Feliciani Giovanni

Vivere al ritmo della radicalità nella storia

Pubblicato il: 17 maggio 2015

Nell’introduzione al suo ultimo libro Giovanni Feliciani scrive che la sua vita “è una Filosofia”, quindi un “voler vivere la filosofia”, sottolineando inoltre che “un filosofo non solo vive per sé ma anche per gli altri” (pp. 9). Forse bisogna proprio partire da queste prime parole per azzardare una definizione di “Vivere al ritmo della radicalità nella storia”, non soltanto un titolo ma anche rivendicato obiettivo della propria esistenza. Pagine che contengono molte esclamazioni, molto “io”, ovvero quel tanto da far pensare subito ad una sorta di diario filosofico o biografia intellettuale con la quale l’autore ha voluto lasciare ai posteri traccia del proprio pensiero. Malgrado Feliciani abbia evitato di inserire qualsivoglia nota a piè di pagina, il lettore potrà così cogliere agevolmente una rilettura delle tematiche di Max Stirner e di Friedrich Nietzsche: in qualche modo un percorso intellettuale che prende spunto dall’anarco-individualismo e giunge ad un moderno “radicalismo”. Difatti, se la premessa è che “bisogna sempre saper dubitare di aver raggiunto la certezza” e che “la mutazione è valida in ogni settore della vita” (da qui il significato di “vivere al ritmo della radicalità nella storia” come necessità di incamminarsi sempre e comunque verso il cambiamento e la trasformazione), presto emerge il Feliciani che, respingendo l’errore fondamentale di una civiltà fondata sul ragionamento tecnico, si definisce “ricercatore di verità” (pp. 59), mostrando, di pagina in pagina, un volto sostanzialmente anarchico (“Io non condanno la religione, lo Stato, i partiti, le chiese. Condanno invece la loro pretesa di avere il monopolio sugli interessi umani ” – pp. 52): “L’umanità non ha bisogno di capi ma di individui coscienti che sappiano gestirsi da soli” (pp. 54). Tornano poi più volte quelli che probabilmente possono essere considerati i “maestri” e ispiratori, così rafforzando l’idea di radicalità come vita e modo di vivere: “Nietzsche, e solo pochi altri prima o dopo di lui, ha indicato una strada: quella della distruzione di tutti i valori; ma non ne ha indicati di nuovi, proprio per lasciare ad ogni singolo la possibilità di creare da sè stesso il proprio valore e la propria potenza” (pp. 102). Intendiamoci, di Nietzsche viene data un’interpretazione forse eterodossa, tanto che merita leggere per intero un passaggio presente nel settimo capitolo “L’evoluzione verso una coscienza superiore”: “L’errore in cui cadono, credo, gli interpreti di Nietzsche è che Nietzsche stesso, probabilmente, non voleva essere interpretato. La filosofia va vista nell’ottica del vissuto, cioè ognuno deve vivere secondo sé stesso e ognuno deve esprimere solo sé stesso. Nietzsche, coscientemente o no, si rivolge a tutti gli esseri umani, ma noi non bisogna farne una guida o un santone ma solo capire e vivere il metodo che ci ha indicato: la strada del continuo superamento di sé stessi” (pp. 170). Viene difatti evidenziato come sia Nietzsche che Stirner, con la loro stessa vita e il loro esempio, abbiano rappresentato l’incarnazione della vita vissuta radicalmente: non soltanto speculazione ma realtà e comportamenti coerenti.

In questo senso l’autore propone un’interpretazione radicale della storia che supera il nichilismo  come si è concretizzato nel mondo contemporaneo e che nel contempo esprime una positiva fiducia nei confronti della volontà umana. Coerentemente la frase che “non esiste una verità assoluta” e che quindi “la verità sta nella ricerca della verità” di fatto viene parafrasata lungo tutto il diario filosofico di Feliciani. Certo è che il concetto di anarchia, una delle parole chiave del libro, viene via via precisato: innanzitutto viene respinta come fasulla la credenza che l’anarchia sia sinonimo di caos e disordine; e di conseguenza, avendo ben presente un’idea libertaria del proprio agire e della società, “la costruzione di una società libera e non autoritaria parte dalla presa di coscienza individuale e dalla immediata messa in pratica delle proprie idee” (pp. 263). Di conseguenza in conseguenza allora anche il “vivere al ritmo della radicalità della storia” viene esplicitato come augurio per tutti coloro che si ribellano alle situazioni presenti. In altri termini  un invito a sconfiggere i condizionamenti e le abitudini che di fatto ci sottomettono alle banalità presenti nella società contemporanea.

Edizione esaminata e brevi note

Giovanni Feliciani, (Siena, 1951), laureato in Filosofia ha proseguito gli studi con un diploma di ricerca nelle Scienze storico-morali. È stato libraio, bibliotecario, ricercatore. Ha fondato e dirige la Casa Editrice Bibliosofica, a Roma, presso la quale ha pubblicato: “Bìblius. Libro dei libri” (1999); “Bibliosofia. Scienza del Libro e della Lettura” (2011); inoltre ha  curato, insieme ad altri, il volume: “La cultura brucia. Anna e la libreria Uscita nella Roma degli anni ’70″ (2010). È cofondatore della collana di Studi Storici, Filosofici, Umanistici “Tempora”.

Giovanni Feliciani, “Vivere al ritmo della radicalità nella storia”, Bibliosofica, Roma 2015, pp. 482.

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2015