Pugliares Matteo

Vie per l’armonia

Pubblicato il: 27 settembre 2015

E’ lo stesso autore di “Vie per l’armonia” ad aver scritto che “certamente queste pagine non sono la panacea per la soluzione di tutte le nostre difficoltà” (pp.79) – e non potrebbe essere altrimenti – ma non c’è dubbio che le ambizioni di Matteo Pugliares, nella sua veste di counsellor, siano impegnative. Per quanto sia si parla di temi legati alla spiritualità e alla ricerca del benessere interiore: in altri termini, come suggerisce il titolo, un modo per “vivere in armonia con se stessi”, presupposto per vivere in armonia anche con gli altri. Ambizioni che però non vogliono dire affatto l’intento di sostituirsi ad altri professionisti come gli psicoterapeuti. Pugliares ha giustamente chiarito in premessa il significato di counselling, “disciplina ben distinta dalla psicoterapia” (pp.8). Quel tanto da rendere “Vie per l’armonia”, pur nell’economia di poco meno di cento pagine, una sorta di piccolo saggio e non soltanto guida pratica per coloro (i clienti – non pazienti del counsellor) che volessero intraprendere un percorso mirato di cosiddetto sostegno. Wikipedia sintetizza molto bene il significato di counselling: “un’attività professionale che tende ad orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente, promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta. Si occupa di problemi non specifici (prendere decisioni, miglioramento delle relazioni interpersonali) e contestualmente circoscritti (famiglia, scuola, lavoro); ma ancor più precise le parole presenti in “Vie per l’armonia”: “disciplina ben distinta dalla psicoterapia […] è rapporto interattivo fra cliente (non paziente) e il counsellor, con l’obiettivo di far sì che il cliente riesca a potenziare le proprie risorse […] Aiuta a prendere decisioni connesse a scelte difficili inerenti: l’indirizzo scolastico, la realizzazione della propria vocazione, l’entrata o l’uscita dal mondo del lavoro, il pensionamento, la maternità o paternità, le separazioni affettive, il fidanzamento, il matrimonio” (pp.9). Tutte situazioni che, sempre a detta di Pugliares, possono trarre beneficio dai suggerimenti del counsellor (vero e proprio “orientatore” nel caso di difficoltà temporanee), salvo il limite della vera e propria malattia intesa come disturbi della personalità e disordini psicologici. Fin qui la pura e semplice definizione dell’attività di counselling.

La guida pratica destinata al lettore, sempre molto breve e orientata al suggerimento, tutt’altro che dogmatica, intende semmai proporre degli esercizi che favoriscano la calma e quindi uno stato tale da predisporre al meglio il colloquio con il counsellor; oppure – questo lo pensiamo noi – suggerimenti tali da sdrammatizzare quello che ci può capitare di sgradevole e diventare, almeno in parte, counsellor di se stessi. Le tappe suggerite da Pugliares non hanno nulla di strettamente terapeutico – aspetto ribadito più volte quasi a marcare la distanza con la psicoterapia – ma investono l’umorismo, la lettura e la musica. Questo vuol dire sviluppare in maniera intelligente tutte le occasioni (ed esercizi pratici) che, ad esempio, possono risvegliare la capacità di ridere e quindi alimentare quel benessere interiore che è premessa di altri cambiamenti. Anche la lettura e i libri sono ricordati come “strumenti di promozione di benessere personale”, una sorta di rito che può portare ad un necessario estraniamento e nel contempo di “decodificazione di una parte di noi stessi” (pp.29). Da qui gli esercizi volti ad “allargare” il libro letto, a visualizzare altre situazioni non descritte dal romanzo ma che da quelle pagine possono prendere vita. E’ evidente che il “benessere” non può prescindere dalla qualità di quello che si è letto; e difatti Pugliares, pur elencando alcuni libri che personalmente gli hanno provocato “buonumore” se ne guarda bene dal proporceli come terapeutici. Comunque sia non esistono veri e propri elenchi di libri “terapeutici”, adatti a tutti. Tanto capirci: possiamo immaginare che a uno di noi, lettori non occasionali, meditare e “allargare” su un romanzo di Federico Moccia possa fare molto male, gonadi comprese.

Il terzo percorso investe la musica, anche se quanto proposto da Pugliares non riguarda propriamente la musicoterapia che pure è citata e brevemente raccontata. In virtù della frequenza 432 Hz semmai sono suggeriti alcuni autori, per lo più “new age”, fino ad ora utilizzati con successo come sottofondo ad esercizi di rilassamento. Pensiamo a Jean-Marc Staehle, Terry Oldfield, Erik Berglund, Rino Capitanata, Aeoliah, Karunesh, Medwyn Goodall, Michel Pepé. Suggerimenti chiaramente strumentali all’attività preparatoria di counselling e certo non da intendersi come esempi assoluti di qualità musicale. Altrimenti, come ancora scrive Pugliares, una soluzione alternativa ma incontestabile dal lato artistico, potrà essere rappresentata in particolare da Mozart, utilizzabile in tutta la sua produzione. “Vie per l’armonia” che non fanno altro che riscoprire quello che, secondo noi, è stato sottovalutato da una modernità che fa spesso il paio con mediocrità.

Edizione esaminata e brevi note

Matteo Pugliares, nato ad Augusta (SR) nel 1972, vive a Sortino (SR). Frate minore cappuccino, è counsellor professionista e formatore, propone percorsi di benessere attraverso il Goal Setting e altre tecniche olistiche. Collabora con la testata giornalistica Webmarte.tv. Presidente dell’Associazione Culturale “I libri di Morfeo”.

Matteo Pugliares, “Vie per l’armonia”, Dissensi Edizioni, Viareggio 2015.

Luca Menichetti. Lankelot, settembre 2015