Carralero Carlos

Fidel Castro. L’abbraccio letale

Pubblicato il: 23 marzo 2014

C’è una domanda ricorrente che molti di noi si pongono riguardo Fidel Castro e i suoi tanti ammiratori: com’è possibile che persone che si professano democratiche, che hanno come feticcio la nostra Costituzione, caratterizzata da pluripartitismo e parlamentarismo, che qui in Italia temono per i diritti civili e politici, per i media in mano ad un solo uomo, quando si tratta di Cuba cambiano totalmente registro? Non abbiamo una risposta, salvo ripensare alle parole di Drieu La Rochelle, peraltro anche lui personaggio lontano anni luce da sentimenti democratici e significatamente citato dallo stesso Carralero: “I nazisti sono cinici perché riconoscono apertamente la loro violenza e la loro tirannia, i comunisti sono ipocriti perché negano sfacciatamente le loro”. Alla fine neppure il  libro di Carlos Carralero ci ha potuto spiegare in maniera compiuta il perché di queste contraddizioni micidiali, sia quelle proprie del regime cubano sia quelle dei filocastristi di tutto il mondo, se non prendere atto della sete di potere di Castro e della cecità ideologica dei suoi ammiratori. Di sicuro “Fidel Castro. L’abbraccio letale” è un’opera che in campo editoriale si distingue nettamente rispetto la ricchissima apologetica del lider maximo. Opera eterodossa anche perché non è una vera e propria biografia e nemmeno un autentico saggio storico. Semmai potremmo definirlo una sorta di pamphlet che però dà conto di innumerevoli momenti della vita di Castro e del regime dittatoriale: praticamente oltre cinquant’anni di storia cubana che hanno voluto dire l’involuzione di una Rivoluzione inizialmente portatrice di grandi speranze di riscatto sociale e culturale. Rivoluzione tra l’altro democratica di nome e di fatto, che solo successivamente vide Castro convertito al comunismo e all’alleanza con l’Unione Sovietica quale migliore garanzia per mantenere il potere ad eternum. Insomma, la realtà, ben diversa dai mantra della propaganda di regime, ha fatto emergere la spregiudicatezza di un dittatore che soprattutto in occidente si è saputo vendere benissimo, facendo dimenticare il suo scaltro opportunismo.

Sono appunto pagine un po’ bizzarre in virtù della loro struttura poco organica, tra biografia, storia cubana e pamphlet; e soprattutto rabbiose, con uno stile a volte immaginifico e ridondante, sempre piene di sarcasmo (“Molti hanno ragione di attaccare gli Stati Uniti, ma non Castro. Esiste un detto di tipo zoologico: il bue che dà del cornuto all’asino”). Si può capire anche il perché leggendo le note biografiche di Carralelo presenti nell’opera edita dalla Greco & Greco: “è nato a Cuba e vive in Italia dal 1995 con lo status di rifugiato politico cubano, da qualche tempo ha ottenuto la cittadinanza italiana. E’ il figlio più piccolo di una famiglia che ha partecipato attivamente alla lotta contro la dittatura di Batista. Il padre fece parte del Movimento “26 Luglio”, che fu fondato da Fidel Castro ma che fu diretto da Frank Paìs fino alla morte di quest’ultimo nel luglio del 1957. La famiglia Carralero, come altre migliaia di famiglie, dopo mezzo secolo si scopre essere caduta nella trappola castrista del tradimento. A Cuba è tra i fondatori di varie organizzazioni per i diritti umani, ma organizzare manifestazioni pacifiche è considerato un reato molto grave e con l’accusa di averne organizzate due, Carralero fu costretto a lasciare la sua Isola come esiliato per evitare una condanne a dieci anni di reclusione nelle carceri cubane”.

Il libro racconta della famiglia Castro, possidenti spagnoli, e del giovane Fidel, già con tutti i presupposti per crescere in preda megalomania e rancore verso il prossimo. Ma soprattutto, pagina dopo pagina, viene operata una spietata demistificazione delle presunte conquiste del regime, dal mito della guerriglia nella Sierra Maestra, alle altre guerriglie d’esportazione, ai legami col terrorismo internazionale e col narcotraffico, allo spionaggio cubano, alla perenne invenzione di capri espiatori esterni volti a giustificare le sconfitte e la repressione dei dissidenti, sbattuti senza tanti complimenti in carcere o fucilati, al disastro dell’economia pianificata, sopravvissuta per anni soltanto grazie agli aiuti degli alleati rossi e poi del regime populista e semi-dittatoriale di Chavez. Opera di demistificazione soprattutto quando si tratta di sbugiardare il mantra che vuole attribuire tutti i guai di Cuba all’embargo, mentre risulta che a partire dal 2007 gli Usa sono diventati il quinto partner commerciale del regime. Stesso discorso in merito al sistema sanitario e al sistema educativo, denunciando le falsità di una dittatura che si è sempre basata sulla manipolazione dell’opinione pubblica internazionale. Carralero, nel riportare fatti incontestabili, di certo non si preoccupa di frenare il suo sarcasmo: “E’ comodo parlare bene del castrismo dai lussuosi hotel cubani per turisti o da una “Casa de Protocollo” o pescando aragoste con i gerarchi castristi nelle acque cristalline del Mar dei Carabi: è tutto parte delle cosiddette Tecniche dell’Ospitalità” (pag. 166). Ed ancora: “Anche l’educazione gratuita è una truffa. Ti danno l’istruzione gratuita , secondo loro, senza però dirti che i bambini, fin dalla più tenera età, devono andare nei campi e fare lavoro “volontario”, che il salario dei genitori è pari a dieci o quindici dollari al mese, che nessuno può godere delle spiagge o di altri benefici destinati alla nomenclatura o ai turisti” (pag. 183). “L’abbraccio letale” del titolo vuole rappresentare come tanti “figli della Rivoluzione”, per evitare che facessero ombra al lider maximo, siano stati epurati e fucilati con mille pretesti. Tra i caduti in disgrazia, molti dei quali ricordati nel libro di Carralero,  colpisce la presenza di Mario Chanes de Armas, esempio perfetto di come una Rivoluzione da autenticamente democratica si sia ridotta a democratica “popolare”. Leggiamo: “Fu uno di quelli che affiancò Castro nell’assalto alla caserma di Moncada, nel 1953. Scontò la sua pena in prigione insieme al suo capo e in seguito fu rilasciato. Fece parte dei membri della spedizione del Panfilo Granm, meno di cento giovani. Dopo la vittoria, come tanti non accettò la svolta rossa del regime. Protestò e il suo capo lo condannò a 30 anni di prigione” (pag. 192). Un prigioniero politico che scontò una pena più lunga di Mandela.

A fronte di un elenco lunghissimo di detti e contraddetti del dittatore cubano, l’abissale distanza delle parole dai fatti, riportati con tanto i fonti e difficilmente contestabili, ed un altrettanto lungo elenco di vittime della repressione poliziesca di un regime che risponde in pieno al detto “chiagne e fotte”, quale degna conclusione possiamo riportare le parole di Agustìn Pais, fratello del più noto Frank, compagno nella prima fase della Rivoluzione: “Tutti lottiamo e tutti abbiamo dato la nostra quota di sacrificio. Fidel Castro non solo ha tradito noi che abbiamo lottato per una patria libera e sovrana, ma tutto il paese. Io lo chiamo il grande traditore, il grande simulatore […] Giammai ho denominato l’attuale governo di Cuba come rivoluzionario, io chiamo questo governo comunista, perché questo è ciò che è, una dittatura comunista” (pag. 65). Amen.

Edizione esaminata e brevi note

Carlos Carralero, biologo, scrittore e poeta cubano, rifugiato politico in Italia dal 1995. A Cuba è stato esponente e fondatore di diverse organizzazioni per i diritti umani: dopo avere organizzato due manifestazioni pacifiche (reato molto grave nella Cuba di Fidel Castro), fu costretto ad abbandonare la sua isola per evitare una condanna a dieci anni di reclusione. In Italia ha fondato l’Unione per la Libertà a Cuba, un’associazione che ha lo scopo d’informare gli italiani circa la realtà di Cuba e di aiutare i cubani che si trovano nel nostro paese. In Italia e in Spagna ha scritto e pubblicato decine di articoli sulla realtà politico-sociale cubana, romanzi e raccolte di poesie. Ha pubblicato il libro “Saturno e il gioco dei tempi”.

Carlos Carralero, “Fidel Castro. L’abbraccio letale”, Greco & Greco (collana Ingrandimenti), Milano 2013, pag. 330.

Luca Menichetti. Lankelot, marzo 2014