Giuttari Michele, Lucarelli Carlo

Compagni di sangue

Pubblicato il: 30 aprile 2012

“Sono un agnelluccio”. Ricordate questa frase del Pacciani? Sono passati ormai molti anni, ma una cosa ormai dovrebbe risultare chiara: Pietro Pacciani e i suoi “compagni di merende” erano tutto fuori che agnellucci; e questo al di là dei delitti inizialmente attribuiti al “Mostro di Firenze”, e al di là delle precedenti condanne in capo al contadino di San Casciano per omicidio e poi per lo stupro delle figlie minorenni. “Compagni di sangue” è la puntuale cronaca dell’inchiesta bis sui delitti del “mostro”, dal momento nel quale Michele Giuttari, uno degli autori, si insediò come Capo della Squadra Mobile della Questura di Firenze e, grazie a metodi tradizionali e al buon senso, ovvero quello che era mancato nelle precedenti investigazioni, contribuì a dipanare il bandolo di una matassa che sembrava inestricabile. Otto coppie appartate nel buio delle campagne fiorentine, otto duplici omicidi che il sentire comune attribuiva ad un fantomatico ed unico mostro, pervertito colto e raffinato, britannico nella sua mente assassina. Nulla di più lontano rispetto quei rozzi ed incolti personaggi che vivevano nei dintorni di San Casciano: un contadino con precedenti penali, un operaio, un postino; e di contorno alcuni anziani pensionati, guardoni e puttanieri.

Le indagini, ed infine gli esiti processuali, ci hanno fatto conoscere un’altra realtà. Non il “mostro” ma “i mostri”, dove ciascuno degli assassini aveva un suo ruolo: quello che scovava le coppiette e poi faceva da palo (Lotti), quello che uccideva (Pacciani), quello che seviziava i corpi ed espiantava i “feticci”, pube e seno (Vanni). Plausibile che agli omicidi abbiano assistito alcuni anziani guardoni, in alcuni casi involontariamente, in altri coinvolti di proposito,  tanto da dover leggere tra le righe delle confessioni frasi come queste: “A lui garbava ammazzare […] A lui garbava veder ammazzare”. A parte il primo duplice delitto del 1968, dal movente “passionale”, a seguito del quale la calibro 22, come da ricostruzione investigativa, negli anni seguenti è poi passata dal gruppo “dei sardi” al gruppo Pacciani, in realtà è fin dall’omicidio di Susanna Cambi e Stefano Baldi che i periti, in particolare il prof. Maurri, avevano ipotizzato che l’assassino non avesse agito da solo. Ma l’idea dell’unico serial killer rimase ferma per molto tempo, anche a livello processuale, complice una particolare ottusità dei giudici, i quali respinsero ogni altra ipotesi con fare a dir poco sprezzante. L’idea del “mostro” isolato era probabilmente la più rassicurante, sicuramente la più facile e la più consona ad essere incasellata negli schemi dei criminologi. In questo senso è opportuno riportare un brano dal libro che, con toni polemici, ben sintetizza quanto Giuttari e i suoi stavano scoprendo; e come fosse in contraddizione con le precedenti ricostruzioni: “Era emerso un gruppo di soggetti solidali in un disegno unitario […] Un gruppo composto essenzialmente da guardoni,  pervertiti, con caratteristiche psicologiche comuni, stesse tendenze sessuali, personalità simili. Di bassa estrazione sociale, appartenenti al mondo contadino o comunque frequentatori della campagna che si spostavano verso la città solamente per andare a prostitute” (pag. 157). E poi ancora: “ Tutta questa vicenda investigativa testimonia del fatto che la scienza criminologia, con le proprie teorie e ipotesi, non dovrebbe influenzare le investigazioni. Deve, tutt’al più, offrire un supporto, ma non può fare da pilota alle indagini. La teoria, in qualche caso, può essere un elemento rafforzativo degli esiti investigativi. Ma se questi non coincidono con le teorie esistenti, gli esperti devono prenderne atto e rielaborare le loro conoscenze” (pag. 158).

Le indagini condotte da Giuttari furono impostate recuperando tutte quelle testimonianze che in precedenza erano state colpevolmente dimenticate o considerate superflue in quanto incompatibili con la teoria del serial killer solitario. Quella che ora si iniziava a delineare era invece uno spaventoso mondo rurale fatto, anche, di violenze, stupri all’interno delle famiglie, perversioni sadiche, soggetti disturbati, puttanieri e puttane non più giovani, magia nera, maghi improvvisati che organizzavano orge, indizi che portavano a riti satanici. Malgrado siano ancora tanti coloro che liquidano sprezzantemente l’idea di Pacciani e dei suoi “compagni di merende” come “mostri”, vuoi per mera ignoranza, vuoi perché il complottismo fa sempre tendenza (ed è remunerativo), i fatti processuali, i riscontri sono lampanti e le pagine di Lucarelli – Giuttari ne danno conto in maniera precisa; ed anche con stile di tutto rispetto. Un saggio, un racconto di cronaca nerissima che si legge d’un fiato come un romanzo. Una cronaca di sangue scritta qualche anno fa e che nelle ultime pagine racconta altri fatti, forse davvero i più inquietanti: gli indizi che portano a quel secondo livello di indagine che ha preso sempre più corpo dopo le condanne di Pacciani, Vanni e Lotti.

Malgrado tutti i depistaggi, le malizie e le ipotesi fantasiose imbastite dai difensori degli imputati e da qualche criminologo in vena di protagonismo, se era ormai chiaro chi erano stati i materiali esecutori degli omicidi, rimaneva e rimane un enorme buco nero. Sono gli interrogativi, tutt’ora senza una risposta certa, che si rivolgevano ad una realtà ancor più misteriosa: quella dei possibili mandanti, delle messe nere, dell’uso che poteva essere fatto dei feticci, del pube e del seno. In merito, com’è noto a molti, gli inquirenti hanno scoperto che Pacciani e Vanni si trovavano in possesso di ingenti somme di denaro che “iniziò a crescere vertiginosamente proprio dagli anni del ciclo seriale degli omicidi”, e si è pensato che questi soldi rappresentassero i proventi dei loro delitti e soprattutto la ricompensa per aver ceduto le parti asportate delle ragazze uccise a qualche misterioso pervertito. O gruppo di pervertiti, viste le strane protezioni e comportamenti che sono emersi durante successive investigazioni.

“Compagni di sangue”  racconta innumerevoli personaggi, a volte complici di pratiche perverse, a volte semplicemente vittime di un gruppo di sadici con velleità sataniste, alcuni semplicemente grotteschi o tragici: la povera Maria Antonietta Sperduto, stuprata, seviziata e ricattata; il marito di questa, apparentemente suicida ma probabilmente ucciso; il Pucci; il Faggi; le prostitute che partecipavano alle orge organizzate da Salvatore Indovino, sedicente mago; il Vanni che girava con un vibratore in tasca; il Lotti stuprato da Pacciani per ricattarlo; le morti misteriose di coloro che gravitavano nel giro dei sardi e del mago; Milva Malatesta e il figlio Mirko di tre anni uccisi e bruciati nel rogo della loro auto; Scangarella, detenuto per lo stupro e l’omicidio di una bimba di otto anni e poi per l’omicidio di una prostituta, al quale era stato chiesto di uccidere una coppia per scagionare Pacciani; il pittore francese scomparso e che aveva lasciato nella sua casa dipinti inquietanti (ricordavano qualcosa delle vittime e delle sevizie) e simili agli scarabocchi del Pacciani. Non ultima pure una monaca che, nella migliore delle ipotesi per mera sconsideratezza e ingenuità, ha aiutato Pacciani, ormai condannato, a gestire il suo misterioso patrimonio. Nonostante alcuni interessati “negazionismi”, la dinamica degli omicidi è stata ormai chiarita, sentenze alla mano, ma molto, moltissimo di quanto gravitava intorno a questo anomalo e grezzissimo gruppo di serial killer è ancora ignoto nonostante successive indagini si siano incamminate lontano da San Casciano e dall’ambiente contadino. Un nuovo percorso di indagini che ci mostra qualcosa di già visto. Nuovi misteri, nuove morti misteriose, nuovo sangue.

Edizione esaminata e brevi note

Michele Giuttari (1950) ha ricoperto incarichi alle Squadre Mobili di Reggio Calabria e Cosenza e alla Direzione investigativa antimafia di Napoli e Firenze, dove ha condotto con successo le indagini sulle stragi di mafia del 1993. Come capo della Squadra Mobile di Firenze, ha diretto le indagini sul «mostro». È autore di Scarabeo (2004), La loggia degli innocenti (2005), Il mostro. Anatomia di un’indagine (2006) e Il basilisco (2007). The Times lo ha definito “il principale scrittore italiano di polizieschi”. Il suo sito è www.michelegiuttari.com.

Carlo Lucarelli (Parma 1960), autore di gialli e di noir. Tra i suoi molti libri ricordiamo: Carta bianca (1990), L’estate torbida (1991), Indagine non autorizzata (1993), Almost Blue (1997), Guernica (1997), L’isola dell’angelo caduto (1999), Un giorno dopo l’altro (2000), Misteri d’Italia (2002) e Nuovi misteri d’Italia (2004). Conduttore televisivo della trasmissione “Blu notte”, è anche sceneggiatore di fumetti, di programmi radiofonici, di soggetti cinematografici e di videoclip.

Michele Giuttari, Carlo Lucarelli, Compagni di sangue, Rizzoli (Superbur saggi), Milano 1999, pag. 240, euro 9,90

 Luca Menichetti. Lankelot, aprile 2012

Recensione già pubblicata il 30 aprile 2012 su ciao.it e qui parzialmente modificata.