Botta Luigi

La marcia del dolore

Pubblicato il: 21 dicembre 2017

Il 15 aprile 1920, durante una rapina a un calzaturificio di South Braintree (Boston) perdono la vita due uomini, la guardia giurata Alessandro Berardelli e il portavalori Frederick Parmenter. Il 5 maggio Nicola Sacco (il cui vero nome era Ferdinando) e Bartolomeo Vanzetti, due italiani che fanno parte del movimento anarchico, vengono fermati su un tram dalla polizia. Il 31 maggio 1921 comincia il processo che vede imputati i due uomini, a Dedham. Il 14 luglio la sentenza: omicidio di primo grado, sedia elettrica nel Massachusetts di quegli anni (la pena di morte è stata abolita in questo stato nel 1984, ma per i crimini federali è prevista, così nel 2015 l’attentatore della maratona di Boston è stato condannato a iniezione letale). Il 23 agosto 1927, dopo sei anni di lotta per provare la loro innocenza, sono giustiziati sulla sedia elettrica del carcere di Charlestown. Il 28 agosto c’è quella che viene chiamata “the march of sorrow”, il corteo funebre che da Hanover Street, sede delle pompe funebri, arriva al camposanto di Forest Hills dove i corpi sono inceneriti.

Il libro di Luigi Botta, uscito per i tipi di Nova Delphi in occasione della ricorrenza dei 90 anni da quei fatti, prende il titolo proprio da quel corteo, La marcia del dolore, ripercorrendo “i momenti chiave legati all’atto funebre: il corteo. […] Seguendo esclusivamente, attraverso gli archivi, le cronache dell’epoca, le corrispondenze e le pubblicazioni specifiche, quegli elementi legati rigorosamente al contesto difensivo, personale e familiare (gli ultimi appelli, l’esecuzione, il corteo funebre, la querelle delle ceneri, il viaggio di ritorno, l’atteggiamento dei paesi natii, per fermarsi agli ultimi e definitivi funerali) e tralasciando invece quanto […] appartiene alla sfera globale e mostra il grande interesse che il caso mostrò in ogni dove […]” (pag. 37).

Un grande lavoro di ricostruzione che permette di comprendere meglio come i familiari (una delle sorelle di Bartolomeo, Luigina, arrivata dall’Italia e in contatto continuo con la famiglia, e la moglie di Nicola, Marianna “Rose” Zambelli) cercarono di gestire la difficile situazione. Si trovarono in mezzo infatti a un duro scontro che vedeva da una parte il movimento anarchico, per cui la palese ingiustizia del processo e della condanna era un’occasione di rivolta, dall’altra le autorità politiche e la Polizia che volevano evitare qualunque tipo di problema con un dispiegamento di forze consistenti. Data la grande attenzione mediatica internazionale non era né poteva essere un semplice funerale, e tutto ciò si ripercosse sulle vite di chi prese parte a quegli eventi, di chi dovette andare avanti, tra mille peripezie anche burocratiche. Dagli spostamenti dei corpi per la celebrazione sotto stretta sorveglianza della Polizia alla divisione delle ceneri per permettere la sepoltura sia negli Stati Uniti che in Italia, la scorta nei vari stati durante il viaggio di ritorno in patria delle urne, le storie che nacquero al riguardo, i funerali infine nei piccoli paesi d’origine. Questi, per esempio, furono molto diversi per la differente collocazione politica delle famiglie. Quella Vanzetti, cattolica, non condivideva l’anarchismo di Bartolomeo, mentre i Sacco, più impegnati politicamente, incontrarono non poche difficoltà con le forze dell’ordine fasciste, tanto che esistono tre differenti versioni dei funerali (una delle quali narra addirittura la tumulazione notturna) e testimonianze molto varie di quei giorni, ma di sicuro le autorità fecero di tutto per far passare sotto silenzio le esequie, fino a vietare e rimuovere i fiori trovati sulla tomba.

Siamo nell’ottobre 1927 quando vengono celebrati i funerali in Italia, ma la Storia prosegue e così le storie che vi ruotano intorno, tanto che le ceneri “americane” trovano collocazione definitiva negli anni ’70, mentre per il cinquantenario (1977) il governatore del Massachusetts Dukakis riabilita il nome dei due italiani istituendo il “NICOLA SACCO AND BARTOLOMEO VANZETTI MEMORIAL DAY”.

Un libro che ha la capacità di farti immergere in quegli anni, scandagliando ogni tipo di fonte documentale. Completano l’opera una bella introduzione di Giovanni Vanzetti, nipote di Bartolomeo, che narra la vita nella famiglia, il ripercuotersi per anni e anni di quegli avvenimenti; il dvd con le immagini d’epoca del corteo funebre (nel libro si trovano due scritti al riguardo: di Robert D’Attilio, uno dei maggiori studiosi dell’anarchismo italo-americano, e di Jerry Kaplan, che presenta le immagini del corteo descrivendo le più significative), e un’intervista all’autore Luigi Botta. Unici nei, in questa pubblicazione degna d’attenzione, sono a mio avviso la mancanza di una maggiore organizzazione del testo e quella di una bibliografia in coda. La prima avrebbe reso più fruibile la lettura, la seconda avrebbe fornito uno strumento di consultazione importante.

Al di là di questo, La marcia del dolore ha il merito di raccogliere le piccole storie finora forse soffocate dalla grande Storia che ha immortalato Sacco e Vanzetti, un onore vissuto con dignità ma certo non sognato quando, una ventina d’anni prima, erano partiti da Torremaggiore e Villafalletto per l’America, come molti altri nostri connazionali, speranzosi di una vita colma di opportunità.

Edizione esaminata e brevi note

Luigi Botta. Autore di numerosi studi e volumi, collabora con quotidiani, periodici e riviste specializzate, italiane e straniere. Nel 1972 ha iniziato a occuparsi del caso Sacco e Vanzetti, pubblicando alcuni anni più tardi il volume Sacco e Vanzetti: giustiziata la verità (con prefazione di Pietro Nenni). Nel 2016 ha dato alle stampe il libro di corrispondenze Figli non tornate! (1915-1918).

Luigi Botta, La marcia del dolore – I funerali di Sacco e Vanzetti. Una storia del novecento, introduzione di Giovanni Vanzetti, contributi di Robert D’Attilio e Jerry Kaplan, Nova Delphi, 2017. Il dvd all’interno contiene il filmato The march of sorrow e un’intervista a Luigi Botta.