“E’ difficile spiegare tutto del tutto, argomentò. La vita è un’isola circondata del buio, da un grande buio, e nel buio accadono fatti al di là della nostra comprensione” (p.102); “Il grande buio c’è sempre, non scappa mica. Il grande buio c’è sempre ma noi non ce ne accorgiamo, e questo è uno dei motivi per cui rimaniamo sani di mente nell’arco della nostra misteriosa e, per molti versi, assurda esistenza” (p.171). Nella sua raccolta di racconti Enrico Macioci cita il “grande buio” solo due volte, ma quel tanto da farci capire come questo “buio” rappresenti qualcosa di molto reale, proprio di ognuno di noi. Una realtà incerta, sfuggente ed enigmatica piuttosto che complessa, tale da provocare...CONTINUA...
“Cronistoria di una riforma da bocciare” poteva essere il titolo alternativo – o per meglio dire più aggressivo e polemico - della poderosa opera dell’avvocato Pietro Gurrieri “Divide et impera. La separazione delle carriere e i rischi di eterogenesi dei fini”. Cronistoria perché gran parte del libro è incentrato su un amplissimo e meticolosissimo approfondimento storico del dibattito politico e dottrinale della cosiddetta separazione delle carriere dei magistrati. A partire dal periodo preunitario, passando per i lavori durante la Costituente, per poi giungere ai giorni nostri, con tutto l’iter del disegno di legge Nordio e relative posizioni dei partiti, pareri di costituzionalisti, del CSM...CONTINUA...
Si è sempre detto che in Italia ci sono più scrittori o aspiranti scrittori che lettori. Sarà questo uno dei motivi per cui le cosiddette “scuole di scrittura” spesso sono considerate delle scuole di ambizioni personali che, alla fin fine, rischiano di diventare scuole di omologazione di stile. Oltretutto di stili neanche troppo apprezzabili. Da questo punto di vista Pontiggia, con le sue lezioni di scrittura, risalenti al 1986 e al 1988 – “Scrivere: modi, problemi, aspetti” e “Il linguaggio della narrativa” – puntualmente riprodotte in “Scrittori non si nasce”, si propone diversamente, come sottolinea Daniela Marcheschi nell’ampia e colta introduzione: “educare a una militanza quotidiana di...CONTINUA...
Il libro di Thomas Seedorf, pubblicato da Astrolabio col titolo Le voci degli eroi nell’opera in musica. Da Monteverdi a Wagner, si inserisce in un filone forse poco frequentato dal grande pubblico, e tuttavia ricco di suggestioni: la storia delle voci — in particolare delle voci eroiche — nel teatro d’opera, dall’alba del melodramma italiano fino all’età wagneriana. Vi si trova una concezione della voce come atto drammatico, come corpo che parla e che, prima ancora delle parole, veicola...CONTINUA...
“Il nome di Pietro Calà Ulloa ormai da molti decenni passa di bocca in bocca e di pagina in pagina tra quanti si occupano delle vicende storiche della mafia. Se relativamente numerosi sono gli studiosi che lo citano nei loro saggi, nonché gli scrittori e i narratori che ne usano il nome, spesso in funzione puramente esornativa, vi sono pure noti e diffusi volumi di Storia della mafia che lo ignorano del tutto […] Anche gli autori più apprezzati e quotati in questo ambito di studi spesso hanno destinato poche righe a questa figura e, in qualche caso, sminuendone o travisandone immotivamente il ruolo” (p.53). Le parole di Salvatore Mugno ci fanno capire che il suo “Nascita della mafia” non rappresenta...CONTINUA...
E se la scienza non fosse (più) un unico fiume che scorre verso il bene pubblico, ma un delta di acque chiare e torbide che si intrecciano, si confondono, a volte si nascondono? È la domanda che attraversa Scienza chiara, scienza oscura. Ricerca pura, ricerca militare, Big Tech di Gianfranco Pacchioni (Il Mulino, 2025), un saggio compatto e incalzante che interroga la trasformazione recente dell’ecosistema della ricerca: dall’accademia finanziata dal pubblico all’egemonia dei colossi tecnologici...CONTINUA...
“Chi pensa che l’innovazione, o la complessità, o anche una nuova sensibilità al suono, che può rimanere lo stesso mentre a cambiare sono gli uomini che lo usano, sia appannaggio di un dominio stilistico in particolare, si rivela piuttosto miope. Considero i dogmi in arte, come nella vita, poco interessanti, il caso non ne prevede, e mi piace avventurarmi verso mondi poco conosciuti”. Le parole di Max Fuschetto, intervistato da Guido Michelone per doppiojazz, anche se non direttamente riferite a “Sniper Alley. To my brother”, dicono moltissimo del quinto album dell’artista campano. Innanzitutto perché possiamo ascoltare Max Fuschetto non più soltanto come sassofonista od oboista, ma anche come...CONTINUA...
“I ricordi ci avvolgono, ci commuovono, ci spingono ad agire ma rispondono al caso, non alla volontà di chi ricorda. Ci sommergono, ci invadono e noi proviamo a sceglierne qualcuno, ma l’atto del ricordare, che pure sembrerebbe manifestazione di volontà, è invece casuale, non sottostà a nessun imperativo. Accade, semplicemente e lo scrittore deve accettare questa sua condizione passiva. A volte succede che il ricordo desiderato si materializzi, ma è un caso”. Così Filippo Tuena in una recente intervista rilasciata a Ivana Margarese racconta il suo “Valzer con mia madre da ragazza”, opera molto breve ma complessa in quanto piena di significati e ricordi; costituita da frammenti di scrittura particolarmente...CONTINUA...
Al giorno d’oggi, in cui le cosiddette pensioni sono praticamente scomparse in favore di strutture molto più impersonali, la lettura del romanzo di Paolo Pasi potrà suscitare qualche moto di malinconia. “L’albergo del tempo sospeso” difatti racconta, con un evidentissimo carattere autobiografico, le estati a Riccione di un bambino che dall’età di sette anni – precisamente a partire dal 1970 e poi per i successivi vent’anni – ha sempre alloggiato con i suoi genitori in una pensione: l’Heaven, gestita da una spigolosa zitella.
Il bambino – Paolo Pasi, con il padre, madre e sorella ma soprattutto con persone che ritroverà regolarmente ogni anno - il professor Brigatti e famiglia, le due anziane...CONTINUA...
"Se è porno tolgo" come si usa scrivere spesso sui social da boomer. Ma Pierantozzi non toglie, anzi. Con una lucidità bucata da spilli di follia non nasconde quasi niente nel sottotesto e racconta il suo Uomo che Trema (Pomella 2018), il suo Sembrava Bellezza (Ciabatti 2021), il suo Niente di vero (Raimo 2021), per citarne solo alcuni tra i più recenti che ho letto appartenenti al genere autofiction, e lo fa meglio di tutti loro messi insieme. Lo fa in quell'equilibrio "sbilicato" che sta appena sopra l’impazzire, in quel qui-e-ora che sa di verità. Pure troppo. Infatti, almeno per me...CONTINUA...
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