Lupi Gordiano

Yoani Sánchez. In attesa della primavera

Pubblicato il: 5 maggio 2013

Appena terminato di leggere “In attesa della primavera” mi son subito chiesto come potevo definire il libro di Gordiano Lupi. Biografia, antologia oppure opera di storia contemporanea? Probabilmente un libro che riunisce tutti questi aspetti, ovvero la biografia di una dissidente cubana, l’ormai celebre Yoani Sánchez, raccontata grazie ad ampia selezione di scritti tratti dal suo blog Generación Y; ma anche la storia di una nazione, Cuba, sotto il giogo di una ultradecennale dittatura, e, di riflesso, la storia della cattiva coscienza di una sinistra, ormai minoritaria (in Italia quella maggioritaria è confluita nel Pdl e quindi non fa testo), che proprio con l’adorazione per il regime castrista mostra tutte le sue più tristi contraddizioni: nel nostro paese c’è chi si mostra – con ragione – quanto mai preoccupato per lo stato dell’informazione, per la precarietà delle libertà civili e politiche in una democrazia ormai più formale che sostanziale; ma poi quando si tratta di volgere lo sguardo all’isola caraibica, ecco che la censura del regime, un sistema politico basato sul potere personale ed eterno di una famiglia, la violazione dei più elementari diritti di espressione, paiono diventare trascurabili dettagli. Insomma un sistema pericolosissimo ovunque tranne che a Cuba, in nome dell’idea socialista.

Conseguenza logica di questo modo di pensare (e di giustificare una dittatura) è la demonizzazione dei dissidenti, di coloro che non aderiscono senza se e senza ma al sogno del comunismo caraibico, uno degli ultimi baluardi del socialismo reale: quindi Yoani Sánchez è una spia della CIA (e, per proprietà transitiva, sicuramente anche il suo biografo e traduttore Gordiano Lupi sarà stato tacciato di essere nel libro paga degli yankee), e ogni denuncia dei dissidenti politici non credibile, pretendendo l’inversione dell’onere della prova o proprio non contemplando che esista una propaganda di regime falsa e diffamatoria. C’è da dire che molti degli argomenti usati dai filocastristi contro la dissidenza cubana possono facilmente essere smentiti, oltre che dal buon senso e dalla logica, anche grazie a quanto leggiamo sul blog di Yoani Sánchez, dove a fronte dei supposti intrighi internazionali e strumentalizzazioni da parte degli USA si coglie invece la grande capacità di arrangiarsi da parte del popolo cubano, sia nello sbarcare il lunario in un contesto economico dipendente dal petrolio venezuelano, sia nell’aggirare i divieti, spesso ridicoli, imbastiti da un regime che in patria appare sempre meno credibile. In Europa e lontano da Cuba, l’abbiamo detto, altro discorso: sappiamo che quando non si rischia del proprio le parole in libertà abbondano.

Tornando a “In attesa della primavera”, libro nel quale Yoani Sánchez di fatto è coautrice insieme a Gordiano Lupi, mi pare opportuno evidenziare almeno alcuni tra i tanti argomenti controversi che in questi anni hanno fatto di Generación Y una spina nel fianco di un regime sempre più in difficoltà e, per sperare di mantenere un’immagine di decenza, costretto spesso a sostituire l’esplicita repressione della dissidenza politica e civile con la diffamazione e la controinformazione (siti governativi gestiti da membri della Sicurezza di Stato, riviste digitali dirette da giornalisti di regime e canali televisivi come Islamiacu). Disinformazione ma, come scrive Yoani Sánchez, anche mancanza di informazione all’interno del paese: “Ho visto le immagini della caduta del muro di Berlino undici anni dopo i fatti dell’ottobre 1989 [.] Il ragazzo che sfidava un carro armato in Piazza Tienanmen ha preso forma davanti ai miei occhi dieci anni dopo gli eventi” (pag. 28). E poi la disinformazione che diventa diffamazione, quando i media di regime accusano che Yoani Sánchez, dopo l’Ortega y Gasset del 2008, ha ricevuto i suoi tanti premi non per meriti obiettivi ma soltanto per un sostegno politico-economico; oppure quando contro la blogger si scatena una campagna mediatica a seguito dell’intervista da parte di Salam Lamrami, noto giornalista di simpatie filocastriste.

Sempre in tema di diffamazione – ma del resto “In attesa della primavera” è un libro che innanzitutto racconta le diffamazioni del regime – Lupi riporta alcuni post dedicati a Laura Pollán, leader delle Damas de Blanco, e dove Yoani Sánchez racconta le vessazioni e le demonizzazioni, anche in occasione della sua morte, che questa coraggiosa e indomita dissidente ha dovuto subire. Le Damas de Blanco – ricordiamolo – rappresentano un movimento di opposizione al governo cubano che riunisce le mogli e i famigliari dei prigionieri di coscienza o prigionieri per reati di opinione rinchiusi nelle carceri dell’Isola. Laura Pollán, con la sua esplicita dissidenza, ha risposto concretamente ad una frase di Dilma Rousseff, la presidente brasiliana, che viene ricordata nel libro: “Preferisco un milione di voci critiche al silenzio delle dittature” (pag. 158). Nella “Richiesta civica per un’altra Cuba” leggiamo un post che può apparire banale e scontato agli occhi di un occidentale ma che in un regime dittatoriale come quello cubano, seppur declinante, rappresenta una chiara (e necessaria) provocazione: “Chiediamo al governo cubano: di mettere in pratica immediatamente le imprescindibili garanzie legali e politiche contenute nella Dichiarazione dei Diritti Umani, di ratificare il Patto sui Diritti Politici e Civili e il Patto sui Diritti Economici Sociali e Culturali delle Nazioni Unite firmati dal governo cubano il 28 febbraio del 2008 nella città di New York” (pag. 175). L’antologia tratta dal blog di Yoani Sánchez prosegue con i post che ricordano altri noti dissidenti e le loro “scandalose” richieste. Pensiamo a Oswaldo Payá: “pretendeva la convocazione di un referendum per consentire la libertà di associazione, di espressione, di stampa e garanzie economiche. Il governo di Fidel Castro rispose in maniera sproporzionata disponendo le reclusioni della Primavera Nera del 2003” (pag. 178).

Il linguaggio di Generación Y ha il dono della sintesi e della chiarezza, forse anche a causa delle difficoltà dell’autrice che in questi anni ha dovuto arrangiarsi postando spesso i suoi articoli velocemente e in condizioni tecnicamente precarie: messe al bando troppe divagazioni, tanti argomenti, spesso considerati controversi, nel blog hanno trovato una spiegazione logica e coerente con quei principi democratici, con quella richiesta di diritti civili e di libera espressione che invece da un regime autoritario in salsa socialista sono considerate provocazioni dei reazionari capitalisti. Spiegazioni e precisazioni che alzano il velo sulla propaganda e sui limiti di tante annunciate riforme: ad esempio in merito alla nuova legge migratoria (quella che dopo tanti anni ha permesso a Yoani Sánchez di uscire dalla sua isola, di intraprendere il tour europeo e di essere violentemente contestata dai filocastristi in quel di Perugia), la blogger ricorda che “la libertà di uscire da Cuba sarà sempre condizionata a un permesso discrezionale”. Oppure ricordando come il sistema elettorale a Cuba sia molto particolare: “una consultazione che non ammette pluralismo e propaganda, non si fida di comizi elettorali dove non si conoscono i programmi delle persone da eleggere ma vengono rese note solo foto e biografie” (pag. 203).

E infine, malgrado quello che possano pensare tanti fedeli ammiratori di Fidel Castro, più volte leggiamo di una Yoani Sánchez contraria all’embargo statunitense nei confronti di Cuba: a parte il fatto che proprio non funziona ed è un colabrodo, risulta evidente che questo blocco economico negli anni ha rappresentato il pretesto più efficace per rinserrare le fila del regime, per non concedere alcunché alle richieste della dissidenza, ed è stato il principale argomento, non privo di retropensieri cospirazionisti, dei filocastristi di tutto il mondo per giustificare la particolarità del socialismo cubano e la negazione delle libertà politiche e civili. Lupi sottolinea come Yoani riprenda lo stesso concetto riguardo la politica dei due principali partiti americani: “Nel mese di novembre, Barack Obama viene rieletto Presidente degli Stati Uniti. Yoani Sánchez accoglie la notizia con gioia, perché le posizioni democratiche sono più vicine alle istanze di libertà del popolo cubano rispetto alle intransigenti idee repubblicane. A suo parere, invece, il regime cubano preferirebbe un presidente repubblicano perché il suo modo di governare favorirebbe lo scontro” (pag. 213). Un libro che si legge molto bene, sia grazie ai testi di un Gordiano Lupi che scrive con un evidente coinvolgimento umano per le vicende di un paese ancora in mezzo al guado, in attesa di una svolta democratica che tarda a venire; sia grazie a tanti brani tratti da Generación Y, che proprio non hanno nulla che faccia pensare a una velina della CIA. Niente a che vedere con un Renato Farina in versione caraibica, state tranquilli.

Edizione esaminata e brevi note

Gordiano Lupi (Piombino, 1960), romanziere, poeta, saggista, sceneggiatore, traduttore, editore italiano. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa. Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio. Collabora con La Stampa di Torino come traduttore del blog di Yoani Sánchez. Direttore della collana di narrativa latinoamericana Celebres Ineditos di Edizioni Anordest

Yoani Sánchez è nata all’Avana nel 1975. Lavora come webmaster e giornalista del portale Desdecuba.com, e di nascosto come guida per i turisti. Nell’aprile 2007 ha aperto il blog Generación Y, che ha suscitato grande interesse in tutto il mondo. L’anno successivo ha vinto il premio Ortega y Gasset assegnato da “El País” per il giornalismo digitale.
Compare anche nella lista dei “migliori 25 blogs del 2009” redatta dalla rivista Time e dal network CNN, ed è inclusa anche nella lista dei “Giovani leader globali” del Foro Economico Mondiale per il 2009. Sempre nel 2009 le è stato assegnato il Maria Moors Cabot Award dalla Columbia University di New York, ma si è vista negare (per la quarta volta negli ultimi due anni) il permesso di lasciare Cuba per andare a ricevere il premio – inviando quindi un breve video di accettazione. Tiene una rubrica su “Internazionale”.

Gordiano Lupi, “Yoani Sánchez. In attesa della primavera”, Edizioni Anordest, Villorba 2013, pag. 227

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2013