Gentile Emilio

La via italiana al totalitarismo

Pubblicato il: 12 febbraio 2009

Il saggio di Gentile propone un’interpretazione poco consueta del fascismo visto come esperimento totalitario messo in atto da un partito milizia, il quale, per imporre il primato della politica su ogni altro aspetto della vita individuale e collettiva, tese ad estirpare, sin dalle radici, la democrazia liberale dalle istituzioni e dalla cultura del nostro paese. Frutto di ricerche sull’ideologia e strutture organizzative del fascismo, il libro si compone di due parti complementari: lo scopo è offrire al lettore un possibile equilibrio fra la discussione storiografica e l’indagine storica. La prima parte presenta una rassegna delle interpretazioni in merito alla natura e alla storia del partito fascista a partire dai contemporanei (a mio avviso le pagine meno interessanti); nella seconda viene ricostruita la fisionomia peculiare del totalitarismo fascista nel suo sviluppo storico, con una analisi puntuale degli statuti del PNF, a partire dal 1927 e dalla famosa circolare, 7 gennaio Ministero degli Interni, sul ruolo dei Prefetti nei confronti dei gerarchi. Un dilemma rimase insoluto per tutto il ventennio: doveva prevalere lo Stato nei confronti del partito o viceversa?
L’obiettivo del volume è chiaro: dare un contributo innovativo alla storiografia sul partito e sul regime fascista. Da notare che gli stessi studi di De Felice si sono rivolti, più che sul fascismo in quanto tale, su Mussolini e hanno affrontato solo parzialmente i temi che vengono trattati ne “La via italiana al totalitarismo”: il rapporto fra partito e Stato, il “partito milizia”, il “cesarismo totalitario”,  con un continuo oscillare, durante il ventennio, fra la posizione appunto totalitaria di uno Starace e la posizione conservatrice ed autoritaria di un Federzoni, con Mussolini nelle vesti di eterno mediatore. Esperimento totalitario che – evidentemente – non raggiunse affatto la compiutezza vista nella Germania nazista e nella Russia staliniana. Un regime perciò perennemente in bilico fra autoritarismo conservatore ed aspirazioni totalitarie volte alla completa fascistizzazione delle masse. Entrando più nel dettaglio, credo che questa sia stata la prima ricerca, basata su carte inedite dell’ufficio Studi e legislazione e carte dall’archivio personale, che abbia approfondito il tentativo totalitario di Adelchi Serena, segretario del PNF dal 1940, seguito alla fallimentare gestione di Ettore Muti.
Quelli che vengono analizzati sono appunto gli obiettivi che Serena si prefigurava, prima delle brusche dimissioni giunte a seguito dell’alterco con Tassinari, il ministro dell’Agricoltura.
Non viene presa in considerazione invece la vicenda umana dell’ex segretario che pure è di grande interesse e semi-sconosciuta: il suo rifiuto aderire alla Repubblica Sociale, la sua probabile attività partigiana antitedesca sotto il nome di Alberto Scerni.
A  fronte di una storiografia che in merito al Partito Nazional-socialista e al Partito Bolscevico è piuttosto ricca di titoli, “La via italiana al totalitarismo” si inserisce invece in un settore di studi, quello sul PNF, estremamente debole, scarso, con una bibliografia pressoché limitata alla letteratura di regime e alla storiografia marxista, condizionata oltretutto dalla sua visione classista. Senza entrare nel merito di questa interpretazione, a fronte di evidenti tentativi di revisionismo da parte dei nuovi cantori della destra targata Arcore, possiamo però rilevare come non pochi storici di estrazione marxiana abbiano fatto parziale rettifica di precedenti ed azzardate affermazioni.

Ora: “effettivamente, col tempo ed ulteriori ricerche ho cambiato idea e posso dire ora che durante il ventennio il regime ha avuto un notevole consenso……..”.
Ammissioni quanto meno tardive. Come al solito l’analisi storica viene influenzata dall’attualità: tanto per rilevare la serietà dei nostri studiosi. In questo senso mi pare invece  che l’opera di Gentile abbia un approccio sufficientemente scientifico ed oggettivo, lontano sia da interessati e rozzi revisionismi della nuova destra istituzionale, sia dalle bufale degli storici marxisti, proprio quelli che ci raccontavano la favola di un’Italia fatta da  maggioranza silenziosa di antifascisti: l’autore esprime la sua personale tesi, una volta tanto originale e basata su dati certi. Il linguaggio sufficientemente chiaro e scorrevole rende l’opera potabile anche ai non esperti.

Edizione esaminata e brevi note

Emilio Gentile – La via italiana al totalitarismo- 2002 Carocci (prima ed. 1995), pag. 322,
euro 21,90

Nel 2008 è uscita una nuova edizione, sempre per Carocci, con tre nuovi capitoli quale ampliamento dell’analisi storica e teorica dell’esperimento totalitario fascista e del totalitarismo in generale.

Recensione già pubblicata nell’aprile 2003 su ciao.it e qui parzialmente modificata