Zebris Osvalds

All’ombra della Collina dei galli

Vincitore del Premio letterario dell'Unione Europea del 2017 e proposto ora in Italia da Mimesis nella splendida collana eLit, All'ombra della collina dei Galli di Osvalds Zebris è un breve romanzo storico che ha come sfondo la Riga del primo Novecento, più precisamente quella degli anni 1905-06, quando l'ondata rivoluzionaria già scoppiata in Russia a seguito della sconfitta nella guerra russo-giapponese si estese rapidamente anche alle città e alle campagne lettoni, portando con sé disordini e violenze di ogni tipo: scioperi e manifestazioni di piazza, rivolte soffocate nel sangue, scontri tra bande armate e pogrom vergognosi, fino a quando le spedizioni punitive messe...CONTINUA...

Parisi Valentina

Una Mappa Per Kaliningrad

Se avete frequentato un qualsiasi tipo di liceo che tra le materie prevedeva filosofia, la città di Königsberg non vi sarà nuova. Un nome nascosto negli estremi meandri della vostra memoria, coperto di polvere e quasi illeggibile, ma non cancellato. Come mai? Semplicemente in quest’angolo di nord Europa, sulle sponde del freddo Mar Baltico, è nato e vissuto Immanuel Kant. Il grande filosofo che insieme al collega Hegel e a Manzoni con “I Promessi Sposi” occupa le prime posizioni nella classifica di autori che la scuola riesce a farci odiare maggiormente. Oggi la città ha ufficialmente cambiato nome in Kaliningrad, così come la regione circostante, la quale nel frattempo da territorio tedesco...CONTINUA...

Rinaldi Giovanni

I treni della felicità. Storie di bambini in viaggio tra due Italie

Nel mese di novembre ho recensito "Il treno dei bambini" di Viola Ardone, pubblicato per Einaudi. Dopo qualche giorno ho ricevuto una e-mail da Giovanni Rinaldi il quale mi invitava a leggere un suo libro, uscito nel 2009, in cui, molto prima che la Ardone scrivesse il suo romanzo, lui aveva raccolto le storie vere e le dirette testimonianze dei bambini del Meridione condotti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, con quelli che successivamente vennero chiamati i "treni della felicità", verso l'Emilia-Romagna, le Marche e altre regioni del centro e del nord Italia. In effetti, leggendo il saggio di Rinaldi ho rintracciato...CONTINUA...

Komel Mirt

Il tocco del pianista

“Il mormorio canoro sui generis di Gabriel si era manifestato soltanto durante le ore di musica, come se un qualche intervento miracoloso avesse fatto in modo che il disturbo fosse associato esclusivamente agli esercizi di piano” (pp.53). Un lettore competente di musica e dei suoi più grandi interpreti, di primo acchito, potrebbe davvero pensare ad un giovane Glenn Gould. Impressione poi confortata dalla personalità ipocondriaca e asociale di Gabriel Goldman, l’eccezionale protagonista di “Pianistov dotik”, fortunato esordio nella narrativa del filosofo sloveno Mirt Komel. Ma le impressioni rimangono...CONTINUA...

Ricapito Francesco

La Città Di Limerick

“Ogni città, qualche guaio ha...” strimpellava Cantagallo nella versione Disney di Robin Hood. Lui si riferiva a Nottingham, ma è una frase che di sicuro non stona anche per una città un tempo conosciuta come “stab city”, “città dei coltelli”. Trattasi di Limerick, principale centro abitato del Midwest irlandese, quarta città dell’isola con circa centomila abitanti, situata sulle sponde del fiume Shannon, famosa...CONTINUA...

Ghelli Simone

La vita moltiplicata

Se l'opera precedente di Simone Ghelli (Non risponde mai nessuno, Miraggi edizioni, 2017) ci aveva proposto delle piccole e grandi vicende del quotidiano narrate con un alto grado di realtà, in cui spesso i protagonisti, con le loro insicurezze e fragilità, stentavano a trovare una relazione empatica, motivo esemplificato dalle loro "chiamate mai risposte", questa nuova raccolta di racconti dal titolo La vita moltiplicata (Miraggi edizioni, 2019, pp. 128) sembra costituirne allora il giusto complemento, il degno contraltare, poiché esibisce al suo interno, con la perizia...CONTINUA...

Di Lauro Stefano

Troppo lontano per andarci e tornare

La scena si apre sul porto di Le Havre, proprio il 31 dicembre 1899, quando il piroscafo mercantile Holy Steam è in procinto di salpare alla volta di Buenos Aires. Apparentemente tutto nella norma se non fosse che nella stiva a vapore si trovano gli artisti di un piccolo circo itinerante, Au Diable Vauvert, locuzione tipica francese che designa luoghi lontani, senza tempo. Un “senza tempo” che rispecchia in pieno le intenzioni dell’autore, Stefano Di Lauro, definitosi a buon ragione “mitonauta”, di fatto - il lettore avrà modo di scoprirlo fin dalla prima pagina del romanzo - un grande indagatore e divulgatore di archetipi letterari, da intendersi come viaggi e avventure che molto hanno a che...CONTINUA...

Dwyer Hickey Christine

Farley

Quando ci si trova davanti al racconto di una vita che in qualche modo va a ritroso o non segue un tradizionale percorso cronologico, viene quasi automatico pensare al film “Il Curioso Caso Di Benjamin Button”. “Farley” inizia dalla fine: anno 2010, il protagonista, ormai anziano, durante la notte è caduto nel bagno di casa sua e qui è bloccato, con il corpo che ormai sembra aver ceduto e i pensieri che invece guizzano da una parte all’altra come impazziti. I capitoli successivi tornano progressivamente indietro di dieci anni per volta, ripercorrendo appunto la vita...CONTINUA...

Levi Lia

L’anima ciliegia

"L'anima ciliegia" è prima di tutto una storia tenera. Una storia che può essere letta serenamente dagli adulti ma anche dai ragazzi più giovani. Lia Levi mantiene sempre uno stile delicato, frutto di profonda grazia che fanno della sua scrittura un dono raro in un panorama letterario in cui troppi cercano perlopiù il clamore, la sensazione, l'interesse. Lia Levi, fosse anche per ragioni anagrafiche (è un'elegante signora nata nel 1931), appartiene a una generazione che vede nel racconto o nel romanzo uno strumento utile a infondere emozioni tenui e facilmente riconoscibili da chiunque. "L'anima ciliegia", prima di tutto, mi ha colpito per via del suo titolo singolare che, non...CONTINUA...

Strugatskij Arcadij, Strugatskij Boris

La chiocciola sul pendio

“Si possono contare sulle dita di una mano coloro che hanno capito appieno l’intenzione degli autori. Eppure, in tutto il romanzo avevamo disseminato degli indizi che potessero aiutare a decodificare la nostra simbologia all’interno della storia” (pp.264). Ed ancora: “Immaginate che, su un certo pianeta, vivano due diverse specie intelligenti. E che queste specie abbiano ingaggiato una lotta per la sopravvivenza, una guerra […] ma è una guerra biologica che, a un osservatore esterno proveniente dalla Terra, può non sembrare affatto una guerra” (pp.254). Così scriveva Boris Strugatskij riguardo CONTINUA...