Sereni Clara

Via Ripetta 155

Pubblicato il: 29 aprile 2015

La causa prima fu che sono snob. La casa mia la volevo proprio lì, nella porzione di Roma compresa fra Campo de’ Fiori e piazza del Popolo, delimitata da un Tevere cui non prestavo molta attenzione ma lungo i muraglioni c’erano gli alberi come in via Nomentana dove sono nata, e il fiume era comunque un punto di riferimento“. Ed è proprio in via Ripetta 155, nei confusi limiti con via della Scrofa, che Clara Sereni decide di andare a vivere nel 1968. In un appartamento sgangherato col soffitto a cassettoni e il pavimento a losanghe rosse e nere che, col tempo, e una buona quantità di lavori fatti alla buona, diviene una sorta di crocevia per chiunque abbia bisogno di un appoggio momentaneo o di un semplice spazio per dormire. La scelta di andare via da casa a ventidue anni arriva soprattutto a causa di rapporti difficili con un padre dalla personalità forte e dalla carriera politica imponente. “Che io cantassi aveva contribuito a esacerbare i contrasti con mio padre, che investivano ogni e qualsiasi aspetto della mia vita: la politica innanzitutto, con la mia scelta di non iscrivermi al Pci e invece restare cane sciolto, più interessata al nuovo anziché alla ferrea tradizione familiare […] Non ero in grado di tenergli testa, per le sue capacità dialettiche, per i suoi saperi che mi schiacciavano, per il rispetto-paura che mi incuteva“.

E in quell’appartamento romano al quarto piano di via Ripetta 155, raggiungibile solo salendo una serie di scale a chiocciola, Clara Sereni abiterà per dieci anni. Sono dieci anni complessi e pieni di mutamenti sia per la vita della futura scrittrice, sia per il nostro Paese. Un tempo che la Sereni ha vissuto da dentro, tra le fila di chi manifestava e resisteva e discuteva e contestava perché voleva trasformare il mondo. Lottando per il riconoscimento di diritti che oggi paiono scontati perché acquisiti e ormai metabolizzati. In “Via Ripetta 155”, dunque, gli anni scorrono capitolo dopo capitolo portandoci dentro l’esistenza di una ragazza che non si lascia intimorire né dalle scarse finanze, né dalla fame, né dal freddo. “Non mi importava di niente, non mi preoccupavo di niente: direi che ero felice, benché la parola suoni anche a me eccessiva. Ero piena di me. Poter dire «casa mia»“. Clara vive i suoi amori senza darsi troppi pensieri, sotto la protezione benevola e più volte riconosciuta di Santa Pupa. Ci sono le serate a cantare e suonare canzoni popolari e di protesta presso il Folkstudio romano e le amicizie con personaggi come Giovanna Marini e Luigi De Gregori, c’è un lavoro come dattilografa e segretaria presso l’associazione dei cineasti, ci sono le dormite colossali per recuperare energia, ci sono le infinite discussioni politiche con gli ospiti che capitano a via Ripetta ai quali offrire pane e spaghetti. “Il futuro era un cantiere aperto, molte e grandi cose da fare. Senza timore di infortuni“.

In questo libro, dunque, la vita e le esperienze private di Clara si fondono o si affiancano alle vicissitudini politiche e sociali italiane ed internazionali. L’attentato ad Allende del 1973 scuote gli animi anche al di qua dell’oceano e, dopo pochissimo, Berlinguer parla di “compromesso”. “Insomma una rinuncia a combattere, ci parve, e a molti di noi la sola idea risultò inaccettabile“. E intanto c’è anche modo di preoccuparsi della guerra del Kippur perché, pur non sentendosi mai in linea con il governo israeliano, Clara è cosciente che parte della sua famiglia vive in Israele e, quindi, in un territorio a rischio. Intanto, dopo aver già scritto alcuni racconti, la Sereni tenta di pubblicare il suo primo libro e, dopo qualche tentativo e un po’ di delusione, riesce a dare alle stampe “Sigma epsilon“, il suo romanzo d’esordio uscito per Marsilio nel 1974. “Pensavo che il mondo mi si sarebbe inchinato davanti, che avrei ricevuto offerte di lavoro e guadagno così fantasmagoriche che neanche riuscivo ad immaginarle“. Ovviamente “Sigma epsilon” non arriva a tanto, ma viene candidato al premio Viareggio che, comunque, non vince. È il periodo della campagna del referendum per il divorzio ma anche quello degli attentati e delle stragi. Clara conosce Stefano che, al tempo, si occupava già di cinema: recensioni, montaggio, sceneggiatura, regia. Nonostante un vecchio amore difficile da cancellare, la Sereni si avvicina a Stefano Rulli e deciderà, con una bizzarra cerimonia di non-matrimonio, di legarsi a lui per tutta la vita.

Le qualità narrative di Clara Sereni sono indiscutibili: è una scrittrice che sa fare il suo mestiere. Bravissima nello scivolare, con eleganza ed intelligenza, tra i frammenti della Storia di un intero decennio e le vicende più personali ed intime. I vari momenti non appaiono mai slegati né stridenti gli uni con gli altri, ma si amalgamano e si fondono fino a creare una lettura piacevole ed illuminante. Tutto procede con estrema coerenza e alla luce di una grande sensibilità sia nei confronti delle questioni politiche, sia riguardo questioni private, sentimentali e familiari. Si avverte qualche traccia di nostalgia, forse per un’età trascorsa, forse per qualche progetto che, nonostante la volontà e la fede verso una precisa ideologia, non ha portato esattamente dove si voleva arrivare. Alcuni dei propositi che hanno dato vigore ad una generazione sono rimasti solo relegati al regno delle utopie. Ed è per questo che, nel 1977, quando Clara e Stefano lasciano la casa di via Ripetta 155 per trasferirsi in una più “borghese” abitazione di famiglia di Monteverde nuovo sembra che un’epoca si stia chiudendo definitivamente. “Tutto era pronto per un nuovo passo in avanti. Con tutte le speranze e utopie – colpevolmente – intatte“.

Edizione esaminata e brevi note

Clara Sereni è nata a Roma nel 1946, figlia di Emilio Sereni, ex partigiano e importante dirigente del Pci, e di Xenia Silberberg. La Sereni è nota come scrittrice, traduttrice e giornalista. Il suo romanzo d’esordio, “Sigma epsilon”, esce nel 1974. A questo libro fanno seguito “Casalinghitudine” del 1987, “Manicomio primavera” uscito nel 1989 e finalista al Premio Strega, “Il gioco dei regni” (1993) vincitore del Premio Marotta, “Eppure” pubblicato nel 1995, “Taccuino di un’ultimista” (1998), “Passami il sale” (2002) a cui è stato assegnato il Premio Nazionale Letterario Pisa, “Le Merendanze” (2004), “Il lupo mercante” (2007), “Una storia chiusa” (2012) e “Via Ripetta 155” edito da Giunti nel 2015. Per più di un decennio Clara Sereni ha presieduto la Fondazione “La città del sole – Onlus” che si occupa di persona con gravi disabilità psichiche e mentali. Ha tradotto e curato opere di Balzac, Stendhal e Madame de La Fayette. È editorialista per “L’Unità” e “Il Manifesto” e dirige la collana “Le Farfalle” per l’editore Ali&no. Vive a Perugia, città della quale è stata vice sindaco.

Clara Sereni, “Via Ripetta 155“, Giunti, Milano, 2015.

Pagine Internet su Clara Sereni: Wikipedia / Scheda Giunti / Intervista (Italialibri.net) / Cahiers d’études italiennes