottolineato l’approssimazione e l’ingenua seriosità delle critiche rivolte al SUO romanzo.

Edizione esaminata e brevi note

Boris Vian nacque a Ville-d’Avray il 10 marzo 1920. Durante l’infanzia soffrì di alcune complicazioni reumatiche che compromisero in maniera seria il funzionamento del suo cuore. A 22 anni si diplomò in Ingegneria Cartaria. Nel periodo che va dal ’41 al ’44 visse a Saint-Germain-des-Près, frequentando gli ambienti esistenzialisti e dedicandosi alla musica Jazz. A questo periodo risalgono anche i primi scritti di Vian che trovò in Raymond Queneau il suo scopritore e protettore. Boris Vian fu giornalista, traduttore, scrittore, poeta, musicista, cantante, autore di teatro, sceneggiatore. Spirito eclettico, dissacrante ed originale che fece dell’ironia il suo verbo. Morì il 23 giugno del 1959, a soli 39 anni, stroncato da un infarto, mentre assisteva alla proiezione dell’adattamento cinematografico del suo “J’irai cracher sur vos tombes”.

Boris Vian, “Sputerò sulle vostre tombe”, Marcos y Marcos, Milano, 2005. Traduzione Stefano Del Re.

  • Ettore Fobo

    L’ho letto. Lo ricordo come un bellissimo romanzo. Di Vian
    ho letto anche un canzoniere. Bel recupero, Maria.

    • Maria Tortora

      E’ proprio questo: un recupero.
      Serve recuperare certi autori e certi libri.
      Grazie Ettore.

  • Remigio Montestella

    Era uno scrittore e poeta anticonformista e provocatore. Non ho letto i suoi romanzi, però il suo nome lo accosto sempre ad una famosa poesia che si intitola “non vorrei crepare” che dà il titolo ad una sua raccolta di versi.

    • Maria Tortora

      Non vorrei crepare

      Prima d’aver conosciuto

      I cani neri del Messico

      Che dormono senza sognare

      Le scimmie a culo nudo

      Divoratrici dei tropici

      I ragni d’argento

      Dal nido pieno di bolle

      Non vorrei crepare

      Senza sapere se la luna

      Sotto la sua falsa aria di moneta

      Ha un lato appuntito

      Se il sole è freddo

      Se le quattro stagioni

      Sono davvero quattro

      Senza aver provato

      A portare un vestito

      Lungo i grandi viali

      Senza aver guardato

      Dentro a un tombino

      Senza aver ficcato il cazzo

      Nei posti più impensati

      Non vorrei crepare

      Senza conoscere la lebbra

      O le sette malattie

      Che si prendono laggiù

      Il bene e il male

      Non mi farebbero penare

      Se sapessi

      Che ne avrò la strenna

      E c’è anche

      Tutto ciò che conosco

      Tutto ciò che apprezzo

      E che so che mi piace

      Il fondo verde del mare

      Dove le alghe ballano il valzer

      Sulla sabbia ondulata

      L’erba bruciata di giugno

      La terra che si screpola

      L’odore delle conifere

      E i baci di colei

      Che questo che quello

      La bella ecco

      Il mio Orsetto, Orsola

      Non vorrei crepare

      Prima d’aver consumato

      La sua bocca con la mia bocca

      Il suo corpo con le mie mani

      Il resto coi miei occhi

      Non dico altro bisogna pur

      Mantenersi riverenti

      Non vorrei crepare

      Prima che abbiano inventato

      Le rose eterne

      La giornata di due ore

      Il mare in montagna

      La montagna al mare

      La fine del dolore

      I giornali a colori

      Tutti i bambini contenti

      E tante cose ancora

      Che dormono nei crani

      Di geniali ingegneri

      Di allegri giardinieri

      Di socievoli socialisti

      Di urbani urbanisti

      E di pensatori pensierosi

      Tante cose da vedere

      Da vedere e da sentire

      Tanto tempo d’attendere

      A cercare nel nero

      E io vedo la fine

      Che brulica e che s’avvicina

      Con la sua gola ripugnante

      E che m’apre le braccia

      Di ranocchia brancicante

      Non vorrei crepare

      Nossignore nossignora

      Prima d’aver provato

      Il gusto che mi tormenta

      Il gusto più forte

      Non vorrei crepare

      Prima di aver gustato

      Il sapore della morte…