Maddalena Paolo

Gli inganni della finanza

Pubblicato il: 25 settembre 2016

“Gli inganni della finanza” rappresenta in un certo senso una risposta a “Cuore tedesco” di Angelo Bolaffi, sempre edito da Donzelli, che ci ha raccontato una Germania molto diversa da quella sotto accusa per la sua miopia e cinismo nei confronti di un’ Europa in sofferenza. Paolo Maddalena è invece molto critico sulla politica tedesca di questi ultimi anni, ma chiaramente non si limita a polemizzare sui dogmi professati da Wolfgang Schäuble.

L’analisi di Maddalena, infatti, parte da lontano e non vengono usati mezzi termini. Quanto riportato nella quarta di copertina è eloquente: «Il dominio incontrastato del pensiero neoliberista e mercantilista, la diffusissima idea che tutto si riduca a denaro, il declino inarrestabile del livello culturale dei cittadini, l’indifferenza della gente, gli effetti devastanti della disoccupazione, della distruzione delle risorse naturali, della recessione e della sempre peggiore qualità della vita, mi hanno indotto a ritenere necessaria una ricostruzione, il più possibile aderente alla realtà, del sistema economico-finanziario nel quale viviamo, cercando di capire le sue origini, le cause del suo dispiegarsi in maniera tanto generalizzata, le ragioni per le quali si è radicato nell’immaginario collettivo come un dato ineluttabile e immutabile, e i suoi effetti, tanto favorevoli per pochi e tanto dannosi per molti».

Un lavoro, a detta dell’autore, che si è soffermato principalmente su due concetti fondamentali, la globalizzazione e le privatizzazioni, “le quali sono state propalate in modo deformato nell’immaginario collettivo, facendo confondere la globalizzazione dei mercati con una impossibile globalizzazione dei popoli e facendo ritenere la privatizzazione dei beni pubblici come uno strumento indispensabile per uscire dalla crisi” (pp.X). In altri termini il neoliberismo preso di mira da Maddalena è ben rappresentato dal pensiero di Friedman, che auspicava un’economia basata non tanto sullo scambio quanto sulla concorrenza tra Stati, mercati, lavoratori. Il risultato finale sarebbe di tutta evidenza: “una difesa ad oltranza della libertà economica  di cui la libertà politica è soltanto un corollario”(pag. 20). Senza voler entrare nel merito della nota diatriba tra Einaudi e Croce, non a caso ricordata dal nostro autore, il vero “inganno” sul quale, secondo noi, potranno concordare anche molti di coloro che un tempo gradivano poco l’intervento statale nell’economia, è la cosiddetta “finanziarizzazione” dei mercati: un capitalismo che ormai non si regge più sulla libera iniziativa privata di piccoli imprenditori, sul merito di chi rischia capitali propri, ma su di un sistema economico-finanziario caratterizzato “non tanto dallo scambio di beni reali o di titoli rappresentativi di questi, ma soprattutto gioco e dalla scommessa” (pp.70). Al percorso ordinario finanza – prodotto – finanza, quello che tutti noi conoscevamo, si è quindi sostituito il percorso “finanza-finanza” che scarica gli eventuali effetti collaterali negativi sull’intera comunità di cittadini.

Maddalena, in argomento, ha descritto con grande chiarezza il percorso che ha portato all’astrazione della moneta: “fortemente voluta dall’oligarchia finanziaria e resa legittima con una pura finzione giuridica (quella secondo cui un rapporto di debito-credito possa essere un bene commerciabile, indipendentemente da qualsiasi considerazione sull’effettivo pagamento da parte del debitore)” (pp.84). In Europa questo meccanismo si sarebbe riprodotto con effetti a dir poco deleteri: “in sostanza la facoltà di creare denaro è stata tolta agli Stati, però è rimasta quasi per intero alle banche private. Per cui, paradossalmente, di fronte alla Bce le banche esistenti all’interno dell’Unione Europea hanno maggiori diritti degli Stati” (pp.100). Un meccanismo che, sempre secondo Maddalena e secondo tutti gli autori da lui citati, in Italia ha trovato piena attuazione, in una successione di previsioni normative che non lasciano scampo ad altri criteri e ad un’altra visione di capitalismo e di mercato: dalla creazione di denaro dal nulla, alla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, fino alla svendita del territorio il passo si è dimostrato davvero molto breve.

Una volta immolati i concetti giuridici di giustizia ed equità alla presunta inevitabilità del mercato globale, le privatizzazioni ad ogni costo, la crescita infinita, lo sfruttamento delle risorse naturali senza limiti (pena non essere considerati moderni e riformisti), l’assegnazione di un prezzo anche ai beni paesaggistici e culturali di proprietà dello Stato, sarebbero diventati autentici dogmi che, fino ad ora, la nostra classe dirigente, con buona pace delle presunte rottamazioni, non ha scalfito minimamente. Maddalena, correttamente, cita il decreto Tremonti sulla Patrimonio S.p.A., la Riforma Franceschini ed altri orrori contemporanei. La medicina? Di fronte ad una ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi, una volta assodato che la “supply-side economics” non ha funzionato, la terapia proposta- secondo noi di difficile attuazione –  non è certo quella di un neo-comunismo (lo stesso Keynes, pochi lo ricordano, era un liberale), ma un ripensamento radicale del nostro stile di vita e una politica che non sia più succube dell’economia: innanzitutto la soddisfazione dei beni primari,  tralasciando la soddisfazione dei desideri indotti, un riequilibrio della potenza economica dei privati con quella degli Stati (“facendo in modo che la quantità della ricchezza privata non superi la quantità della ricchezza collettiva”).

Maddalena, come ricordato, ha di fatto sintetizzato le tesi dei più noti studiosi che contestano il paradigma neoliberista. Lo ha fatto con grande chiarezza, grande passione, anche se, a volte, le critiche nei confronti di alcune Istituzioni, ci sono apparsi attacchi senza troppi distinguo (ad esempio, pur con tutti i suoi gravi limiti e colpe, il FMI nel pretendere, con particolare rigidità, i conti pubblici in ordine potrebbe aver intaccato le terrificanti prassi neopatrimoniali esistenti nei paesi africani). Di sicuro un libro come “Gli inganni della finanza”, al di là delle terapie proposte, potrà essere letto come un utile manuale volto a svelare tanti altarini: perché in questi ultimi anni la  produzione legislativa italiana si è sempre più appiattita su politiche di maldestra privatizzazione, di regalie, perché è iniziata la mercificazione dei beni pubblici, del territorio, dell’arte e della cultura; ed infine perché dei presunti riformisti hanno messo la propria firma su porcherie come lo “Sblocca – Italia”.

Edizione esaminata e brevi note

Paolo Maddalena, è nato a Napoli nel 1936. Dopo una lunga esperienza universitaria come docente di Istituzioni di diritto romano, nel 1971 è passato nella magistratura della Corte dei conti e nel 2002 è stato eletto giudice della Corte costituzionale, presso la quale ha prestato servizio fino al 2011. Si è dedicato, sin dagli anni settanta, allo studio del diritto ambientale; tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Responsabilità amministrativa, danno pubblico e tutela dell’ambiente (Maggioli, 1985) e Danno pubblico ambientale (Maggioli, 1990). Recentemente ha contribuito al volume collettaneo Costituzione incompiuta (Einaudi, 2013).

Paolo Maddalena, “Gli inganni della finanza”, Donzelli (collana Saggine), Roma 2016, pp. XII-188.

Luca Menichetti. Lankenauta, settembre 2016