Bucciarelli Elisabetta

La resistenza del maschio

Pubblicato il: 14 dicembre 2015

Opposizione. Riluttanza. Ritrosia. Ecco alcuni sinonimi della parola “resistenza”. Mi sono chiesta se il “maschio” contemporaneo descritto dalla Bucciarelli in questo romanzo sia resistente in tali termini. Lo è. Il maschio, o il personaggio denominato semplicemente Uomo, protagonista della storia, resiste. E come lui fanno molti maschi comuni. Cosa vuol dire? Sostanzialmente che il maschio vive spesso di sospensioni, rimandi, assenze quindi opposizioni, riluttanze, ritrosie. Sembra essere portatore di una interpretazione del tutto nuova e sconvolgente del concetto di “coppia”. Ovviamente la donna traduce questa inconsueta interpretazione maschile della sfera relazionale in un desiderio di fuga, di allontanamento o separazione. Secondo la donna l’uomo tende semplicemente a scappare dai propri doveri e tutto quel che implicano. Questo però è solo il segmento conclusivo di un fenomeno evolutivo del modello maschile. L’Uomo della Bucciarelli soppesa e misura ogni evento ed ogni incontro per valutarne la portata o la convenienza. Sembra un gesto estremamente cinico, diffidente, arido. Probabilmente lo è (soprattutto agli occhi di una donna) ma funziona alla perfezione. L’Uomo così fatto sa governare con estremo talento le distanze e le attese che lo separano dalla donna. E la donna, da parte sua, si limita ad attendere e sperare. Spesso a vuoto.

La sensazione è che gli uomini abbiano imparato a fare proprie strategie di conquista e di seduzione un tempo riservate solo alle donne. I ruoli, quindi, paiono invertiti e le donne non sembrano ancora preparate a gestire o ad accettare certi atteggiamenti. L’Uomo del libro incarna in maniera perfetta questa nuova logica. È un docente universitario. Insegna ai suoi studenti a misurare e conoscere le esatte proporzioni di ogni edificio. Nella sua mente ogni pensiero conduce ad una geometria precisa o ad una distanza esatta rispetto a qualche altra cosa. “C’è una geometria in ogni circostanza della vita. E ogni esistenza ha una sua forma geometrica“. Tutto diviene gestibile attraverso un’unità di misura. Anche i rapporti con sua moglie e con le altre donne. “È convinto che ci siano molti segreti nella misura degli oggetti. Lui misura per trovare qualcosa che sente ma non conosce ancora. Per cogliere le relazioni tra le cose e tra le persone. Per trovare il suo posto nello spazio“. Una razionalità che diventa quasi ossessione e che la Bucciarelli riesce a raccontare con tale intelligenza e fascino da tramutarla in un elemento carismatico.

Lo stile del romanzo ha molto di cinematografico. La descrizione essenziale ma precisa delle scene permette al lettore di ritrovarsi all’interno della storia proprio come fosse un film. Il piano narrativo è duplice. Da una parte c’è la storia dell’Uomo, che diventa anche Marito quando si relaziona con sua Moglie. Dall’altro c’è una sala d’attesa di un centro medico in cui si trovano Marta, Silvia e Chiara: tre donne che per un intero pomeriggio attendono l’arrivo del dottore e raccontano tre modi diversi di intendere e di vivere una storia d’amore. Marta, prossima al divorzio, posseduta e logorata dal desiderio di concepire un figlio che suo marito si è ostinato a non voler avere. Chiara perduta in un matrimonio guastato dai continui tradimenti del marito e sedotta da un uomo che si fa vivo solo quando vuole. Silvia che passa da una storiella all’altra e che si accontenta di quel che riesce a vivere senza trovare né soddisfazione né stabilità.

Maschile e Femminile. Due universi che Elisabetta Bucciarelli indaga e scandaglia con lucidità e talento mettendoli a confronto ma anche delineandone i mutamenti e le tare. Il maschio, evidentemente, sta perdendo, per rinuncia consapevole, il suo ruolo convenzionale: “La specie in mutazione dei maschi che resistono, quella che si sottrae, che non fa il suo dovere, non protegge, non mantiene, non fa figli, non fa un beato cavolo di niente“. Una specie che declama così, a piena voce, la propria libertà d’azione ma anche, implicitamente, il proprio egocentrismo e i propri limiti. La femmina invece che, da parte sua, tende a mantenere immutato il suo stile: rimane in attesa che qualcosa avvenga, ferma nel suo spazio, spesso volendo incarnare desideri ispirati più dalle consuetudini sociali che da una vera e propria pulsione individuale.

La vicenda dell’Uomo che tutto misura e tutto sottrae e quella delle tre donne in sala d’attesa si alterna costantemente fino a confluire in un unico epilogo. “La resistenza del maschio” è un’esperienza di lettura decisamente interessante da consigliare caldamente anche, e forse soprattutto, agli uomini. È lampante che la Bucciarelli si trovi in confidenza con sceneggiature e gialli. Perché in questo romanzo molti dettagli si incastrano e si spiegano solo ad un certo punto, perché il finale sorprende e fa sorridere per la portata ironica e allo stesso tempo fatale. Un ritratto riuscito e ben congegnato di un’umanità fatta forse di troppe aspettative e poca analisi, di uomini che mutano inevitabilmente e di donne che non vogliono riconoscere cambiamenti. Gli inevitabili conflitti, i desideri e le ottusità sembrano condurre verso un equilibrio strampalato ma apparentemente sostenibile. Un equilibrio di squilibri, come mi piace spesso definirlo.

Edizione esaminata e brevi note

Elisabetta Bucciarelli è nata a Milano nel 1967. In questa città continua a vivere e lavorare. Nella sua carriera ha scritto per il teatro, il cinema e la televisione. L’esordio arriva a soli venti anni con “Forte come un toro”. Nel 1996 è autrice del soggetto e della sceneggiatura del mediometraggio “Amati Matti”. Nel 2005 inaugura una serie di gialli che vedono come protagonista l’ispettrice Maria Dolores Vergani. Ha pubblicato diversi saggi sulla scrittura ed ha firmato numerosi racconti distribuiti tra quotidiani e antologie. Suoi i romanzi “Corpi di scarto” (2011), “L’etica del parcheggio abusivo” (2013) e “La resistenza del maschio” (2015). Nel 2013, per il teatro, scrive “L’etica del parcheggio abusivo”. E’ anche autrice di testi d’arte, divulgatrice poetica e letteraria, conduttrice di laboratori di Scrittura Espressiva.

Elisabetta Bucciarelli, “La resistenza del maschio“, Enne Enne Editore, Milano, 2015.

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