Morrison Toni

Amatissima

Pubblicato il: 7 novembre 2013

Ho “incontrato” Toni Morrison per caso. Come capita spesso coi buoni autori. Un canale fra i tanti, saltando senza senso fra programmi senza senso. C’è qualcuno che parla di scrittori americani. Mi soffermo. Una donna, ormai anziana e dallo sguardo intenso, è intervistata e tradotta. Si parla di lei, del suo premio Nobel e dell’America di Obama. E’ Toni Morrison. Ho voluto iniziare il mio percorso di conoscenza di questa straordinaria scrittrice da “Amatissima” (titolo originale “Beloved”) forse perché è il suo romanzo più celebre. Arrivo, come capita spesso, un po’ in ritardo. Forse perché non amo gli scrittori americani, forse perché non posso conoscere tutto, forse perché certe scoperte vanno lasciate al tempo e al caso.

“Amatissima” non è un libro facile. La sua lettura disorienta, appesantisce, aggroviglia, prostra. Eppure credo che sia un libro che non può mancare. E’ scritto da una donna che sa scrivere. Una donna nera che ha conosciuto la discriminazione e che ha studiato lo schiavismo fin dentro le radici. Ed è riuscita a ritrovare e scavarne l’essenza, raggiungendone il cuore fino a farlo pulsare e sanguinare di nuovo attraverso i personaggi di “Amatissima”. E’ un romanzo di donne, soprattutto. Di madri, di possesso e di riscatto.

A questo mondo non c’è la sfortuna, ci sono solo i bianchi“. Lo dice Baby Suggs, la vecchia Baby Suggs. E’ nata schiava e lo è stata per sessant’anni. Ha avuto otto figli da sei padri diversi. L’ultimo dei suoi figli, Halle, è riuscita a riscattarla, comprandola dal suo padrone bianco. Baby Suggs ha vissuto gli ultimi anni della sua vita al 124, una casa fuori mano che qualcuno le aveva lasciato abitare. “Il 124 era carico di rancore. Carico del veleno d’una bambina. Le donne lo sapevano, e così anche i bambini. Per anni ognuno aveva cercato a modo suo di sopportare il rancore di quella casa ma, nel 1873, le uniche vittime rimaste erano Sethe e sua figlia Denver. La nonna, Baby Suggs, era morta e i due ragazzi, Howard e Buglar, erano scappati via a tredici anni…“.

In poche righe Toni Morrison ci fa entrare direttamente e con veemenza nella vicenda del libro e in una casa carica di rancore. Un rancore magico, ultraterreno. Lo capiremo presto. D’altro canto la componente prodigiosa e spiritica di “Amatissima” è necessaria e rilevantissima, oltre che del tutto naturale. L’anima capricciosa e incontrollabile che governa la casa, e con la quale i suoi abitanti sono abituati a fare i conti, appartiene ad una bambina di due anni. Una bambina senza nome. Lei continua a vivere lì dove vive sua madre, Sethe. Sethe è la moglie di Halle, una schiava fuggita oltre il fiume senza il marito e dopo aver messo in salvo i suoi tre figli. La quarta, Denver, è nata durante la fuga grazie all’aiuto di una ragazza bianca.

Sethe rappresenta il nucleo di “Amatissima”. Sulla sua schiena fiorisce un cilieg707io germogliato dalle percosse e dalle frustate ricevute dai bianchi. Nel suo cuore si addensa tutto ciò che ha visto e sofferto. Nella sua mente si è consolidata la paura e il senso del possesso. I suoi figli sono tutto ciò che le appartiene, in maniera integrale ed incontrovertibile. E’ per questo che quando scorge il cappello del “maestro”, suo vecchio padrone, venuto a cercarla per riportarla indietro, verso la schiavitù, non ha esitazioni. La sua mente si apre in volo. Non ha scelta: meglio uccidere i suoi figli piuttosto che lasciarli nelle mani dei bianchi. Taglia la gola alla sua bambina, quella senza nome. Beloved.

Un giorno al 124 arriva Paul D, un altro degli schiavi di Sweet Home. Uno degli uomini che aveva lavorato con Halle e che aveva conosciuto Sethe tanti anni prima. Paul D è un uomo in perenne cammino eppure decide di fermarsi con Sethe. Per farlo scaccia furiosamente dalla casa il fantasma della bambina morta. Ma Beloved non può lasciare Sethe, per questo torna con un corpo e un paio di scarpe nuove di zecca. Arriva dal fiume. E’ risorta nell’acqua ed è tornata a casa. Vuole sua madre e torna a prendersela.

“Amatissima” è una storia magica e violenta. Un’ondata emozionale intensa, senza confini. Toni Morrison parla. Prima di tutto parla. E raccoglie le storie di uomini che non hanno avuto voce né altro suono. Ne raccoglie l’eredità senza collassare nell’ovvio. I suoi salti nel tempo e nelle coscienze sono forse un po’ faticosi ma ripagano appieno, pagina dopo pagina. La scrittrice ha dedicato questo libro agli oltre sessanta milioni di schiavi morti durante il “Middle Passage” ossia la traversata che li conduceva, attraverso l’Oceano Atlantico, verso le Americhe. Sono morti senza Storia. Non si sa quanti siano né sarà mai possibile contarli. “Amatissima” non è solo un romanzo sulla schiavitù, “Amatissima” è un romanzo che va oltre la memoria perché ci conduce all’interno della psiche perché, oltre alle violenze fisiche, gli schiavi (le donne schiave, nello specifico) hanno patito sofferenze psicologiche indicibili. E proprio perché indicibili, diventano degne di essere raccontate con tutto il rispetto, l’intelligenza e l’amore che Toni Morrison ha dedicato alla sua “Beloved”.

Nota a margine: da questo libro di Toni Morrison nel 1998 è stato tratto un film, “Beloved“, diretto da Jonathan Demme. Tra gli interpreti Thandie Newton, Danny Glover e Oprah Winfrey. Nonostante Demme avesse già diretto film di grande successo come “Il silenzio degli innocenti” e “Philadelphia”, il suo “Beloved” è stato un flop al cinema. Anche in Italia la pellicola è passata quasi del tutto inosservata ed è arrivata solo e direttamente in TV.

Edizione esaminata e brevi note

Toni Morrison (vero nome Chloe Anthony Wofford) è nata il 18 febbraio 1931 a Lorain, una città dell’Ohio. I suoi genitori erano giunti lì dopo essere sfuggiti al razzismo del Sud più profondo. Toni studia presso la Howard University di Washington e si specializza in letteratura inglese alla Cornell University. Diventa docente universitaria e sposa Harold Morrison, da cui prende il cognome e da cui divorzia qualche anno più tardi. Dal 1964 al 1983 lavora presso l’editore Random House di New York e cura la pubblicazione di vari autori afroamericani. Il suo primo romanzo, “The bluest eye” è pubblicato nel 1970. A questo fanno seguito “Sula” (1973), “Song of Solomon” (1977), “Tar Baby” (1981) e “Beloved” (1987). Negli anni ’90 escono “Jazz” e “Paradise”. Nel 2003 viene pubblicato “Love”, nel 2008 “A mercy” e nel 2012 “Home”. Toni Morrison è anche autrice di diversi libri per bambini, di testi teatrali, di un libretto d’opera e di svariati saggi ed articoli. Ha vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 1993 e il Premio Pulitzer per “Beloved” nel 1988.

Toni Morrison, “Amatissima“, Milano, Sperling & Kupfer, 1996. Traduzione di Giuseppe Natale. Postfazione e cura di Franca Cavagnoli. Con un saggio di Alessandro Portelli. Titolo originale “Beloved” (1987).

Pagine Internet su Toni Morrison: Sito ufficiale / Wikipedia / Scheda Premio Nobel/ Intervista RSI Rete Due / Enciclopedia delle Donne