Bobin Christian

Louise Amour

Pubblicato il: 12 agosto 2015

Prima di tutto la sorpresa: trovare sullo scaffale di una libreria un libro di Christian Bobin è di per sé un minuscolo miracolo. Ho letto alcuni dei libri che editori di certo non popolarissimi hanno avuto l’accortezza e l’intelligenza di pubblicare ma, tanto per cambiare, ho dovuto cercarli su Internet perché le librerie, solitamente, hanno altro da proporre. Stavolta no. Stavolta “Louise Amour” è apparso nello scaffale riservato alle piccole case editrici, quello che non manco di consultare, ammesso che esista. Bene. “Louise Amour” è tradotto da Sara Saorin per Camelozampa, la copertina è di Flavia Sorrentino ed è arrivato a noi dopo un decennio: 2004 in Francia, 2014 in Italia. Meglio tardi che mai, come vale la pena affermare in certi casi.

Bobin è sempre Bobin. Elegante, minimale, sofisticato e, a tratti, persino un po’ lezioso. A me piace esattamente per questo. “Louise Amour” è un romanzo ma è un romanzo in cui la componente lirica predomina e giganteggia. Non potrebbe essere altrimenti: Bobin procede per frammenti, schegge di pensiero e di percezioni. Dice di sé, inevitabilmente, e di una donna amata. L’uomo, voce che narra, è una sorta di misantropo. Non si è mai avvicinato al mondo degli uomini perché, fin da bambino, ha sempre trovato quello che desiderava trovare tra le pagine dei libri letti o da leggere. “Avevo trent’anni e ancora non ero nato. Ero celibe. Di giorno portavo avanti gli studi di teologia, da autodidatta: avevo messo piede in una facoltà, ne ero uscito un’ora dopo. Tutte quelle persone avevano i volti sigillati dal loro senso di serietà. Il buon senso mi diceva di evitarle, dato che l’unica serietà che mi piacesse era quella dei bambini. A mezzogiorno andavo a mangiare dai miei genitori, sempre più vecchi, e la sera ritornavo nella mia stanza all’altro capo della città, dove fino a notte tarda scrivevo frasi su Dio, il cielo e il vuoto“.

Tutto sembra bastargli. Letture infinite a riempirgli la mente e un paio di libri scritti e notati da pochi eletti. “Sospettavo che Dio non sarebbe saltato fuori dai libri che gli erano dedicati come un diavoletto che balzava da una molla di frasi argentate. Le scritture dei santi parlavano di un’assenza più luminosa di tutti i beni di questo mondo“. Eppure, come accade anche al più solitario degli uomini, prima o poi si inciampa in un incontro fatale. E l’incontro fatale per il nostro misantropo è rappresentato, in primis, da un nome. Louise Amour, per l’appunto. Il nome della donna è apparso accanto a quello del teologo autodidatta nella rubrica Profumi, tra le pagine della rivista confidenzialeRose di Francia. “I nostri nomi, separati da una semplice virgola, avanzavano verso il lettore come una coppia di sposi sotto una volta di carta patinata“. Louise Amour è una creatrice di profumi e ne ha appena inventato uno ispirandosi ad un libro dell’introverso studioso. Di più: Louise Amour vorrebbe usare una frase del libro dello studioso per l’opuscolo pubblicitario dedicato al profumo. Per questo gli invia un biglietto, per questo lo invita ad andare a trovarla a Parigi, per questo l’uomo che è sempre stato distante dagli umani decide di oltrepassare i propri limiti ed avvicinarsi alla donna che lo chiama.

Lui l’ama già prima di incontrarla, questo è noto fin dall’incipit del romanzo. Le pagine successive servono a descrivere l’incanto e la perdizione. Nulla di insano, ovviamente, solo il percorso obbligato per chiunque si innamori profondamente e per la prima volta. Le immagini e le sensazioni sono invase da un romanticismo e da una mielosità che possono apparire eccessivamente svenevoli. Il teologo asociale viene precipitato in una vertigine amorosa che lo conduce negli abissi o sulle vette di emozioni e di sogni mai vissuti prima. Louise Amour diviene il suo tutto. “Le era bastato un secondo per assicurarsi il trionfo e penetrarmi come una pallottola nel cervello, perforando il mio presente da una parte all’altra, la parte del passato e quella dell’avvenire: non ero più un teologo, non ero più alla ricerca di Dio, non ero più il figlio ritardato dei miei genitori. Ero solo il servo di Louise Amour, il suo uditore impietrito dall’adorazione“.

Ecco: l’uomo che ama si fa servo; la donna amata diviene idolo. E ritorna, a mio avviso, quello spirito divinizzante che avevo già trovato in un altro libro di Bobin, Più viva che mai. Una storia d’amore dura per sempre. In entrambi i casi l’uomo che ama si trasforma nel cavalier servente, cantore innamorato ed adorante della bella amata. Una forma d’amore che appare distante anni luce dal nostro tempo e dai modi in cui solitamente si considera oggi una relazione d’amore. Ma i poeti possono permettersi di tramutare ogni evento in un prodigio per cui, nel leggere “Louise Amour”, non ci si deve attendere nulla di terreno. Perché in “Louise Amour” gli eventi umani sono trasfigurati e sublimati fino a divenire materia impalpabile e celestiale. La scrittura di Bobin, d’altro canto, non può che condurre verso territori spiritualizzati fino all’estremo. Può piacere o meno, questo è chiaro, ma la sua arte è esattamente questa.

Edizione esaminata e brevi note

Christian Bobin è nato nel 1951 a Creusot, luogo in cui tuttora vive. Ha studiato filosofia ed ha lavorato prima presso la biblioteca municipale d’Autun poi nell’Ecomuseo di Creusot. Le sue prime pubblicazioni risalgono alla fine degli anni ’70. Il successo, però, arriva solo nel 1991 grazie a “Une petite robe de fête”. Ma ancora più clamore suscita un libro pubblicato l’anno dopo, si tratta di “Le Très-Bas”, dedicato a Francesco d’Assisi e vincitore di alcuni premi letterari. Christian Bobin è letterato, poeta, saggista. Numerose sue opere sono state tradotte anche in italiano, tra esse possiamo ricordare: “Francesco e l’infinitamente piccolo” (Il pozzo, 1994), versione italiana di “Le Très-Bas”; “L’uomo che cammina” (Qiqajon, 1998); “Geai” (Le vele, 2000); “Elogio del nulla” (Philologia, 2002); “Resuscitare” (Gribaudi, 2003); “Il distacco dal mondo” (Servitium, 2005); “Consumazione. Un temporale” (Città Aperta, 2006); “La parte mancante” (Città Aperta, 2007); “Mille candele danzanti” (Camelozampa, 2008); “Più viva che mai. Una storia d’amore dura per sempre” (San Paolo Edizioni, 2010); “Autoritratto al radiatore” (AnimaMundi Edizioni, 2012); “Una biblioteca di nuvole” (Camelozampa, 2012); “Folli i miei passi” (Edizioni Socrates, 2013); “Louise Amour” (Camelozampa, 2014); “La vita e nient’altro” (AnimaMundi Edizioni, 2015).

Christian Bobin, “Louise Amour“, Camelozampa, Monselice (PD), 2014. Traduzione di Sara Saorin. Titolo originale: “Louise Amour”, Editions Gallimard, Paris, 2004. Copertina di Flavia Sorrentino.
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