Scarpa Tiziano

Venezia è un pesce

Pubblicato il: 13 Maggio 2003

“Venezia è un pesce. Guardala su una carta geografica. Assomiglia a una sogliola colossale distesa sul fondo. Come mai questo animale prodigioso ha risalito l’Adriatico ed è venuto a rintanarsi proprio qui?

Poteva scorrazzare ancora, fare scalo un po’ dappertutto, secondo l’estro; migrare, viaggiare, spassarsela come le è sempre piaciuto: questo fine settimana in Dalmazia, dopodomani a Istanbul, l’estate prossima a Cipro. Se si è ancorata da queste parti, un motivo ci deve essere.”

Con un’immagine nota ai veneziani, si apre un libro originale su una città unica, strana e ridondante di un eccesso di bellezza e di storia.

Non è una guida nel senso tradizionale del termine, non è un romanzo, è piuttosto un approccio diverso alla città, realizzato da un veneziano che la conosce bene e si diverte a mutare i punti di vista.

Fin dal principio sembra essere il libro stesso a parlare: “Gli altri libri sorriderebbero di quello che ti sto dicendo.” e si rivolge a una lettrice, come se l’interlocutore ideale dovesse essere necessariamente donna.

Il testo si articola in una successione di capitoli ciascuno dedicato a un diverso organo di senso (occhi, gambe, piedi, orecchie e così via), che coglie l’essenza della città dal suo particolare punto di vista.

L’originalità è straordinaria: Venezia viene percorsa, annusata, percepita, descritta dall’interno, tralasciando le osservazioni tradizionali e mettendo in luce i suoi aspetti più riposti, particolari, notizie o usanze che spesso solo un veneziano può conoscere e presentare in questo modo.

Scorrevole, brillante, a volte ironico, simpatico, è certamente un libro che piace ai veneziani perché vi si ritrovano e interessa i foresti, che hanno modo di sentire particolari generalmente taciuti o tralasciati.

Venezia è una città da cogliere in maniera totale: col cuore, con gli occhi, con le gambe…. sicuramente un luogo che non può lasciare indifferenti, anzi il suo problema è in genere l’eccesso di sensazioni e di bellezza che offre, tanto che i suoi abitanti possono rischiare l’overdose. Per questo motivo sono chiamati Serenissimi, “che è come dire morbosamente calmi, istupiditi, sonnambuli”. L’eccesso di «radium pulchritudinis» rischia di stroncarli.

Venezia, oltre che un pesce, è anche “una testuggine: il suo guscio di pietra è fatto di macigni grigi di trachite (maségni, in veneziano) che lastricano le strade.”

Venezia è “onirica e assurda”,surrealista.

“Ogni maségno è un emblema, riproduce in piccolo tutta Venezia, città infitta nel proprio profilo, inesorabilmente segregata dall’acqua, impossibilitata a espandersi, a travalicare se stessa, impazzita per troppa meditazione, per troppa introspezione.”

Venezia è una città rivolta all’acqua e pullula di traghetti, battelli, gondole, barche, periodicamente è soggetta all’acqua alta e allora si tramandano aneddoti divertenti, piccole avventure, storielle.

Venezia non è solo una città dove si cammina, è anche una città da toccare con le mani nei posti più vari: i parapetti dei ponti, le pareti ravvicinate di una calle, gli intonaci che si sgretolano per l’umidità, le bitte dei vaporetti, gli anelli metallici agganciati per terra per legare le barche.

“Venezia è un ininterrotto corrimano Braille.”

Venezia è un luogo dove ci s’incontra sempre, è piccola, la si può attraversare a piedi, è una città che rinnega la privacy.

Venezia si ascolta nei suoi silenzi o nei suoi clamori.

“I tacchi che risuonano mentre cammini di notte nelle calli sono la punteggiatura della tua solitudine”.

Venezia è anche fatta di cibi da assaggiare, di bacari, ombre e cicheti, con alcuni piatti tipici ad alta concentrazione di cipolla.

Venezia ha anche i suoi aspetti nascosti e negativi come la “puzza cronica” che esala da certi rii, ma ha anche i profumi di frutta e verdura al mercato di Rialto.

In questo modo così vario Scarpa ci conduce in giro per la sua città, scoprendone angoli particolari, rievocando i suoi giochi d’infanzia nei campielli, rivelando piccoli dettagli che solo chi ha vissuto Venezia dall’interno sa presentare con tale naturalezza.

Nella parte finale del libro intitolata “Coda” vi è una miniantologia di testi veneziani, che comprendono i tre principali modi di stare a Venezia: turista straniero (Maupassant), residente straniero (Diego Mainardi), nativo emigrato (Scarpa stesso).

Recensione apparsa su lankelot.eu nell’ottobre 2006

Edizione esaminata e brevi note

Tiziano Scarpa (Venezia 1963), scrittore veneziano, ha pubblicato il romanzo “Occhi sulla graticola” (1996), i racconti “Amore Marchio Registrato” (1998), la raccolta di saggi “Cos’è questo fracasso?” (2000), con Aldo Nove e Raul Montanari,” Nelle galassie oggi come oggi. Covers” (2001) e “Cosa voglio da

te “(2003).”Venezia è un pesce” è la versione ampliata e riveduta di “In gita a Venezia” con Tiziano Scarpa (Paravia 1998).

TIZIANO SCARPA, Venezia è un pesce. Una guida, Milano, Universale Economica Feltrinelli 2003.