Angelini Sut Adriano

Mary Shelley e la maledizione del lago

Pubblicato il: 23 Dicembre 2017

Il nome di Mary Shelley è rimasto indissolubilmente legato a Frankenstein, il suo romanzo più famoso e originale, ma chi era veramente la sua autrice? Qual è stata la sua vita e quali i suoi pensieri e sentimenti?

Quasi per renderle giustizia, Adriano Angelini Sut realizza con questo libro una biografia molto dettagliata, attenta e sensibile della scrittrice inglese, figlia di genitori colti e illustri, William Godwin e Mary Wollstonecraft. Il padre era un talento precoce, di idee anarchiche, la madre, che morì dandola alla luce, era una protofemminista, autrice di “Vindication of the Rights of Women”, una donna anticonvenzionale e originale.

La piccola Mary cresce senza mamma, con un padre devastato dal dolore, che finirà per risposarsi con una donna che si rivelerà una vera matrigna. L’ambiente familiare è comunque colto, Coleridge sarà loro ospite e vari studiosi e intellettuali frequenteranno la casa. Mary ascolterà le loro conversazioni, in quegli anni in cui si discuteva del galvanismo e dei suoi esperimenti sui cadaveri.

Fin dall’inizio però è la solitudine la compagna di Mary:

“La solitudine è stata la maledizione della mia vita, cos’altro avrei potuto fare se non avessi avuto l’immaginazione come compagna?”

Ella compie frequenti pellegrinaggi al cimitero di st.Pancras, dove tra due salici piangenti, è sepolta sua madre, quella madre di cui porta il nome e che non ha fatto in tempo a conoscere.

La sua vita cambia rapidamente quando incontra l’amore della sua vita: Percy Bysshe Shelley, giovane e bello, nobile (anche se ha rinunciato al titolo), affascinante poeta, ribelle e originale. Sarà uno dei massimi poeti del Romanticismo.

Mary ne viene subito conquistata, i due fanno l’amore presso la tomba di Mary Wollstonecraft, quasi a chiedere protezione al suo spirito. Lui è un uomo sposato con due figli, lei una ragazzina sedicenne. In breve fuggiranno insieme, portandosi dietro anche Claire, la sorellastra di Mary, con la quale ella si rassegnerà a condividere l’amore del poeta.

Saranno anni belli e terribili fatti di spostamenti, difficoltà economiche, lotta contro pregiudizi, maldicenze, beghe familiari, maternità tragiche. Mary ebbe quattro gravidanze: tre bambini nacquero ma morirono in tenerissima età, il quarto fu un aborto spontaneo. Solo un quinto figlio sopravviverà, Percy Florence, così chiamato in onore della città di Firenze.

Percy la lascerà spesso sola, la tradirà, era uno spirito irrequieto e ipersensibile. Mary lo amò alla follia, spesso soffrendo.

Fu durante gli anni della relazione con lui che concepì e scrisse il suo romanzo più famoso Frankenstein, in cui convergono tante suggestioni, dal galvanismo sui cadaveri ai soliloqui di Percy nel cimitero di st.Pancras, al dolore per la prima figlia morta ancora senza nome, al titanismo romantico al misterioso dottor Dippel.

In quel 1816 era arrivata anche sull’Europa una nube vulcanica, frutto di una terribile eruzione avvenuta nell’aprile 1815 sull’isola di Sumbawa, nell’arcipelago indonesiano. Il 1816 fu “l’anno senza estate” per l’Europa. In una notte del giugno 1816 Mary e Percy con Claire sono ospiti di Lord Byron a Villa Diodati sul lago di Ginevra. Con loro anche un medico di origini italiane John William Polidori. Viene proposta da Byron una gara di scrittura con tema una storia del terrore. In questo contesto Mary concepisce Frankenstein, romanzo fantascientifico secondo Angelini, che la farà entrare nella storia. Percy ne rivedrà il testo e scriverà, dapprima anonima, la prefazione, ma l’essenza del romanzo rimarrà quella voluta da Mary. Non sarà facile poi per lei affermarsi e farsi accettare e comunque, pur avendo scritto altro, rimarrà famosa solo per questo romanzo.

La vita di Mary si spezza in due dopo la terribile morte per naufragio di Percy: il rogo sulla spiagia di Lerici, Byron che presiede, il cuore del suo amato, che pare lei abbia conservato avvolto in un panno fino alla sua morte, spostamenti, difficoltà, un figlio da allevare da sola, liti con sir Timothy Shelley, il padre di Percy, che non sarà mai generoso con Mary.

Lei diverrà la custode degli scritti e della memoria di lui.

“Il Percy che lei presentò fu un personaggio romantico, idealista, profondo e bizzarro, ma soprattutto profetico, esattamente ciò di cui la nuova Inghilterra sprofondata in un realismo dickensiano grigio e asettico aveva bisogno. Shelley era un utopista, fece capire Mary, e se erano in atto cambiamenti sociali e politici (e lo erano), lui li aveva anticipati.”

Il ritratto di Mary Shelley che Angelini ci mostra è quello di una donna forte, di carattere, anticonvenzionale, ma anche profondamente sola, capace di affrontare pregiudizi e maldicenze con molto coraggio. Eguagliò e forse superò sua madre su questo.

La società inglese, specie quella vittoriana della seconda parte della sua vita, non le perdonò mai di essere una donna che osava sfidare i letterati maschi sul loro stesso terreno, la scrittura. E non le perdonò di essere la figlia di Mary Wollstonecraft, colei che “era riuscita a far emergere la figura della scrittrice, pensatrice, saggista”.

La sua fu una vita intensa, difficile, funestata da tante morti, da tradimenti dell’amicizia, cattiverie sul suo conto, ostilità del mondo letterario, una vita che ebbe alcuni momenti di felicità nella passione per Shelley e nelle soddisfazioni che le diede l’unico figlio sopravvissuto, nella potenza dell’immaginazione e nella scrittura. Per il resto una maledizione sembra gravare su di lei. Le donne letterate nei secoli, non ebbero mai vita facile e Mary non fa eccezione, eppure conservò sempre forza e passionalità, forse anche memore dell’esempio materno, col quale si era sempre confrontata.

Edizione esaminata e brevi note

Adriano Angelini Sut traduttore e scrittore romano, ha collaborato con Radioradicale.it e “Il Foglio”. Il suo ultimo romanzo è “Jackie” (Gaffi 2015), una biografia romanzata di Jacqueline Kennedy Onassis. Ha pubblicato “101 cose da fare a Roma di notte” (Newton Compton 2009), e “101 gol che hanno cambiato la storia del calcio” (Newton Compton 2010).

Adriano Angelini Sut, Mary Shelley e la maledizione del lago, Roma, Giulio Perrone editore 2017.