Jemisin Nora K.

I centomila regni

Pubblicato il: 2 marzo 2014

Leggiamo su wikipedia: “I romanzi dell’High Fantasy si differenziano dagli altri per la presenza di un mondo ben preciso, compreso di mappe e di date, che è caratterizzato da un’ambientazione medievale ed è proprio da questo periodo storico che il genere prende molto per quanto riguarda l’ambientazione”. E proprio da questa definizione potevamo iniziare un discorso articolato, non fosse altro che tempo addietro parte della critica aveva ricondotto anche il romanzo “I centomila regni” di Nora K. Jemisin al sottogenere “epic”. Potevamo appunto; ma siccome a volte siamo un po’ pedanti, malgrado non ci appassionino molto le disquisizioni sui generi e i sottogeneri, spesso artificiose, davvero questa definizione di “High Fantasy” non l’abbiamo trovata adatta all’opera prima della scrittrice statunitense. Ci troviamo di fronte ad una trama complessa, tutt’altro che facile da sintetizzare, ma, anche grazie a qualche breve accenno alle vicende e ai personaggi del romanzo, si potranno cogliere quegli elementi peculiari che fanno dei “Centomila regni” un’opera a sé stante.

Protagonista assoluta, col suo racconto in prima persona, è la giovanissima Yeine Darr, esiliata del barbaro Nord. Subito dopo la morte della madre, scomparsa in circostanze poco chiare, la ragazza, ancora in lutto, viene convocata nella splendente ed enorme città sospesa di Sky, sede della famiglia dominante Arameri. Yeine, per parte di madre, è nipote del re e una volta giunta nella capitale del regno viene sorprendentemente nominata sua erede insieme ai suoi due cugini. Il trono dei Centomila Regni, di fatto il Mondo, diventa quindi una partita a tre. E fin qui la trama potrebbe apparire molto ordinaria. In realtà questa lotta di potere tra uomini viene condotta in nome di un dio e con le armi di un folto gruppo di dèi decaduti e di semidei. Di pagina in pagina le premesse di questa vicenda non soltanto umana appaiono più chiare: la guerra iniziata nella notte dei tempi tra Nahadoth, il Signore della Notte, dio del caos e del cambiamento, e il fratello Itempas, il Signore Lucente, dio dell’ordine e della quiete, ha visto il secondo prevalere e adesso, mentre la sorella dei due, Enefa “la Traditrice”, pare defunta, lo stesso Nahadoth e i suoi figli sono assoggettati, forse per l’eternità, agli umani di razza Arameri, i nemici di sempre. Dèi che, pur sempre dotati di grandi poteri, sono limitati nelle loro azioni dagli uomini della famiglia regnante, che li usa come strumento del loro piacere e delle loro trame politiche. Yeine si ritrova costretta a combattere per la propria sopravvivenza e, nell’intento di salvare se stessa, si avvicinerà sempre di più alla verità sulla morte della madre, alla storia sanguinaria della sua famiglia ed anche a scoprire qualcosa di sé che la porterà fuori dai suoi limiti umani. Tutto in un vortice di avvenimenti che vede dèi decaduti e mortali legati da sentimenti contrastanti. L’epilogo della vicenda, almeno di quella umana, avverrà il giorno della cosiddetta successione, dove la giovane protagonista, per vendicare quanto avvenuto anni prima durante la cerimonia che aveva incoronato il nonno e che poi successivamente aveva causato la scelta di sua madre di fuggire da Sky, forse si ritroverà dalla parte degli dèi imprigionati nelle loro celle di carne e sangue.

Già il frequente richiamo agli umani e agli dèi fa capire come di questo fantasy di Nora K. Jemisin si possa parlare non tanto in termini di epica quanto di mitologia. Un romanzo cosiddetto di genere forse non legittima troppe considerazioni in merito a significati reconditi e chissà quali messaggi, tipo rappresentazione del razzismo, dell’emarginazione dei diversi, dell’irrefrenabile brutalità del potere. Certo è che anche nei “Centomila regni” risulta evidente, come ormai usuale nella più recente narrativa fantasy, una sorta di bildungsroman del protagonista: lo dimostrano le tante prove alla quali è sottoposta Yeine Darr e l’epilogo inaspettato, quasi a sorpresa. Il percorso iniziatico della giovane barbara ci appare più efficace anche grazie alla narrazione in prima persona, tale da limitare l’impressione di vicende eccessivamente complesse; col rischio altrimenti che i tanti intrighi tra umani e dèi si trasformino in mera verbosità. La giovane Yeine si racconta con un flusso di pensieri continuo che svela tutti i suoi dubbi e paure per questo mondo sconosciuto e sanguinario. Un’introspezione in qualche modo coerente con l’ambientazione che risulta piuttosto eterodossa rispetto altri romanzi fantasy: la narrazione difatti si svolge nel corso di un tempo limitato, dal momento dell’arrivo della protagonista nella capitale degli Arameri al giorno della cerimonia, e per lo più sempre nelle stanze dell’enorme palazzo di Sky.

Un fantasy dove lo stesso elemento medievale, consueto nel sottogenere epico, risulta sfuggente, anche in relazione al tempo di un’azione che potrebbe addirittura situarsi in un lontano futuro: “E nonostante facessi del mio meglio, non riuscivo a capire quanto potesse esserci di vero in ciò che leggevo. Ogni resoconto si riferiva agli stessi eventi: l’indebolimento del mondo, durante il quale ogni essere vivente, dalla foreste agli umani più forti e giovani, aveva cominciato a consumersi e morire: la tempesta dei tre giorni; l’esplosione del sole e la sua rinascita; il fatto che il terzo giorno i cieli si fossero placato e Itempas avesse fatto la sua comparsa per spiegare il nuovo ordine delle cose” (pag. 129). Nora K. Jemisin, con il regno di Sky, senza la compiuta rappresentazione di eroi, di battaglie campali, ed oltretutto senza appesantire la narrazione con le solite mappe e geografie improbabili, piuttosto che un mondo fantastico potremmo dire che ha inventato semmai una vera e propria nuova mitologia, che ricorda, in questa convivenza di umani e di dèi, qualcosa della cosmogonia norrena e degli antichi greci. Anzi forse, con qualche azzardo, potremmo pure dire che siamo in presenza di una sorta di mitologia weird applicata al fantasy. Forse niente di autenticamente bizzarro ma di sicuro non un romanzo facile da incasellare in qualche genere o sottogenere. Probabile sarà proprio questa particolarità di fantasy senza etichette che contribuirà al successo di pubblico dei “Centomila regni”.

Edizione esaminata e brevi note

Nora K. Jemisin, scrittrice statunitense, nata in Yowa,  è cresciuta tra New York e l’Alabama. Dopo numerosi racconti, ha pubblicato I Centomila Regni, opera d’esordio e primo volume della trilogia L’eredità, candidato all’Hugo, al Nebula e al World Fantasy Award, e con il quale nel 2011 ha vinto il Locus Award come miglior primo romanzo e il Romantic Times Reviewers’ Choice Award. Attualmente vive a Brooklyn, dove, oltre a scrivere romanzi e racconti, lavora come consulente universitario.

N.K.Jemisin, “I centomila regni”, Gargoyle, collana Gargoyle Extra, Roma 2014, pag. 382. Traduzione di Serena Maccotta.

Luca Menichetti. Lankelot, marzo 2014