Fini Leonor

Murmur, fiaba per bambini pelosi

Pubblicato il: 10 Ottobre 2014

Murmur è un bambino-gatto che vive con la madre, la bella gatta Belinda, nel mondo degli uomini, in cui però i due sono costretti a camuffarsi per non farsi riconoscere. Murmur va a scuola, la mamma gli taglia ben bene il pelo delle zampine, che così sembrano mani, mentre lei esce solo di notte, avvolta in pantaloni larghi o gonne e ampi foulard, che, insieme a grossi occhiali, la nascondono da sguardi curiosi.

La speranza di un cambiamento si concretizza il giorno in cui Murmur vede vicino al camino una borsetta in maglia d’argento con dentro un documento che permetterà ai due di partire per un’altra terra, dove saranno ben accolti.

La scena si sposta dunque in un misterioso monastero, un mondo surreale popolato da fate-streghe (non vi è infatti distinzione tra le due figure), da gatte, da diavoli colorati, da uccelli giardinieri, da sfingi, un mondo nel quale Murmur assisterà a spettacoli straordinari, come la danza macabra o la festa in onore della luna e in cui vedrà oggetti stranissimi, collezioni stravaganti cui si accede attraverso una porta dalla maniglia spalmata di marmellata.

Murmur verrà anche iniziato sessualmente e avrà in seguito un rapporto con la propria madre, che però, trattandosi di un animale (mamma gatta) e di un essere fantastico (il bambino-gatto), non può essere definito un vero e proprio incesto.

Le scene si susseguono come in un sogno, a volte slegate tra loro. Murmur conoscerà il bellissimo diavolo Murko, dal sedere multicolore, un personaggio che piace anche a sua madre. “Il suo viso era magnifico, la fronte di un blu di Prussia scintillante, gli occhi arancioni, il naso piccolo, nero e lucente, e la bocca, di un rosa un po’violetto, incorniciava i denti di un bianco inaudito”.

Non mancano le stravaganze come gatti neri vestiti di strass rosso e campanelli d’oro, fate che mungono asini e si fanno maschere di bellezza col loro sperma, una carrozza tirata da sei scoiattoli, mescolanza di sembianze umane e bestiali. Anche i cibi vengono descritti: farfalle fritte, mammella di scrofa farcita, fagiani travestiti da mummie e ossa meringate come cena alla danza macabra.

La prima impressione è che il romanzo breve sia costituito proprio da materiale onirico, com’era nello stile dei surrealisti, un materiale che viene descritto con preziosità e con lo straordinario senso del colore e della forma che solo un pittore sa dare. Ciò che colpisce, a una prima lettura, è la ricchezza e qualità delle immagini, il tema del viaggio e del diverso (il bambino-gatto Murmur, che non ha mai visto il padre umano), che trova una sua realizzazione in un mondo alternativo, più disponibile verso di lui; la forza delle scene erotiche, esplicite, che in un testo definito “fiaba” non ci si aspetterebbe; la struttura iniziatica (iniziazione alla vita e al sesso). Alla fine Murmur assume in pieno la sua vera natura, che è molto più felina che umana (l’autrice, tra l’altro, amava molto i gatti e se ne circondava).

Straordinarie sono certe vivide descrizioni, che indicano una spiccatissima sensibilità e uno spirito d’osservazione non comune. Spesso si ha la sensazione di trovarsi in una scena allestita, pronta per venir riprodotta in un quadro, la scrittura è visiva, attenta a tutti i dettagli e a tutte le impressioni che la realtà può dare. Tutti i sensi sono allertati.

Ecco i giardini inventati e curati dagli uccelli-giardinieri: “ Piccoli prati di foglie fritillarie incrociate con petali di muscari formavano rombi e triangoli, e i ranuncoli rosa, tramutatasi in puro colore, facevano da sfondo alla delicata anemone blanda, che non a caso si chiama così; proprio al centro c’erano altri fiori ridisegnati con i petali rossi dell’amarillide” .

Oppure sembra di trovarsi nello studio stesso della pittrice, come nella descrizione di Lucidor, la gatta pittrice , che realizza il ritratto di Eliodoro, il mago che ha fatto un patto col diavolo.

Leggendo l’esauriente e prezioso saggio di Corrado Premuda posto alla fine del libro, ci si chiariscono le idee e si scopre che Leonor Fini, pressoché sconosciuta in Italia, era una pittrice, scenografa, costumista designer, scrittrice, illustratrice, che ha avuto nel Novecento, momenti di grande notorietà. Amica di moltissimi artisti e intellettuali, frequentò in particolare i surrealisti. Era una personalità vivace, forte, eclettica ed eccentrica, che fece molto parlare di sé.

Dopo aver scritto brevi testi che accompagnano libri di illustrazioni, immagini o fotografie e saggi, decide di dedicarsi al romanzo e nasce Murmur, seguito da L’Oneiropompe e Rogomelec, tutti scritti in francese.

Murmur fu pubblicato la prima volta da Éditions de la Différence a Parigi nel 1976 e poi da La Tour Verte nel 2010, in un’edizione riveduta da Richard Overstreet e Robert de Laroche tenendo conto delle correzioni dell’autrice.

Fini l’aveva iniziato nel 1968 a Nonza in Corsica e infatti le descrizioni della natura corrispondono alla costa corsa, mentre l’ex monastero abbandonato è quello in cui l’artista trascorreva le sue estati.

“La bellezza regna sovrana nel monastero” dice a un certo punto nel romanzo e lì l’artista amava circondarsi dei suoi amici, quasi una famiglia allargata e ben selezionata.

Come ben spiega Premuda, il testo è ricchissimo di riferimenti autobiografici, ad esempio neppure Leonor conobbe il padre, che era di origini beneventane anche se residente a Buenos Aires. Era un uomo violento e sua madre Malvina Braun lo lasciò quando Leonor aveva un anno per venire a Trieste a vivere con la sua famiglia d’origine. Spesso era costretta a vestirla da maschietto per sottrarla ai tentativi di rapimento del padre. Anche Murmur fugge in nave con la madre ed è costretto a nascondere agli occhi degli uomini la sua vera natura.

Inoltre la madre Belinda è un punto di riferimento costante per Murmur, proprio come Malvina lo fu per Leonor. Quando non potevano vedersi, le due donne si scrivevano lunghe lettere quotidiane in cui si raccontavano la vita.

Il libro quindi può venire interpretato anche come una narrazione trasfigurata di tanti fatti, talvolta traumatici, della vita di Leonor, tra l’altro Mourr Mourr è uno dei soprannomi con cui la chiamava, ai tempi della loro amicizia, André Pieyre de Mandiargues.

Per molti dettagli e corrispondenze, nonché per l’interpretazione critica e le notizie sull’autrice, rinvio al saggio finale di Premuda, utilissimo e molto chiaro.

La lettura di questa strana fiaba per bambini pelosi è stata sorprendente sia per lo stile della Fini che per i contenuti (la presenza di così tanti gatti inoltre non può che farmi piacere), resta da augurarsi che questa personalità originale venga maggiormente riconosciuta anche in Italia.

Trieste le ha già dedicato una mostra, Leonor Fini, l’italienne de Paris, nel 2009 al Museo Revoltella.

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Edizione esaminata e brevi note

Leonor Fini (Buenos Aires 1907-Parigi 1996), pittrice, scenografa, costumista, scrittrice, illustratrice, disegnatrice nata in Argentina, ma di origini italiane. All’età di un anno, per sfuggire al padre, uomo violento e autoritario, la madre la conduce con sé a Trieste, presso la sua famiglia d’origine. Qui Leonor trascorre infanzia, adolescenza e prima giovinezza, parla il triestino e si sente più triestina che italiana. Nella città mitteleuropea frequenta personalità molto significative del mondo dell’arte e della cultura: Svevo, Bobi Bazlen, Gillo Dorfles, Linuccia Saba, Arturo Nathan, Leo Castelli. Inizia a dipingere fin da giovanissima, mostrando grande talento. Nella sua vita si trasferirà poi in numerose città: Milano, Parigi, Montecarlo, Roma e infine Parigi, sua patria adottiva. Qui conoscerà e frequenterà i surrealisti e moltissime personalità del mondo artistico e dello spettacolo: Andrè Breton, Max Ernst, Henri Cartier-Besson, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Salvador Dalì, Jean Genet, Elsa Morante, Anna Magnani, Federico Fellini. Ebbe uno stile di vita anticonformista e originale, una vita che fu un tutt’uno con l’arte e fu una delle personalità più indipendenti e coraggiose del Novecento. In Italia è quasi sconosciuta.

Articolo apparso su lankelot.eu nell’ottobre 2014

Leonor Fini, Murmur, fiaba per bambini pelosi, Salerno, Arcoiris 2014, Traduzione e cura di Corrado Premuda. Titolo originale Mourmour, conte pour enfants velus, 1976.

Links:

http://www.leonor-fini.com/fr/