Ricapito Francesco

Reportage Dal Senegal: La Città Di Mbour

Pubblicato il: 9 marzo 2017

I numeri ufficiali dicono che a Mbour abitano circa 181.825 abitanti, tuttavia è lecito pensare che ce ne siano molti di più. Centro urbano più importante della Petit Côte, la fascia costiera a sud di Dakar, secondo porto ittico dopo quello della capitale, crocevia obbligato per chi è diretto a sud e principale centro economico durante il periodo coloniale: queste alcune delle sue caratteristiche principali.

Le origini di Mbour sembrano risalire al XIX secolo, quando alcune famiglie di etnia sérère in fuga da conflitti tra clan dell’entroterra arrivarono qui e vi si stabilirono. Negli anni cominciarono ad arrivare anche esponenti di altre etnie e pure i primi coloni francesi. La città divenne ufficialmente comune nel 1926 e da allora ha continuato ad espandersi, soprattutto verso l’interno, facendo nascere così interi quartieri. Oggi Mbour continua la sua tradizione di città votata alla pesca ma ha sviluppato anche una certa fama turistica: è facile da raggiungere, è un’ottima base da cui partire per visitare il Delta del Sine -Saloum e la sua costa offre alcune splendide località balneari.

Vera e propria arteria pulsante della città è la Route Nationale 1: un serpentone di asfalto a quattro corsie che taglia la città e che sembra non conoscere mai pace. Parte da Dakar e attraversa tutto il paese fino al suo confine orientale. Su di essa transitano praticamente tutti i trasporti su gomma da e per il Mali: enormi bestioni, spesso in condizioni disastrate, caricati fino all’inverosimile di ogni genere di merce. Già da soli basterebbero a rendere la circolazione difficile, ma oltre a loro ci sono autobus, pulmini, taxi, auto private, motorini, qualche bicicletta e ovviamente carretti trainati da asini o cavalli. Aggiungete uno stile di guida aggressivo e ben poco rispettoso di precendenze o divieti, una generale pessima condizione dei veicoli e i risultati sono piuttosto prevedibili.

La città inizia ufficialmente al Croisement Saly: un incrocio dove girando a destra si va appunto verso Saly: rinomata località balneare appannaggio dei francesi. Offre qualche bella spiaggia ed una vibrante vita notturna, purtroppo è conosciuta pure per il turismo sessuale, sia maschile che femminile. Dal Croisement Saly partono i taxi condivisi per Dakar e Thiés. Per la maggior parte non si tratta di taxi autorizzati e periodicamente la polizia viene a scacciarli. Loro per tutta risposta parcheggiano le auto dietro qualche casa e se ne stanno comunque appostati in cerca di passeggeri. Una caccia che a certe ore del giorno può raggiungere livelli piuttosto fastidiosi, con autisti che afferrano i bagagli o ti rincorrono fino a quando non gli dici dove devi andare.

Superato l’incrocio il traffico migliora un po’. Tutte le strade che incrociano la nazionale sono sterrate ed è la sabbia a fare da padrona. Dopo circa 400 metri, sulla sinistra, una di queste laterali porta fino all’officina di Matar, uno dei migliori meccanici della città e di sicuro il più impegnato. É costantemente al telefono con qualche cliente e con le mani dentro ad un motore.

Proseguendo si supera un grande campo di calcio e poi l’Avalanche, il supermercato dall’aspetto più dimesso della zona. Da qui si arriva quasi subito al Croisement Grand Mbour: un altro grande incrocio con una strada asfaltata. Girando a sinistra si raggiunge l’entrata dello stadio Caroline Faye, dove giocano tutte e tre le squadre di Mbour che attualmente militano nella Ligue 1 senegalese: Diambars FC, Mbour Petit Côte e Stade de Mbour. Ci sono partite praticamente ogni due giorni e ovviamente questo non aiuta la circolazione.

Girando a destra invece ci si addentra dentro il quartiere di Grand Mbour, uno dei più centrali della città. Andando avanti, al primo grande incrocio, verso sera apre un chioschetto gestito da una signora che prepara dei bignè fritti assolutamente squisiti. Li fa di due tipi: con la cioccolata e con il cocco.

Sempre su questa strada, al secondo grande incrocio, se si prende la larga via sterrata a destra si arriva al centro Coupe Couture Père Janvier. Un centro di formazione gestito da un GIE (Group Intérêt Economique), ossia una cooperativa locale, dove qualche decina di ragazze della zona possono imparare a confezionare vestiti e altri oggetti. La direttrice è Khady Condé: 45 anni, sempre elegantissima, il viso di una bellezza nobile e rara ed un carisma che lascia storditi. Nelle vicinanze si trova anche il ristorante Chez Marie Ndiaye: locale molto semplice e che serve ottimi piatti del giorno a prezzi popolari.

Proseguendo lungo l’asfalto si passa di fianco all’ospedale di Mbour, poi la strada diventa sterrata e si arriva sulla spiaggia. Molti hotel sono stati costruiti in questa zona proprio per via del mare e la spiaggia è ancora uno dei punti d’incontro più comuni per gli abitanti, in particolare nel tardo pomeriggio, quando il sole comincia ad essere meno aggressivo. Interi gruppi di amici vengono a correre e a fare sport, qualche coppietta fa una passeggiata romantica, bambini e giovani si sfidano a calcio, i carrettieri vengono a lavare i loro cavalli e i loro asini e qualche famiglia viene a prepararsi l’ataya, il tè senegalese. L’acqua non è delle più pulite a causa della vicinanza con il mercato e il porto dei pescatori e lo stesso vale per la spiaggia, ma è di sicuro un bel posto dove poter respirare un po’ di umanità locale.

Ma torniamo sulla nazionale: superato lo stadio s’intravede l’ingresso della gare routière, da dove partono i pulmini e i sept place per le altre città. Quest’ultimi sono il mezzo di trasporto più comune: vecchie Peugeot modificate in modo da avere un’altra fila di sedili, potendo così portare fino a sette passeggeri. Per quanto uno non riesca a spiegarsi come questi macinini riescano ancora ad andare avanti, si tratta di mezzi piuttosto rapidi ed economici, sebbene a volte poco affidabili. Per chi è più alto di un metro e ottanta potrebbe risultare difficile se non impossibile sedersi nella fila posteriore.

Superata la gare routière ecco arrivare la Grande Moschea di Mbour: inaugurata nel 2015 è una delle più grandi della regione. Gli esterni sono di un pallido rosa, tranne le cupole e le cuspidi dei minareti che sono azzurre. Forse la scelta dei colori non corrisponde proprio al nostro gusto ma l’impatto visivo è assicurato.

A poche centinaia di metri dalla moschea, superato il piccolo ristorante chiamato “L’asino che tossisce”, si trova la rotonda che da sola causa buona parte del traffico di Mbour. Da qui infatti si può girare a sinistra e continuare sulla route nationale verso l’entroterra e le città di Fatick e Kaolack, oppure girare a destra e andare verso il mercato ed il municipio.

Girando quindi a destra, la strada è affiancata da due file di grandi alberi ed è facile imbattersi in signore che tornano dal mercato portando sulla testa i loro acquisti. Arrivando alla stazione di servizio di Oil Lybia si può provare ad annusare l’aria, con un po’ di fortuna si avvertirà un buon profumino di carne alla griglia: viene da “Chez Fou”, “Dal Matto”, una dibiterie, cioè un chioschetto specializzato in dibi, carne di montone speziata e cotta alla griglia con cipolle e condita con senape. Una prelibatezza locale molto popolare tra gli abitanti e a detta di molti “Dal Matto” ha la migliore di tutta Mbour. Il nome sembra derivi dalla foga con cui i cuochi maneggiano il machete per affettare la carne. Interi quarti di montone sono infatti sminuzzati su un ceppo alla tenue luce di una lampadina. Le membrane di grasso vengono messe da parte e poi fatte sciogliere sopra la carne mentre si cuoce sulla griglia.

Il municipio si trova poco oltre, un edificio piuttosto semplice e spoglio. Di fronte si trova una strada sterrata che porta direttamente alla sede dell’ONG italiana CPS – Comunità Promozione e Sviluppo. Se passate di qui dopo le sei di sera fermatevi dalla signora che vende le fataya davanti al cancello di casa sua: piccoli involucri di pastella fritta con dentro pesce secco, un ottimo aperitivo! Proprio di fianco alla casa della CPS si trova Cody’s: bar a gestione familiare dall’aspetto malfamatissimo ma in verità abbastanza innocuo. Il bancone è comicamente spoglio e ha solo qualche bottiglia di gin, di pastis francese, in frigo però ci sono sempre delle belle birre fresche. La vecchia coppia che lo gestisce, Madame Kathy e Monsieur Martin sono sempre felici di vedere qualche straniero e i loro clienti pure.

Monsieur Martin in particolare è di etnia mandingue, un gruppo etnico diffuso in tutta l’Africa Occidentale. A Mbour in particolare esiste una nutrita comunità mandingue, come dimostra la tradizione del Kankourang: un personaggio mitico ricoperto di fronde d’albero che ogni anno, per un mese percorre di notte le strade della città per spaventarne gli abitanti e proteggere così i giovani circoncisi nel periodo della loro iniziazione.

Proseguendo lungo la strada asfaltata si arriva ad una brusca curva a destra seguita subito da un’altra a sinistra. Qui si trova il ristorante “Virage”: piccolo ma ben arredato, la loro salsa ai funghi è sicuramente degna di nota. Nelle vicinanze c’è pure il mercato artigianale; non sono in molti a sapere della sua esistenza ed è un peccato perché vi si possono trovare moltissimi oggetti in legno scolpiti a mano.

La strada asfaltata continua dritta fino a Joal-Fadiouth, passando per il quartiere di Mbour Serère e poi per Warang, dove si trova una famosa distilleria: aperta da un belga più di dieci anni fa, produce liquori con frutta locale: tamarindo, corossol, papaya, mango eccetera. Visitando lo stabilimento si possono assaggiare tutti prima di decidere se acquistarne una bottiglia.

Difficile poter dire di aver visitato una città senza averne visto il mercato. Nel caso di Mbour questo è particolarmente vero. Difficile anche definirne la vera estensione, diciamo che dopo la grande rotonda, se girate a destra arriverete comunque in una delle sue numerose parti. Quella più centrale e più pittoresca è quella in corrispondenza del municipio. Man mano che ci si avvicina alla costa le vie si fanno più strette e anguste. Tra le costruzioni è ancora possibile trovare qualche vecchio edificio coloniale in rovina, alcuni di questi sono ancora utilizzati, come quello che ospita la prefettura.

Dalle prime luci dell’alba fino a sera, le vie sono sempre affollate di gente, carrettieri, auto e spesso pure camion. Questa è la versione locale del “centro commerciale” e qui si può comprare veramente di tutto. In generale ci sono alcune zone dedicate a specifici tipi di merce come arredamento, carne, frutta, sartoria e stoffe. Le ultime due si trovano nella parte coperta del mercato, dove i passaggi sono particolarmente stretti e i negozi assai colorati. I senegalesi in genere preferiscono farsi fare i vestiti su misura piuttosto che comprarli, anche perché spesso costa meno. In giro per la città ci sono moltissime sartorie e parecchi sono gli uomini, anche giovanissimi, che scelgono questo mestiere.

Mbour è famosa soprattutto per il mercato ittico: è il secondo più grande dopo quello di Dakar ed una vera e propria Wall Street del pesce. Le coloratissime piroghe tradizionali arrivano a terra dove le mogli dei pescatori aspettano per prendere il pescato e venderlo direttamente sul posto ed ecco perché la spiaggia è tappezzata di bancarelle arrangiate alla meglio dove ci sono solo donne. Le altre botteghe si trovano di fianco alla spiaggia e sono proprio i loro proprietari che si contendono il pesce con le agguerrite mogli non appena arriva la piroga.

Tra i pesci più comuni ci sono la lotte, il thiof, la sogliola, i calamari, la dorade, i gamberetti e anche il barracuda. A volte è anche possibile vedere grandi mante messe a seccare al sole e pure dei piccoli esemplari di squalo: a questi vengono in genere tagliate le pinne per essere poi rivendute ai cinesi e ai giapponesi, per i quali hanno proprietà afrodisiache. Di fianco alle piroghe giacciono grandi mucchi di gusci d’ostriche alti anche qualche metro, donne sedute su sgabelli di legno e armate di coltello infatti le aprono e poi ne lasciano qui i resti. Questa pratica è un’usanza tipica anche nella regione del Sine–Saloum e in alcuni casi ha portato alla formazione d’intere isole di conchiglie.

Bisogna fare attenzione con le fotografie qui perché spesso alle signore non piace essere fotografate. L’atmosfera confusionale, gli odori di pesce fresco e di pesce che si secca al sole, le urla delle contrattazioni e dei venditori rendono la visita al mercato del pesce un’esperienza che colpisce tutti i sensi e che lascia piacevolmente storditi.

Anche se spesso visitata dai turisti, Mbour resta fondamentalmente una città di passaggio e come tale ha conservato intatta tutta la sua originalità. Non ha da offrire grandi monumenti, musei o altre attrazioni tipiche delle città europee, Mbour ha da offrire sé stessa e basta, con la sua tipicità, il suo traffico, il suo confusionale mercato del pesce e le sue strade polverose.

Links:

https://en.wikipedia.org/wiki/M’Bour

Francesco Ricapito       Marzo 2017