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11 settembre. I miti da smontare. Perché le teorie cospiratorie non possono reggere al confronto con i fatti

Pubblicato il: 29 marzo 2016

Tra gli effetti dell’attentato dell’11 settembre 2001, oltre alle migliaia di morti ed il pretesto per una politica di menzogne travestita da guerra contro il terrorismo, uno in particolare ha assunto caratteri di fiorente business: il complottismo. Come giustamente scrivono i curatori del libro: “Le macerie erano ancora fumanti e già nascevano le prime teorie complottiste, una marea che è avanzata negli anni fino a insinuare nell’opinione pubblica la ragionevolezza del dubbio: nessun aereo avrebbe colpito il Pentagono, le Torri Gemelle sarebbero state demolite con esplosivi e il governo Usa sarebbe il mandante e l’esecutore dell’attacco”. “11 Settembre. I miti da smontare” rappresenta la versione ampliata e aggiornata dell’inchiesta giornalistica di Popular Mechanics  (adattamento italiano del libro “Debunking 9/11” e supplemento ad un numero di Altraeconomia), nata per indagare sulla credibilità delle tesi cospirative. Sicuramente non per smontarle ad una ad una: sono talmente tante e in contraddizione tra loro che non basterebbero diecimila pagine e vorrebbe dire ripetere all’infinito gli stessi fatti che, a seconda del tipo di cospirazione preferita, i complottisti fingono di ignorare.

L’edizione aggiornata dell’inchiesta, qui curata dallo staff di Paolo Attivissimo, risale al 2007 e, alla luce dei fatti presentati da Popular Mechanics (e ovviamente non solo da loro), delle teorie cospirative non rimane in piedi nulla se non la Fede indomita di chi vuole credere ad ogni costo al grande complotto (sentendosi parte di una schiera di illuminati) e quindi alla grande efficienza e intelligenza criminale dell’amministrazione Bush. Le vicende storiche hanno semmai mostrato che al cinismo di quella amministrazione non si è accompagnata una particolare lungimiranza e i vari Cheney e compagnia, presi con le mani nella marmellata per molto meno di un supposto complotto planetario e tale da coinvolgere migliaia e migliaia di cospiratori, si sono meritati, senza troppe discussioni, la definizione di cialtroni. Lo scrivono chiaramente David Dumbar e Brad Reagan, a scanso di equivoci: “Nei mesi e negli anni precedenti gli attentati ci furono carenze e inadeguatezza da parte delle agenzie governative: ogni americano vorrebbe che il nostro governo fosse stato più vigile e meglio preparato e ogni americano ha il diritto di porre anche le domande più imbarazzanti. Ma c’è una differenza abissale fra credere che il nostro governo avrebbe dovuto sapere ciò che si stava preparando e affermare che qualcuno sapevo e intenzionalmente non ha fatto nulla, oppure (peggio ancora) ha attivamente commesso degli attentati contro i propri cittadini” (pag. 23).  Rimane il fatto che personaggi come Meyssan, l’autore di “L’incredibile menzogna”, si sono fatti una fortuna e si sono costruiti una credibilità oltre ogni apparente logica, nonostante le loro tesi strampalate. Nella  prefazione a cura di “L’altra economia” in merito ad un incontro con dei ragazzi delle scuole, poco dopo i fatti dell’11 settembre, possiamo leggere: “quello che accadde quel pomeriggio con questi ragazzi ci sorprese e ci sgomentò. Pur essendo contemporanei dei fatti narrati, quasi testimoni, essi si lasciarono affascinare subito dalle tesi di Meyssan e incominciarono a discuterne, non più a partire da ciò che conoscevamo ma invece sulla base delle tesi complottiste […] Capimmo, allora, come potevano essere nate le teorie negazioniste sull’Olocausto. Una menzogna che si autosostiene e si perpetua. Da un lato avevamo a che fare con quelle che nei nostri corsi chiamavamo “notizie attese”. Dall’altro lato – e per noi di Altraeconomia era molto chiaro – tutto questo poteva diventare un grande affare commerciale” (pag. 16).

E affare commerciale fu. A fronte di innumerevoli libri, filmati, portali che diffondono teorie cospirative, dal crollo degli edifici indotto da bombe agli aerei che in realtà non erano aerei ma ologrammi, il libro a cura di Popular Mechanics è uno dei pochi, magari insieme all’opera di Sid Jacobson ed Ernie Colón, a dare conto delle ipotesi e poi ad analizzare i fatti in maniera completa, senza mostrare alcuna giustificazione per le contraddizioni e inefficienze dell’amministrazione USA; e non viceversa e col consueto vizietto di omettere, se non falsificare, i dati e le testimonianze in contraddizione con la teoria cospirativa di turno. Vizietto che, per dirla con altre parole, ha voluto dire la prassi di piegare i fatti alle teorie, proponendo una visione del mondo immune ad ogni smentita. Nel libro, a cura di David Dunbar e Brad Reagan, lo spazio è quasi tutto dedicato alle spiegazioni strettamente tecniche (in appendice sono elencati 300 esperti consultati, tra ingegneri aeronautici, esperti di esplosivo, studiosi delle costruzioni) e quindi all’esposizione di dati che puntualmente smentiscono le sbandierate certezze dei cosiddetti cospirazionisti: repliche affidate ad argomenti scientifici, a partire dalla questione dei crolli delle torri, delle differenze con episodi soltanto apparentemente simili, dell’aereo contro il Pentagono (qui Meyssan ha fatto la sua fortuna con l’idea del missile), del volo 93. Tutto questo prendendo atto che soltanto sollevare dubbi sulle cosiddette verità alternative (e non parliamo poi di cosa voglia dire sbugiardare proprio le scoperte fasulle di questi signori) significa essere demonizzati, tacciati di intelligenza col nemico (e iscritti di diritto alla Cia), o – minimo – di essere poveri ingenui che non conoscono quel sito cospirazionista tal dei tali e quindi non si sono aperti alla luce della conoscenza.

In questo senso i pochi brani del libro che non sono dedicati ad aspetti tecnici (pensiamo alla risposta delle torri ai danni, le sintesi strutturali dei danni, i dati degli aerei, i regolamenti e le prassi di difesa nazionale prima dell’11 settembre), ci riportano al mondo estremamente variegato del cospirazionismo, che farebbe la felicità di un sociologo e di uno psicologo sociale. Si pensi soltanto a certe associazioni radicali, tra i quali i sostenitori di McCarthy, che sono arrivati a considerare i presidenti Truman ed Eisenhower agenti comunisti infiltrati. Peraltro c’è da notare, grazie agli esempi portati da Dunbar e Reagan, che il cospirazionismo di matrice USA è per lo più costituito da estremisti di estrema destra, nazionalisti, negatori dell’Olocausto, associati quindi ad una militanza antisionista ed antisemita; mentre in Europa certe argomentazioni sono portate avanti più frequentemente da esponenti che si dichiarano antisistema, progressisti o comunque dicono di avere una cultura di sinistra. Alla fin fine però, almeno su questo lato delle cospirazioni, la visione del mondo dell’ultradestra e della sinistra “alternativa” si mostra molto simile e, a volte, i seguaci del verbo complottista, senza conoscere la matrice politica dell’altro, si incontrano e si complimentano tra di loro. “11 settembre. I miti da smontare”, malgrado ci proponga un testo ricco di dettagli tecnici, si fa leggere piuttosto bene (anche se nella traduzione uno o due congiuntivi in più sarebbero stati opportuni), efficace nell’esposizione di argomenti piuttosto ostici e quindi facilmente manipolabili da coloro che hanno voluto fingere di aver scoperto chissà cosa.

Aspetto poi non secondario, almeno per il lettore italiano, è il fatto che “11 settembre” rappresenta un libro sostanzialmente collettivo e nella quale la mano di certi presunti razionalisti non mi pare sia risultata rilevante. Difatti se è vero che altre opere sono state edite con l’intento di replicare alle ben più numerose pubblicazioni di argomento cospirativo, se andiamo a verificare per bene il curriculum degli autori, ci accorgeremo che questi signori spesso siano scettici di professione (pensiamo a James Randi) abituati a mettere nel calderone della loro presunta mentalità scientifica appunto il cospirazionismo come la medicina complementare, la ginnastica yoga e ogni espressione di libero pensiero che apparentemente contrasti con i dettami accademici. Il concetto di “buon senso” probabilmente non ha nulla di scientifico ma se coloro che si adoperano per sbugiardare le bufale ne possiedono poco, allora l’operazione proprio non funziona. Non mi pare sia il caso del libro a cura di Dunbar e Reagan che, come anticipato, rappresenta invece un’analisi dettagliata e una demolizione razionale di tesi assemblate ad arte con dati parziali e, a volte, del tutto falsi proprio dal punto di vista tecnico e scientifico. Opportuna quindi la citazione di Daniel Patrick Moynihan presente in quarta di copertina: “Ognuno ha diritto alle proprie opinioni, ma non a propri dati di fatto”.

Edizione esaminata e brevi note

Aa vv., “11 settembre. I miti da smontare. Perché le teorie cospiratorie non possono reggere al confronto con i fatti”, a cura di David Dunbar e Brad Reagan, Terre di Mezzo, Milano 2007, pag. 211. Traduzione a cura di Paolo Attivissimo e del gruppo di ricerca Undicisettembre.

Luca Menichetti. Lankelot, novembre 2012

Recensione già pubblicata il 17 novembre 2012 su ciao.it e qui parzialmente modificata.