Bertolucci Giuseppe

Berlinguer ti voglio bene

Pubblicato il: 7 gennaio 2009

Gli’ è un’offesa ai’ popolo italiano!”. Parte subito incazzato Mario Cioni all’apertura di “Berlinguer ti voglio bene: il filmino soft-core in programmazione al cinema non soddisfa affatto le aspettative onaniste sue e dei suoi amici Bozzone, Gnorante, Buio. Effettivamente il povero Mario non se la passa troppo bene: 25 anni da sottoproletario, rapporto edipico con una mamma megera, tanto sesso bricolage, le chiacchierate con Berlinguer lo spaventapasseri del campo.
Mario e gli amici vanno a ballare in un’orrida balera e, appena Cioni pare aver conquistato una bionda grazie ad una virilizzante bottiglia di coca cola nelle mutande, ecco che giunge la beffa degli amici: la notizia della morte della madre.
Il nostro vaga disperato tutta la notte, sacramentando da paura, fino a quando non ritroverà la mamma megera viva e vegeta e soprattutto intenzionata ad accasarlo con una zoppa.
Sventato il tentativo materno e le reprimende di uno sboccatissimo prete (Giovanni Nannini), Mario Cioni continua a parlare di seghe; il tutto condito da un assurdissimo dibattito alla casa del popolo, il parallelo fra la prima polluzione spontanea e Comunismo (entrambi indicano la via del godimento prima della prima masturbazione), il debito di poker che Bozzone gli chiede di pagare in natura mediante copula con la madre.
Storiellina particolarmente esile se vogliamo limitarci ad analizzare una trama fatta di episodi appiccicati alla meno peggio, in cui la mano del regista appare quasi superflua.
E’ vero che da un collage di monologhi e di situazioni tremendamente becere da risultare paradossali non si poteva forse pretendere una narrazione coerente o un’opera con particolari velleità artistiche, ma l’impressione, poi confermata da una successiva intervista video ad un pacioso Giuseppe Bertolucci, è che il regista una certa dose di intellettualismo ce l’abbia comunque messa in virtù del voluto contrasto tra gli insistiti improperi di carattere genitale e l’utopia comunista.
E’ noto che al tempo, il 1977, il film non ebbe successo di pubblico, vuoi anche per il divieto agli anni 18 cui fu sottoposto causa il linguaggio scurrile, ma tant’è, intellettualismi a parte, questa versione meno edulcorata del monologo “Cioni Mario fu Gaspare di Giulia” e del Cioni televisivo di “Onda libera”, negli anni si affermata come un “cult” proprio per queste sue caratteristiche di opera sconclusionata, in cui la trivialità spontanea e senza freni di un giovanissimo Benigni risultava e risulta qualcosa di assolutamente peculiare sia nel panorama cinematografico del tempo che in quello odierno, caratterizzati da una volgarità molto meno ruspante e molto più fastidiosa: le oscenità verbali di Benigni – Cioni, pur esasperate, trovano terreno fertile proprio in quella provincia in cui è ambientato “Berlinguer ti voglio bene”, quale rappresentazione di un sottoproletariato contadino in estinzione già alla fine degli anni ’70, ed oggi praticamente scomparso.
Le oscenità non sono tutte uguali se vogliamo distinguere tra la volgarità quasi dolente e grottesca di un gruppo di proletari poveracci e quella esibita ed arrogante dei nuovi arricchiti.
In questo senso rimangono memorabili – e non a caso gettonatissimi in siti come youtube – scene del film quali gli oltre tre minuti di improperi che Cioni dispensa dopo la notizia della morte della madre (pura improvvisazione), le poesie di Bozzone, il parallelo comunismo-polluzione-godimento, il dibattito cultural-femminista alla Casa del Popolo (“Può la donna pareggiare l’omo?”) ed altre frasi di incantevole semplicità (“seondo me la fia’ gliè la ‘osa più bella che c’è in Italia”).
Benigni, qui alla prima prova cinematografica, appare in vesti ben diverse dall’attore che, grazie ad interpretazioni fin troppo misurate per le sue doti di irrefrenabile clown, in questi ultimi anni ha ormai perso il marchio di “vietato ai minori”: basti pensare a Cioni e all’Attilio di “La Tigre e la Neve”.
Alida Valli, mamma Cioni, che pure nel suo improbabile vernacolo ha poco della pratese, interpreta con spontaneità un ruolo lontano distanze siderali dal suo passato di diva.
Carlo Monni è un grezzissimo Bozzone, operaio, poeta (ovviamente grezzo), comunista disincantato poi convertito alla fede cristiana grazie alla salvifica copula con la signora Cioni, in un ruolo che negli anni non abbandonerà più e che replicherà egregiamente in compagnia di altri nomi noti del teatro e del cinema toscano.
Questo mondo di popolani rustici e sboccati è poi felicemente arricchito dalle presenze e dai turpiloqui di Sergio Forconi, Giovanni Nannini e del compianto Mario Pachi: apparizioni magari di pochi minuti ma che proprio non si dimenticano.
Un film più genitale che geniale, bisogna ammetterlo.
Nonostante si possa convenire senza problemi sulla mediocrità della pellicola, realmente illuminata soltanto da alcuni irresistibili e sboccatissimi monologhi, ritengo che lo spettatore non potrà rimanere tiepido di fronte alle sconclusionate vicissitudini dei Cioni di Vergaio: uno di quei film che si amano o si odiano, al di là del valore intrinseco dell’opera.
Dove ci sono Bozzone, Buio e Gnorante non esistono vie di mezzo.

Nota a margine: le seghe citate nella recensione, che non era possibile ignorare quale colonna portante dei dialoghi, è probabile abbiano un significato recondito, metaforico, che trascende la mera attività di falegnameria.
Difatti non mi risulta che dalle parti di Vergaio, Galciana, Mezzana, luoghi in cui fu girato il film, sia particolarmente sviluppata l’arte di lavorare il legno.
Risulterà perciò particolarmente utile per lo spettatore e per il lettore consultare il Devoto-Oli in cerca di più coerenti significati.

Edizione esaminata e brevi note

Regia: Giuseppe Bertolucci
Attori: Roberto Benigni, Alida Valli, Carlo Monni, Mario Pachi, Maresca Fratini, Donatella Valmaggia, Rossana Benvenuto
Musica: Franco Coletta, Pier Luigi Farri
Genere: Commedia
Produzione: Italia, 1977
Durata: 90 minuti

http://it.youtube.com/watch?v=0hxf2m6BIoY   : Bozzone poeta

http://it.youtube.com/watch?v=CeiR6Q2Yonk    : Il monologo più famoso

http://it.youtube.com/watch?v=UDwmPNrnssA  : “Qui non si bestemmia!!!

http://it.youtube.com/watch?v=IFVMNsfrwnc     : Comunismo e polluzione

http://it.youtube.com/watch?v=dLjqQoEsiuY   : Al cinema

http://it.youtube.com/watch?v=zTXraeni3XI     : Il dibattito

http://it.youtube.com/watch?v=DEfps5xpHKk    700 seghe

http://it.youtube.com/watch?v=DBa0AeTewKg  : E son buco!

Recensione pubblicata originariamente il 5 gennaio 2009 su ciao.it e qui parzialmente modificata

Luca Menichetti. Lankelot, gennaio 2009