Abercrombie Joe

Il richiamo delle spade

Pubblicato il: 31 marzo 2016

Ha fatto proprio bene la Gargoyle a pubblicare “Il richiamo delle spade”, primo volume della First Law Trilogy di Joe Abercrombie – diciamo pure un’operazione editoriale azzeccata – non fosse altro che la lettura di “The Heroes”, romanzo “stand-alone” che seguiva la trilogia, aveva lasciato molti di noi incuriositi sulle vicende legate a questa modernissima cosmogonia epic-fantasy. E’ stato lo stesso autore ad ammettere di non aver voluto troppo specificare la cronologia e la geografia dei luoghi del romanzo, lasciando così al lettore piena libertà di interpretazione e magari di darne una lettura ben più storica che fantasy. Un mondo quindi che si caratterizza di elementi medievali e tardo rinascimentali, diviso sostanzialmente in tre grandi aree: l’Unione, regione che ricorda l’Europa continentale, in epoca rinascimentale, ricca di intrighi di palazzo, grandi differenze sociali tra la classe popolare e un’aristocrazia spesso debole e corrotta ma supportata e in parte minacciata dai potenti inquisitori; il Nord, mondo barbarico, molto meno evoluto, pienamente medievale se non alto medievale; ed infine l’Impero Gurkish, nel primo libro della serie ancora poco delineato ma che possiamo fin da ora cogliere come un coacervo di satrapie mediorientali, dove l’elemento magico, o forse qualcosa di molto simile al magico e piegato alla crudeltà di pochi sadici, potrebbe far impallidire tutta l’esplicita violenza presente nel Nord. Probabilmente non aggiungeremo molto di più rispetto a quanto già scritto in merito a “The Heroes”, avendo avuto conferma dello stile di Joe Abercrombie e del suo approccio “realistico” al fantasy; salvo qualche ulteriore precisazione che riguarda proprio l’elemento magico pressoché assente nella precedente pubblicazione.

Alcuni dei personaggi presenti nel “Richiamo delle spade” già li avevamo conosciuti, come ad esempio Bremer Dan Gorst; altri, alcuni dei quali in “Heroes” venivano soltanto evocati oppure veniva loro riservato uno spazio limitato, sono invece i veri protagonisti del primo romanzo della serie “La prima legge”. Tra questi Logen Novedita, guerriero leggendario per la sua spietatezza, che, stanco e forse pentito del suo passato di inusitata violenza, in fuga dall’ennesima faida e dall’assalto dei mostruosi Shanka, consigliato dagli spiriti (veri o sognati?) lascia il suo Nord e giunge ad Adua, in un’Unione per lui sconcertante. Lo accompagna il Primo Mago Bayaz, un vecchio di età indefinibile, con un passato legato all’origine dell’Unione ed anche all’origine della casta del maghi, capace di modificare il corso degli eventi grazie ad incantesimi che non si sa bene se siano tali o, come sospettano in molti, solo abili forme di illusionismo. Poi il capitano Jezal dan Luthar, aristocratico egoista quanto debole di carattere, ma ben intenzionato a far valere la sua classe sociale e la sua abilità di spadaccino per compiacere la sua vanità. E poi ancora Glokta, già prestante ufficiale dell’Unione che, una volta tornato in fin di vita dalle prigioni dell’Impero Gurkish, è diventato uno storpio preda di indicibili dolori, e, coerente con suo odio verso tutto e tutti, si è riciclato come spietato inquisitore – torturatore,  intento a scovare i corrotti e, su ordine dei superiori e in particolare dell’Arcilettore Sult, intento anche ad inventarseli.

Il destino di questi personaggi inevitabilmente si incrocerà, mentre all’orizzonte si scorgono i venti di una doppia guerra per un’Unione stretta tra il Nord e l’Impero Gurkish. Proprio in questo momento nel quale all’interno di questa Unione simil-europea si colgono possibili infiltrazioni straniere e strani avvenimenti marchiati di sangue, Bayaz insieme, tra gli altri, ad un recalcitrante Jezal dan Luthar, Logen Novedita, Ferro Maljinn, una spietata ex schiava sfuggita ai “Mangiatori” Gurkish, si prepara a partire per un lungo viaggio verso sud, senza che i suoi compagni ne abbiano ben chiaro lo scopo e la meta.

E’ chiaro che in poche righe non è possibile nemmeno riassumere un romanzo di quasi settecento pagine, dove le vicende dei tanti personaggi scorrono per lo più parallele ed in luoghi diversi. Possiamo però tornare nuovamente sui caratteri più evidenti dell’opera di Abercrombie che, come già anticipato, non si discosta poi molto da quanto potevamo aver letto in “The Heroes”. Semmai in questo primo libro della serie “La prima legge”, la narrazione più volte coglie le diverse prospettive dei singoli proprio nell’incontro più o meno casuale di protagonisti che fino ad allora venivano raccontati tutti presi da vicende soltanto in apparenza lontane e prive di collegamento: immagini efficaci e che forse Abercrombie ha ripescato dal suo passato mestiere nel campo televisivo. Inoltre, anche a costo di ripeterci, dobbiamo insistere sul fatto che il romanzo, prendendo per buona la definizione di epic-fantasy, ha davvero poco a che fare con il fiabesco, se intendiamo il fiabesco  come opera frutto di pura fantasia riservata ad ogni età e soprattutto ai più giovani. Quindi poco o nulla a che vedere con il fantasy ispirato alle opere di Tolkien. Qui su tutto prevale il realismo – per quanto si possa parlare di realismo in un romanzo comunque “fantasy” – la violenza e la voluta crudezza delle situazioni, e il resto, aspetto magico compreso, appare piuttosto qualcosa di contorno, pretesto per giustificare certi avvenimenti misteriosi o davvero come deus ex machina per poi proseguire, ma non la base fondante della narrazione.

Come anticipato, rispetto a “The Heroes”, effettivamente ci sono pagine nelle quali il fantastico o la cosiddetta magia sembra presente, o forse lo è proprio, ma, almeno in questo primo volume, il più delle volte questi elementi rimangono avvolti da un’ambiguità di fondo, se davvero stregoneria ed autentica espressione della casta dei “maghi”, oppure frutto di una scienza per il momento non svelata; oppure ancora semplice illusionismo. Una contrapposizione che si evidenzia bene con lo scetticismo degli “adepti”, una specie di ricercatori universitari, degli inquisitori dell’Unione ed in particolare di Glokta.

“Il richiamo delle spade” è stato catalogato nel genere “epic-fantasy”, e non c’è dubbio che la logica di guerra, sia tra le nazioni, sia tra le classi sociali, sia pervasiva dalla prima all’ultima pagina. Potremmo però considerarlo anche una sorta di “fantasy per adulti” proprio per tutto quel sangue e cattiveria che, se nel “fiabesco” può essere presente sotto forma di metafora e quindi apparentemente fruibile senza limiti di età, qui è del tutto evidente; senza che poi questo carattere oggettivamente violento risulti fastidioso o con un che di artificioso, anche grazie alla capacità di Abercrombie di condurre la narrazione su ritmi serrati, assieme a descrizioni d’ambiente essenziali, e raffigurazioni di uomini, il più delle volte colti nel loro flusso di pensieri, tutt’altro che banali e neanche superficiali.

“Il richiamo delle spade” semmai termina piuttosto bruscamente, o meglio non termina affatto: l’ultima pagina è soltanto la fine del primo volume della trilogia “La prima legge”, e, con una certa furbizia, rimanda al successivo “Prima di essere impiccati”, nelle librerie ad ottobre 2013. Non credo proprio ce lo lasceremo sfuggire.

Edizione esaminata e brevi note

Joe Abercrombie è nato a Lancaster nel 1974. È il 2002 quando, allora studente di Psicologia all’Università di Manchester, pensa di scrivere una trilogia fantasy e inizia la stesura del primo episodio. Trasferitosi a Londra, lavora come montatore freelance e produttore di format televisivi di vario tipo e termina di scrivere quello che diventerà The Blade Itself. Gollancz ha acquistato i diritti, vincolando Abercrombie a pubblicare l’intera serie. A The Blade Itself (2007) sono seguiti They Are Hanged e Last Argument of Kings (2008). La trilogia The First Law si è rivelata un grande successo tra i lettori anglosassoni.

Joe Abercrombie, “Il richiamo delle spade”, Gargoyle (collana Gargoyle Extra), Roma 2013, pag. 679. Traduzione di Benedetta Tavani.

Luca Menichetti. Lankelot, aprile 2013

Recensione già pubblicata il 23 aprile 2013 su ciao.it