Dürrenmatt Friedrich

La morte di Socrate

Pubblicato il: 10 aprile 2010

Friedrich Dürrenmatt è uno degli autori che mi vengono consigliati spesso. Finalmente mi sono decisa a seguire i suggerimenti: ho letto “La morte di Socrate”. Sono sicura di aver scelto bene, seppur del tutto casualmente, il mio primo libro di Dürrenmatt. Pochissime pagine: 61 nell’edizione Marcos y Marcos, compresa la versione originale in lingua tedesca a fronte. In sostanza un racconto. Brillante, ironico, giocoso e velocissimo. Dürrenmatt si è divertito a riscrivere una sintetica e colorata parodia della vita di Socrate, anche se non mancano ritratti ugualmente spiritosi e revisionati di Santippe, Platone, Aristofane, Dionigi di Siracusa e altri altisonanti nomi della Grecia antica.

Ciò che comunemente sappiamo di ognuno di loro è quel poco che si è salvato dalle crudeli spire del tempo e della storia. Di Socrate, ad esempio, non sono sopravvissuti testi scritti. A quanto ci è stato tramandato, il filosofo del “so di non sapere” era un uomo dall’aspetto decisamente poco gradevole: brutto come un Satiro (secondo quando racconta Platone), con la testa regolarmente tra le nuvole (come scrive Aristofane), marito distratto, animo errabondo, perennemente squattrinato, gran bevitore e molto incline a prendere parte a tutti i gozzovigli che si presentassero all’occorrenza. E Dürrenmatt ce lo dipinge esattamente così, aggiunge solo un ulteriore e fantasioso dettaglio: Socrate rubava oggetti ovunque gli capitasse, soprattutto nelle ricche dimore in cui veniva invitato. Ma godeva di grande prestigio sociale per cui tutti lasciavano correre. La refurtiva, sempre secondo la bizzarra versione di Dürrenmatt, finiva sistematicamente nel negozio di anticaglie della moglie Santippe che, per la prima volta, non viene raccontata come la donna bisbetica, arcigna ed indisponente a cui siamo abituati. Anzi, Dürrenmatt ce ne fornisce una versione nuova fiammante: femmina assennata, consapevole di avere un marito tanto difettoso e, nella parte finale, persino saggia e illuminante.

Platone incarna, invece, il “cattivo” di turno: “Era impopolare, non aveva alcuna chance politica, era imparentato con i dittatori filo spartani Crizia e Carmide, che avevano perso la vita durante la controrivoluzione democratica. Un aristocratico poco lungimirante, rigido pomposo. Odiava gli ateniesi e la loro democrazia, più di tutti detestava Socrate. Per gelosia”.

E fu proprio per colpa di Platone che Socrate finì per essere costretto a bere l’amara e fatale cicuta. Ovviamente anche per la narrazione delle fasi finali dell’esistenza di Socrate, Dürrenmatt va oltre le storie già note e ricostruisce la sua favola secondo altre misure ed altri parametri. Infatti, in questo caso, a morire non è il vero Socrate, ma l’attore Aristofane che recitava coperto da una maschera di Socrate. L’autentico filosofo, nel frattempo, fuggiva a Siracusa, con Santippe e Platone al seguito, tra le braccia del Tiranno Dionigi. Ma anche costui non sembra essere proprio sano di mente, infatti non riesce a contemplare l’idea che qualcuno, nel caso specifico il famoso Socrate, divenuto ormai compagno di bagordi, riesca a reggere l’alcol meglio di lui. Quanto basta per condannarlo a morte certa.

Un adattamento tutto personale costruito sulla falsa riga di quello che presumiamo possa essere stata la vera vita dei personaggi. Il gioco letterario dello scrittore svizzero, quindi, gira attorno ad un’ipotesi parodistica dei fatti. Frasi brevi, incisive, fulminanti. Un sunto, graffiante e vivacissimo, di una vicenda, la morte di Socrate per l’appunto, che viene solitamente tramandata come evento dai toni profondamente drammatici e patetici e che qui, invece, viene trasformato in una scena semi-comica.
Particolarmente toccante e sorprendente il discorso che Santippe tiene, nelle ultime pagine, di fronte al popolo e alle alte cariche siracusane, dopo la morte di Socrate. Nelle parole della moglie, si ritrova, probabilmente, il senso di tutto il libro: “Socrate rimase sempre Socrate, capacità che possiedono ben pochi, prima sono bambini poi diventano uomini, e quando sono diventati uomini si trasformano in politici, condottieri, poeti, eroi o altro, non sono mai se stessi”.

Edizione esaminata e brevi note

Friedrich Dürrenmatt è nato il 5 gennaio 1921 a Konolfingen, paese nel Canton Berna, in Svizzera. Frequentò l’Università di Berna prima e di Zurigo poi, senza però concludere i suoi studi di filosofia, letteratura e teologia. Iniziò ad interessarsi di scrittura teatrale molto presto. Scrisse racconti, novelle e commedie. Il successo giunse nel 1952 con la rappresentazione della commedia “Il matrimonio di Mr. Mississippi”. Ma la consacrazione arrivò nel 1956 grazie a “La visita della vecchia signora”. Autore di testi teatrali, racconti e di romanzi, Dürrenmatt coltivò con amore e profitto anche l’arte della pittura. E’ morto il 14 dicembre 1990 a seguito di un infarto. Aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita nella cittadina svizzera di Neuchâtel.

Friedrich Dürrenmatt, “La morte di Socrate”, Marcos y Marcos, Milano, 2002. Traduzione di Marco Zapparoli.