Barbacetto Gianni

Il Celeste. Ascesa e declino di Roberto Formigoni

Pubblicato il: 28 marzo 2016

E’ di qualche anno fa l’autobiografia di Mino Martinazzoli,“Uno strano democristiano”. Leggendo “Il Celeste” mi è tornato in mente questo titolo e ho capito che in fondo per il buon Martinazzoli ci stava tutto: un politico che si era preso l’onere di archiviare un partito da tempo in decomposizione e che, negli anni del primo berlusconismo rampante, aveva scelto di essere un perdente pur di non intrupparsi con certe compagnie. Considerando il personale politico che  ormai rappresentava la Democrazia Cristiana proprio un democristiano “strano”. Parimenti il titolo del libro di Barbacetto dedicato al presidente della regione Lombardia poteva intitolarsi “Uno strano cristiano”. Perché Roberto Formigoni come cristiano ti fa pensare e anche parecchio. E’ vero che il nostro ha più volte ripetuto “sono limpido come acqua di fonte” e che ad appena 23 anni è diventato Memores Domini grazie a Don Giussani (“superstruttura di laici completamente dediti all’organizzazione” ed ai voti di obbedienza, povertà, castità), ma poi il percorso politico del giovane “Celeste” ha intrapreso vie quanto meno discutibili. Non si sa quanto caste ed obbedienti, ma povere  per niente.

Il libro di Barbacetto, molto ben scritto, che evidenzia numerosi episodi grotteschi  e magari pure divertenti se non si trattasse di corruzione, sperperi ed arroganza diventata sistema, racconta Formigoni dagli esordi in Comunione e Liberazione, per passare all’ininterrotta presidenza della Lombardia dal 1995 ai giorni nostri. Proprio da Cl bisogna partire e il nostro autore giustamente precisa: “A Milano Cl non è mai riuscita ad avere un peso dentro la curia e dentro le strutture della diocesi. La tradizione ecclesiale ambrosiana ha sempre visto con un certo sospetto la crescita di Cl, considerata non priva di settarismo e divisione nei confronti delle parrocchie, di integralismo dogmatico e di affarismo un po’ troppo spregiudicato in politica” (pag. 76). E difatti partendo da questo affarismo in politica la biografia di Formigoni prende una piega che conferma un’interpretazione di cristianesimo molto strana e che fa venire il dubbio esista un ordine secolare che al posto – tanto per dire – di San Francesco prenda invece ispirazione da Barabba. E da qui ne consegua un’interpretazione un po’ elastica del settimo comandamento “non rubare”.

Leggiamo quindi, nel “Codice De Petro”, dello scandalo Oil for food, di uomini di Formigoni in combutta con Saddam Hussein, dell’amico Tareq Aziz, di Memalfa (il cuore finanziario dei Memores) e di innumerevoli e complicatissime altre vicende fatte di conti esteri, amicizie pericolose come quella con Gian Carlo Abelli e Don Verzè, processi finiti anzitempo per prescrizione oppure terminati con assoluzione per quella che un tempo era l’insufficienza di prove, la giunta lombarda decimata dagli arresti, i loschi maneggi finanziari prima di quel luglio 2012 nel quale Formigoni ha ricevuto un avviso di garanzia per corruzione. Vicende giudiziarie concluse fino ad ora con un nulla di fatto ma che poi, andando a leggere le carte dove alla fine si trova scritto “assolto” o “prescritto”, rivelano comportamenti “giornalisticamente rilevanti e politicamente riprovevoli” (pag. 97). Pensiamo ad esempio alla vicenda dello smaltimento rifiuti che vide implicato Paolo Berlusconi e la Simec-Regione, in un contesto di sospette mazzette e un presunto suicidio: “Le spese del recupero ambientale, che dovevano essere a carico di Berlusconi e soci, sono invece scaricate sullo Stato, sulla Regione Lombardia e sul gruppo Auchan-Rinascente” (pag. 107) con la Procura convinta che vi fosse stata “una pervicace volontà di salvaguardare gli interessi privati a danno di quelli pubblici e della collettività”. Su tutto –  grande intuizione del cristianissimo Roberto Formigoni –  il sistema sanitario lombardo, da sempre vanto del governatore: un business che rappresenta il 75 per cento del budget regionale, con un giro di affari di oltre 17 miliardi di euro, nel quale operano 128 strutture, tra ospedali e cliniche, pubblici e privati: “La riforma è consistita nel mettere sullo stesso piano i fornitori di servizi sanitari pubblici e privati, al fine dichiarato di offrire ai cittadini un servizio più ampio e di migliore qualità. A pagare, in ogni caso, è la Regione, con i soldi pubblici” (pag 134). Ma gli effetti? E’ un sistema di potere in cui i manager, ma anche i primari, targati Cl occupano posti di rilievo e sono favoriti nelle carriere (quindi dove conta l’appartenenza, pesano meno il merito e la competenza). Inoltre il sistema Formigoni favorisce l’aumento delle prestazioni sanitarie e induce alla diffusione della cure inutili o perfino dannose. Qualcuno ricorderà il caso Santa Rita e del dottor Pier Paolo Brega Massone; oppure semplicemente di fatture gonfiate, dichiarazioni false, interventi pagati ma mai realizzati, con controllori che non controllano o sono collusi. Un sistema nel quale hanno avuto enorme libertà di manovra quei faccendieri che poi inguaieranno il governatore per le sue disinvolte vacanze a sbafo. E qui entra in gioco la cronaca più recente con Pierangelo Daccò (arrestato durante le indagini sul San Raffaele per aver creato milioni di fondi neri) e la Fondazione Maugeri: “lo schema è semplice. Simone (ndr.: Antonio, un “Memores”) e Daccò intervengono presso il Pirellone, fanno affluire soldi alla Maugeri, questa ringrazia girandone una percentuale ai due lobbisti che li incassano in nero e all’estero. Dal 2004 al 2011 riescono a far assegnare alla fondazione pavese un fiume di soldi, soprattutto per le cosiddette funzioni non tariffabili: quei finanziamenti alla sanità pubblica e privata non legati a singole, precisa prestazioni ospedaliere e mediche e che dunque la giunta regionale può assegnare con assoluta discrezionalità” (pag. 148).

Qui vi ho potuto dare soltanto qualche spunto di lettura, ma le vicende raccontate nel “Celeste” sono davvero tante e complesse, perché chi ha voluto truffare lo Stato le ha proprio studiate bene. Formigoni, il “memores” che doveva testimoniare Cristo nella vita politica, ed invece, miracolosamente a piede libero, si è ritrovato a dover giustificare uno stile di vita non propriamente francescano. L’ambizione di diventare premier del centrodestra dopo Berlusconi non sarà soddisfatta, probabile questa volta avrà il suo bel da fare, indagato per corruzione, a spiegare quasi vent’anni di “distrazioni”, ma forse quel “declino” citato nel titolo del libro non è del tutto esatto; o quanto meno non significa fine del potere e ritiro a vita privata (o a San Vittore). Giusto in tema di liste pulite: alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013 Roberto Formigoni è candidato al Senato testa di lista in Lombardia insieme a Silvio Berlusconi.

Edizione esaminata e brevi note

Gianni Barbacetto (Milano, 1952), giornalista, scrive su «il Fatto Quotidiano». È direttore di Omicron (l’Osservatorio milanese sulla criminalità organizzata al Nord). Ha cominciato a lavorare per la radio (Radio Milano Libera, Radio Città, Radio Rai). Negli anni Ottanta ha contribuito a fondare il mensile «Società civile», che ha diretto per una decina d’anni. Si è molto divertito, anni fa, a condurre un programma televisivo di economia e finanza su una tv privata (Rete A). Ha realizzato, con il regista Mosco Boucault, il documentario per la rete franco-tedesca Arte sul Lodo Mondadori, mai trasmesso in Italia. Ha lavorato per la tv (Annozero, Blunotte), il cinema (A casa nostra di Francesca Comencini), il teatro (A cento passi dal Duomo di Giulio Cavalli). I suoi libri: Milano degli scandali (con Elio Veltri, Laterza 1991); Campioni d’Italia (Tropea 2002); B. Tutte le carte del Presidente (Tropea 2004); Compagni che sbagliano (il Saggiatore 2007); Il guastafeste (intervista ad Antonio Di Pietro, Ponte alle Grazie 2009); Se telefonando (Melampo 2009); Il grande vecchio (Rizzoli-Bur 2009); “Le mani sulla città” (con Davide Milosa, Chiarelettere 2011). Con Peter Gomez e Marco Travaglio ha pubblicato “Mani sporche”(Chiarelettere 2007), “Mani pulite”(Chiarelettere 2012).

Gianni Barbacetto, “Il celeste. Ascesa e declino di Roberto Formigoni”, Chiarelettere, Milano 2012, pag. 180

Luca Menichetti. Lankelot, gennaio 2013