Ricapito Francesco

Reportage dall’Azerbaigian: il Mercato di Aslanov

Pubblicato il: 12 novembre 2014

Azerbaigian mappa

Hezi Aslanov è l’ultima fermata della linea rossa della metropolitana di Baku. Il nome viene da un generale azero dell’Armata Rossa morto durante la Seconda Guerra Mondiale. Non c’è nulla di particolare o di interessante per cui valga la pena andarci, si tratta della periferia e come in ogni grande città, le periferie non hanno molto da offrire ad un visitatore, se non forse una loro particolare autenticità che non sempre si può cogliere in centro. Tuttavia se si passa da queste parti al sabato e alla domenica, si può avere l’occasione di vedere un mercato all’aria aperta del tutto particolare: si svolge lungo la via principale del quartiere, che è una strada lunga circa un chilometro e larga una ventina di metri che passa in mezzo a palazzoni di diciassette piani e a condomini simili ad alveari rettangolari.

 

I primi duecento metri di questa strada sono stati coperti con un grande telone simile a quelli che si usano per le sagre paesane e sotto al quale si svolge il mercato. Tutto inizia già nel tardo pomeriggio del venerdì, quando la polizia comincia a bloccare la strada. Per almeno cinque minuti ciò provoca sonore lamentele da parte degli autisti, che manifestano la loro indignazione a colpi di clacson, poi all’improvviso tutti si ricordano che è possibile prendere una strada secondaria e la situazione ritorna calma per qualche minuto, almeno finché i due flussi di traffico provenienti dalle due opposte direzioni non s’incontrano: la carreggiata non è molto larga, in certi punti è sterrata e spesso coperta di pozzanghere e ci sono pure un paio di curve strette. Quando due autobus s’incontrano spesso sono necessari un paio di minuti di manovre – sottolineati da colpi di clacson da parte degli altri autisti in coda – per risolvere la situazione. Nel frattempo una piccola ruspa comincia a posizionare blocchi di cemento in mezzo alla strada per segnalare che è sbarrata, ma allo stesso tempo vengono lasciati alcuni varchi per le automobili e i furgoni dei venditori, che cominciano ad arrivare a quell’ora. Spesso è possibile riconoscerli perché giungono a bordo di vecchissime automobili piene fino all’inverosimile di mele, pere, meloni, cipolle, angurie e altri prodotti ortofrutticoli.

Quelli che se lo possono permettere hanno furgoni di varie dimensioni. Per tutta la serata e buona parte della notte i lavori fervono sotto il telone. Altri venditori arrivano, parcheggiano l’auto o il furgone nella loro solita postazione e insieme agli altri cominciano a montare le bancarelle e a sistemarvi la merce. Non c’è un orario prestabilito per l’apertura e nemmeno per la chiusura, la gente arriva e comincia a comprare già alle prime luci dell’alba e la cosa va avanti fino a tarda sera, in particolare la domenica quando i commercianti vogliono finire la loro merce e fanno prezzi più vantaggiosi. Se si arriva dalla metropolitana, non c’è bisogno di chiedere indicazioni per arrivare al mercato, è sufficiente andare nella direzione da cui arrivano tutte le persone con borse piene di frutta e verdura. Le prime bancarelle sbucano dal telone per ragioni di spazio, tre o quattro poliziotti stanno di guardia a controllare che non succedano disordini, d’altronde qui è difficile vedere un posto dove le forze dell’ordine non siano presenti.

Tra le bancarelle più caratteristiche vi è quella, non sempre presente, di una vecchia signora che vende miele, probabilmente raccolto il giorno stesso: lo tiene in una pentola coperta da pellicola trasparente e lo vende in vasetti di vetro che riempie con un mestolo di legno. Sono in vendita anche svariate galline vive, legate là vicino. Non è raro vedere alcune persone, in genere anziani, che semplicemente se ne stanno seduti davanti ad un secchio pieno di mele, noci, bacche o simili in attesa di acquirenti. Addirittura alcuni, probabilmente pescatori amatoriali, vendono il loro pescato, in genere costituito da un pesce di ragguardevoli dimensioni, molto simile alla carpa. Si ha l’impressione di trovarsi in un parco pubblico d’estate, dove i bambini che vogliono guadagnare qualche soldo, stendono per terra un telo e vendono i loro vecchi giocattoli, le loro figurine o i loro fumetti. Proseguendo si entra nel mercato vero e proprio: le bancarelle sono disposte ai due lati della strada e creano così un corridoio centrale abbastanza largo che permette alle persone di passare. La maggior parte dei venditori ha dei tavoli su cui è posizionata la merce, ma non è raro vedere alcuni che invece hanno semplicemente steso un telo per terra sul quale hanno accumulato i loro prodotti: in genere patate o cipolle. La tecnica dell’accumulare per attirare l’attenzione del cliente è spesso utilizzata pure dagli altri venditori, ed ecco allora esempi di magnifiche composizioni ai limiti della gravità: mele, melograni, arance, pomodori, peperoni, melanzane, cipolle, tutti sistemati con cura sulle bancarelle.

Degno di nota è stato quel venditore, avvistato circa un mese fa, che probabilmente aveva passato la notte a posizionare le sue melanzane sulla bancarella in modo da creare una specie di muro alto circa un metro. Data la bassa statura del suddetto venditore, costui doveva starsene di fianco alla sua composizione, perché se si fosse messo dietro alla bancarella probabilmente non sarebbe riuscito a vedere i clienti. Alcuni fruttivendoli rivelano un certo talento artistico: si va dai melograni tagliati e infilati su un bastoncino in modo da sembrare fiori, alle più classiche angurie tagliate in modo elegante. Impossibili da intagliare sono i giganteschi cespi di insalata che si notano su molte bancarelle. Almeno trenta centimetri di diametro è lo standard per questi vegetali, che se non fosse per il colore, assomiglierebbero più a proiettili per catapulta che a cespi d’insalata. Man mano che si prosegue si capisce che qui non si vende solo frutta e verdura: alcune bancarelle vendono spezie, alcune poco riconoscibili per chi come noi è abituato a vederle già tritate ed inscatolate. Vi sono poi svariati tipi di sottaceti, marmellate e conserve chiaramente fatte in casa. Una bancarella vende prodotti per la casa: detersivi, saponi, carta igienica, scope, pentole, tutti oggetti che probabilmente sono stati precedentemente acquistati in un supermercato fuori città, dove i prezzi sono più bassi. Non mancano i formaggi, principalmente quello di capra, prodotto tipico delle zone montuose. Il caratteristico odore che si sente vicino a queste bancarelle è un eccellente certificato di qualità e di freschezza del prodotto. Il medesimo odore aleggia dove viene venduta la carne.

Questi commercianti non possono certo permettersi di comprare frigoriferi, ed ecco allora che la carne viene tenuta semplicemente sulla bancarella, sopra la quale penzolano da una fune almeno un paio di capre o di pecore già scuoiate e sventrate. Se in vendita c’è pure carne bovina, non è raro trovarsi davanti alla testa della mucca, messa in bella mostra per dimostrare la freschezza della carne. Quando un cliente richiede una parte di una delle pecore appese, il venditore semplicemente la tira giù, la posiziona sul ceppo che si trova dietro al bancone e a colpi di mannaia taglia la parte desiderata. Molto curiosa è la piccola bancarella in cui l’unico prodotto in vendita sono le zampe di pecora. Al posto di avere un mucchio di mele o di cipolle, sul tavolo c’è un mucchio di zampe, le quali posso essere comprate intere, oppure anche solo a pezzi, che vengono tagliati con tanto di sega. Tra le poche bancarelle che non vendono frutta e verdura, c’è pure quella che vende piante, non piante aromatiche come basilico, salvia o rosmarino, semplicemente piante ornamentali, come piccoli ficus, qualche fiore e parecchi cactus. Ad ogni ora del giorno il mercato è molto affollato, camminare cercando allo stesso tempo di osservare bene le bancarelle può risultare difficile. Non ci sono distinzioni di sesso o età, al mercato è possibile vedere chiunque comprare qualcosa e in genere si resta stupiti dalle quantità: ci sono persone che tornano verso casa con almeno una borsa di cinque chili di patate in una mano e una borsa di cinque chili di mele nell’altra.

D’altronde i prezzi qui sono decisamente contenuti: un chilo di melograni costa ottanta centesimi, un chilo di cipolle quaranta centesimi, tre chili di patate due euro, un chilo di peperoni cinquanta centesimi. Ai prezzi piuttosto bassi si aggiunge il fatto che la qualità, nella maggior parte dei casi, è eccellente. Forse l’aspetto non è dei migliori, le mele presentano qualche ammaccatura, le patate hanno ancora le croste di terra e i melograni possono sembrare troppo scuri, ma il sapore è veramente ottimo. Doveroso è menzionare i melograni e i pomodori, entrambi dal sapore eccellente, tuttavia il primo posto va indiscutibilmente alle patate, veramente squisite. A volte i prezzi sono scritti a pennarello su pezzi di cartone, altre volte invece non sono per niente esposti, ma non cambiano molto da venditore a venditore. Per uno straniero è consigliabile cercare di comprare dalle bancarelle in cui i prezzi sono esposti: innanzitutto se non si parla né azero né russo questo è un ottimo metodo per semplificare la transazione, inoltre può capitare che i commercianti, nel vedere degli stranieri, alzino leggermente i prezzi. Si possono trovare prodotti “esotici” e non locali come kiwi e banane, ma la maggior parte delle merci sono stagionali e, visitando il mercato per qualche settimana di seguito, è possibile notare come i prodotti cambino nel tempo. In settembre per esempio era molto comune vedere in vendita lamponi, mirtilli e angurie, tutti spariti dopo un paio di settimane. In compenso sono arrivati i melograni, che comunque in ottobre costavano meno che a novembre ed erano anche più buoni. Inoltre ora è possibile trovare le castagne e alcune bacche rosse dal sapore molto amaro di cui però per ora ignoro il nome. Noi siamo abituati ad entrare in supermercati dove si possono trovare gli stessi prodotti per tutto l’anno e stiamo perdendo il gusto per la stagionalità delle cose, che va invece riscoperta come vanno sostenendo numerosi movimenti e produttori anche nei nostri mercati. Non è raro trovare persone che camminano avanti e indietro vendendo sacchetti di plastica più grandi e più robusti di quelli che vengono dati dai commercianti, una buona idea considerate le grandi quantità che in genere vengono acquistate da ciascun cliente. Quando si arriva verso l’opposta estremità del telone, i venditori senza bancarella, con i loro prodotti accumulati su un telo steso per terra ricominciano ad essere più frequenti. A volte si possono vedere anche persone che vendono cipolle o patate direttamente dal bagagliaio della loro macchina, strategicamente parcheggiata di fianco al telone.

Molto frequente è vedere i venditori mentre mangiano con gusto la loro merce e a quel punto non c’è veramente bisogno di certificati di qualità o di bollini per poter essere certi della bontà e della freschezza del prodotto. La domenica sera i commercianti cominciano ad abbassare i prezzi per non dover riportare indietro quello che è avanzato. Quelli che hanno già terminato le scorte cominciano a smontare la bancarella e ripartono. Verso le dieci tutti se ne sono andati, lasciandosi alle spalle un’incredibile quantità di spazzatura: carte, cartoni, cassette, sacchetti, pezzi e avanzi sono sparsi dovunque. Con la dovuta calma, durante la notte, gli spazzini puliscono la strada, che viene poi riaperta al traffico. I segni del passaggio del mercato restano comunque ben visibili nei giorni successivi e attorno al telone è sempre possibile trovare qualche resto di patata o un pomodoro spiaccicato. In conclusione, volevo sottolineare come visitare una città non significhi solo vedere i monumenti e i musei più importanti, spesso per coglierne lo spirito e per vedere come vivono gli abitanti, bisogna andare in posti meno affascinanti, meno belli, meno famosi. Il mercato di Aslanov è forse uno dei pochi luoghi al mondo di cui non esistono foto in internet, da fuori non ha nulla di particolare, ma conserva la sua autenticità e probabilmente il suo maggior pregio è che vi si può cogliere uno spaccato della vita quotidiana degli azeri.

Links:

http://en.wikipedia.org/wiki/Hazi_Aslanov

Francesco Ricapito,Novembre 2014