Haruf Kent

Crepuscolo

Pubblicato il: 10 giugno 2017

Proprio come mi ero ripromessa, sono tornata a Kent Haruf e alla sua “Trilogia della pianura“. Dal primo “Canto della pianura”, letto, amato e recensito, al secondo “Crepuscolo”. Aspettative inevitabilmente alte, aspettative generosamente rispettate. C’è poco da fare: è lo “stile Haruf” che ho ritrovato ed è lo “stile Haruf” che continua ad incantarmi. Sarà pure stato avvicinato e paragonato ad altri colossali mostri sacri della letteratura americana ma, per quanto mi riguarda, Kent Haruf scrive solo come Kent Haruf e tanto basta a fare di “Crepuscolo” un’ottima lettura. Di nuovo: nessun eccesso e nessuno stridio ma solo la quotidianità di un coro di personaggi che, magari per caso, riescono persino a sfiorarsi percorrendo tra le strade o frequentando le stanze di Holt, cittadina immaginaria fondata da Haruf tra le pagine dei suoi romanzi.

Alcuni dei protagonisti di “Canto della pianura” sono presenti anche in “Crepuscolo”, qualcuno in maniera più centrale, qualcuno in maniera più marginale. Ai vecchi fratelli Harold e Raymond McPheron e alla loro “pupilla” Victoria Roubideaux di cui Haruf continua a seguire l’esistenza, si affiancano figure nuove e sempre umanamente (e quindi narrativamente) interessanti. C’è un certo DJ, ragazzino rimasto orfano e cresciuto, forse troppo in fretta, con suo nonno del quale prova a prendersi cura come può. Poi ci sono i Wallace, una famiglia seguita dai servizi sociali per evidenti difficoltà nel gestire la propria sopravvivenza e la crescita dei loro figli Joy Rae e Richie. Altre due nuove presenze in “Crepuscolo” sono le sorelle Dena ed Emma, due ragazzine amiche di DJ che vivono sole con la madre. Nomi e vite che si affiancano a quelli di “Canto della pianura” e che andranno ad innestarsi nelle storie di “Benedizione”.

Ad Holt le stagioni si susseguono ed Haruf ce le fa percepire con lo scorrere delle pagine riuscendo ad illuminarci con la luce primaverile del sole di Holt o raggelandoci tra le distese di neve e le temperature sotto zero degli inverni del Colorado. La gente vive così: stagione dopo stagione. Victoria cresce la sua bambina e va a studiare all’università di Fort Collins ma rimarrà legatissima e fedele ai suoi due anziani angeli custodi, Harold e Raymond. Un legame che qualcuno fraintende ma che è solo frutto di un amore nato in nome di un’urgenza e di una vita in arrivo. In “Crepuscolo” c’è una componente negativa che nel capitolo precedente della “Trilogia” non esiste o, almeno, non in questi termini. Forse Haruf ha desiderato far confrontare alcuni dei suoi personaggi con la malvagità e l’angheria pure. Il “cattivo” della storia si chiama Hoyt Raines e, un bel giorno, si presenta alla roulotte dei Wallace chiedendo ospitalità per qualche tempo visto che, senza una casa e senza un lavoro, non sa dove andare. Hoyt è sgradevole, volgare, arrogante e violento. La sua presenza destabilizza il già precario mondo di sua nipote Betty e di Luther Wallace che non sanno reagire alle sopraffazioni di Raines ma, soprattutto, mette in campo una forma di brutalità bieca e vigliacca che tocca e travolge i bambini.

Scorci di varie esistenze nella loro evoluzione quotidiana. Un’evoluzione che passa attraverso fasi inevitabili e necessarie, un percorso che i personaggi di Haruf, come tutti gli umani, affrontano cercando la soluzione che reputano migliore. Tornano i temi della sofferenza, della solitudine, della resistenza. D’altro canto chiunque, nella vita o nella letteratura, è obbligato a fare i conti con esperienze dolorose, con certi abbandoni, con silenzi che non vorrebbe ascoltare o con persone che preferirebbe dimenticare. Il segreto si trova forse nell’ancestrale ed antropico desiderio di cambiamento: nella capacità di scrutarsi dentro e nel coraggio di affrontare fragilità, incertezze ed afflizioni.

Edizione esaminata e brevi note

Kent Haruf è nato nel 1943 a Pueblo, in Colorado. Suo padre era un pastore metodista e sua madre un’insegnante. Si laurea nel 1965 e, nella sua vita, svolge numerosi lavori. Nel 1973 si iscrive al “Writers Workshop” presso la University of Iowa dove viene notato da John Irving, suo insegnante. Nel 1976 diventa professore assistente presso la Nebraska Wesleyan University. Pubblica il suo primo racconto solo nel 1982 ma il successo arriva solo nel 1999 grazie a “Canto della pianura”. Haruf ha 56 anni ed ottiene recensioni positive da diverse importanti testate. Il romanzo vince il Mountains & Plains Booksellers Award, il Maria Thomas Award ed è finalista al National Book Award e al New Yorker Book Award. Haruf lascia così il suo lavoro di insegnante e si dedica alla scrittura. Nel 2004 esce “Crepuscolo” e nel 2013 “Benedizione”, i due libri che fanno da seguito a “Canto della pianura”. Il 30 novembre 2014 Kent Haruf muore per una malattia polmonare. “Le nostre anime di notte” esce solo nel 2015.

Kent Haruf, “Crepuscolo“, NNE, Milano, 2016. Traduzione di Fabio Cremonesi. Titolo originale “Eventide” (2004).

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