Ernaux Annie

Gli anni

Pubblicato il: 9 giugno 2015

“Gli anni” di Annie Ernaux ovvero l’inventario di un’esistenza o, come scrive la stessa autrice, un’autobiografia impersonale. Un libro in cui la storia minima di una donna si muove contestualmente alla storia massima del suo Paese, la Francia, e del mondo. L’intreccio inevitabile di personale ed impersonale, ossia universale. I brani sono piuttosto brevi e scorrono come fossero annotazioni, visioni, traversate, memorie o contemplazioni. La scrittura della Ernaux non delude: ho ritrovato la stessa raffinata dedizione e la stessa arte che avevo già conosciuto ed amato, poco più di un anno fa, ne “Il posto“, edito da L’Orma Editore esattamente come “Gli anni”. Un titolo che appare fin troppo semplice, persino ordinario, ma che racchiude una quantità di materia che è complicato descrivere o raccontare. Una materia che, in parecchi punti, sa molto di Francia e che, anche per questo, non si lascia afferrare del tutto. La Ernaux si disperde fino a farsi pesante o, a momenti, anche un po’ noiosa. Ecco: ciò che mi è mancato ne “Gli anni” è stata l’immediatezza e la freschezza che ha reso “Il posto” uno dei miei libri preferiti. Poi penso che si tratta di opere separate da un periodo lungo venticinque anni e la Ernaux che ha scritto “Il posto” non è la stessa che ha scritto “Gli anni”.

La coscienza che tutto sia destinato a sparire, oltre a recuperare i principi fondanti di un esistenzialismo notoriamente francese, ci mette al cospetto dell’inevitabilità del destino dei viventi. “La lingua continuerà a mettere il mondo in parole. Nelle conversazioni attorno a una tavolata in festa saremo soltanto un nome, sempre più senza volto, finché scompariremo nella massa anonima di una generazione lontana“. Gli scrittori, e gli artisti più in generale, hanno però la fortuna di poter aspirare, meglio di tutti, all’eterno. Ci prova anche la Ernaux, diciamolo chiaramente. E sembra proprio che “Gli anni” voglia puntare a mantenere traccia di sé e di cosa è stata. Magari per chi non potrà vederla o conoscerla, magari tra un secolo, magari solo per mettersi alla prova. Ricordare per farsi ricordare? Non lo escludo. Sessanta anni di vita personale ma anche sessanta anni di mutamenti epocali, sociali e politici, quelli che hanno portato dal 1940, anno di nascita della scrittrice, agli anni zero. Dentro è passato molto e, soprattutto, vi è passato con una velocità e una densità che le generazioni precedenti di genitori, nonni e bisnonni non avrebbero mai neppure immaginato.

Annie Ernaux si sofferma, di tanto in tanto, su alcune fotografie. Non le riproduce ma le descrive minuziosamente soffermandosi con accuratezza su certi dettagli dell’aspetto, dell’abbigliamento, dell’espressione e dei gesti. Prova a ricordare i pensieri e le circostanze ma in qualche caso può solo immaginarli. Quando si riferisce a se stessa lo fa sempre in terza persona, quando parla degli eventi che hanno cambiato la Francia e il resto del mondo lo fa ricorrendo ad un più generico e polifonico “noi”. In ogni caso il soggetto di questo libro non è mai un “io” e ciò rende il tutto più distante o solo più oggettivo e, per l’appunto, autobiograficamente impersonale. La traiettoria della vita della Ernaux sembra quella di molte altre donne: studia, diventa insegnante presso un liceo, si sposa, mette al mondo due figli, poi divorzia, frequenta altri uomini, diventa nonna. Nessun trionfalismo, nessuna particolare celebrazione. Durante la lettura de “Gli anni” mi sono chiesta mille volte quando avrebbe iniziato a raccontare della sua carriera di scrittrice, quando avrebbe descritto i suoi successi letterari e le sue ispirazioni. Niente. Non vi sono riferimenti di alcun genere ai suoi libri, né ai premi ricevuti, né ai successi ottenuti grazie alla scrittura.

La vita della Ernaux procede in parallelo con i mutamenti storici, culturali e sociali della seconda parte del ‘900. In generale: l’attenzione che la scrittrice francese dedica alla memoria collettiva è maggiore rispetto a quella dedicata alla memoria personale. L’individuo, quindi, seppur in un contesto autobiografico, sente di essere protagonista di movimenti più grandi. I riferimenti alla politica sono costanti così come quelli al cinema, alle letture, all’avvento della tecnologia: TV, walkman, computer, telefonini. La Ernaux rileva, ricordo dopo ricordo, una trasformazione inarrestabile e contraddittoria della società di cui fa parte. Vede tramutare le persone (anche se stessa) in morbosi consumatori. Vede riflesso nel rapporto con i suoi figli le tracce del rapporto che lei ha avuto con i suoi genitori, compresi i silenzi, i rifiuti, l’indifferenza e le distanze. Il vortice degli accadimenti procede, dunque, per più di duecentocinquanta pagine: esattamente l’inventario di un’esistenza, come ho scritto all’inizio. Il tentativo di una brava scrittrice di rendere più difficile il lavoro del tempo grazie ad un’attenta opera di cristallizzazione degli eventi: una volta registrato e catalogato il materiale di una vita, si è quasi certi di essere riusciti a “salvare qualcosa del tempo in cui non saremo più“.

Edizione esaminata e brevi note

Annie Ernaux è nata nel 1940 a Lillebonne. Si laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Rouen e, poco più tardi, diviene insegnante di lettere in un liceo. Il suo romanzo d’esordio risale al 1974 e si intitola “Gli armadi vuoti”. Con il libro autobiografico “Il posto“, pubblicato nel 1983, ottiene il prestigioso premio Renaudot. E’ una delle scrittrici più amate ed apprezzate del panorama culturale francese, letta, studiata e tradotta in tutto il mondo. I suoi libri in traduzione italiana: “Passione semplice”, “Diario delle periferia”, “Non sono più uscita dalla mia notte”, “L’onta”. A queste si uniscono altre opere: “Une femme”, “L’événement”, “La vie extérieure”, “Se perdre”, “L’occupation”, “L’autre fille”, “L’atelier noir”, “Retour à Yvetot”. L’editore Gallimard di Parigi, nel 2011, ha raccolto i migliori scritti della Ernaux in un volume unico della prestigiosa collana “Quarto”. Nel 2015 L’Orma Editore ha pubblicato “Gli anni”, uscito a Parigi per Gallimard nel 2008.

Annie Ernaux, “Gli anni“, L’Orma Editore, Roma, 2015. Traduzione di Lorenzo Flabbi. Titolo originale “Les années” (2008).

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