Mahfuz Nagib

Il giorno in cui fu ucciso il leader

Pubblicato il: 17 gennaio 2010

“Il giorno in cui fu ucciso il leader” è un libro del 1985. La traduzione italiana, invece, risale solo al 2005. Un romanzo articolato in tre voci, quelle dei personaggi attorno ai quali ruota l’intera vicenda: Muhtashimi Zayed, Elwan Fawwaz Muhtashimi e Randa Sulayman Mubarak. Ogni capitolo del libro è affidato, ordinatamente, alle parole delle tre diverse figure. La prima, quella di Muhtashimi Zayed, ricorda per certi versi lo scrittore stesso. Muhtashimi Zayed, infatti, è un uomo di quasi ottanta anni, devoto, saggio e riflessivo. Vive in casa con suo figlio, sua nuora e il nipote Elwan, il secondo protagonista della storia. Elwan è fidanzato con Randa ma, come tutti gli egiziani, si trova a vivere in gravi difficoltà economiche a causa della cosiddetta “Infitah”, una serie di provvedimenti che miravano a liberalizzare l’economia ed il commercio grazie a strategie di avvicinamento all’Occidente che passavano anche attraverso la promozione di investimenti stranieri in Egitto.

La storia de “Il giorno in cui fu ucciso il leader” è ambientata nei primi anni ’80, nella città de Il Cairo ed è proprio questo il tempo in cui la “Infitah” voluta da Sadat stava per culminare nell’assassinio del suo fautore, avvenuto il 6 ottobre del 1981, nel corso di una parata militare, ad opera di un esponente di al-Jihad.

Attraverso le parole e le vicissitudini personali di Muhtashimi, Elwed e Randa, Nagib Mahfuz descrive una porzione di storia contemporanea del suo Paese. A parlare sono la nostalgia, l’amarezza e il disincanto del vecchio educatore Muhtashimi Zayed che, nel corso della sua esistenza, ha avuto modo e tempo di assistere alla gloria e al decadimento di vari leader e vari governi, fino all’acquisizione di una coscienza che lo ha condotto a credere e ad amare solo il suo Dio. Ed è a Lui che si affida e si confida ogni istante, richiamando sure e parole di profeti e saggi. Muhtashimi Zayed è il migliore amico di Elwed, suo nipote. Il giovane, come i suoi genitori, lavora molto ma, a causa della “Infitah” e del conseguente aumento vertiginoso dei prezzi, non riesce a coronare il suo sogno: sposare Randa. Vorrebbe avere il denaro per comprare una casa, per arredarla e per sposare la ragazza che ama e con la quale è fidanzato da anni, eppure nonostante la volontà e gli sforzi non sa come migliorare la propria condizione. Randa lo ama e, come lui, vorrebbe il matrimonio. La storia sentimentale dei due ragazzi, parallelamente a quella politica e sociale dell’Egitto, degrada fino al momento in cui Elwed, sempre più scoraggiato e sconfitto dai sensi di colpa e dalla propria inettitudine, sceglie di lasciare Randa. E per i due la situazione precipita esattamente quando l’Egitto stesso, con il plateale assassinio del “leader”, viene a trovarsi in una improvvisa crisi.

Un romanzo tutto sommato breve ma di grande intensità e compattezza. Lo scrittore egiziano usa una prosa gradevole e, a tratti, sofisticata. Mostra accuratezza e, come molti autori arabi, enorme attenzione per la valenza spirituale e immaginifica. Indaga nelle coscienze dei suoi personaggi, li fa parlare attraverso flussi emotivi e mentali conducendoci al centro dei loro pensieri e dei loro stati d’animo.
Mahfuz dà voce a due generazioni di egiziani e attraverso il confronto e il dialogo diretto e candido tra di esse lascia trasparire anche quale possa essere la migliore soluzione ad ogni conflitto ed ad ogni divergenza. In queste pagine si trae insegnamento sia dalla pacata saggezza del nonno che dall’afflizione impotente del nipote che, nonostante gli sforzi sostenuti, non può che constatare: La predisposizione alla disperazione si è radicata profondamente in noi, a causa delle innumerevoli disfatte che abbiamo dovuto subire. Così abbiamo imparato ad amare le canzoni tristi, le tragedie e gli eroi che divengono martiri. Tutti i nostri leader sono stati dei martiri […] Per quanto riguarda questo leader vittorioso e soddisfatto di sé, sembra che abbia infranto la regola: la sua vittoria ha costituito una sfida che ha dato adito ad nuovi sentimenti, emozioni che ci hanno colto impreparati. Ha preteso da noi un cambiamento di registro, di qualcosa cui eravamo abituati da lungo tempo. Per questo lo abbiamo maledetto, con il cuore pieno di rancore. E alla fine egli ha tenuto per sé i frutti della sua vittoria, lasciandoci l’Infitah, che ha generato soltanto miseria e corruzione.

Edizione esaminata e brevi note

Nagib Mahfuz è nato a Il Cairo nel 1911. Ha sempre vissuto nella sua città, nel suo quartiere natale: al-Gamaliya. Ha iniziato a scrivere a soli 17 anni e si laureò in Filosofia contro il volere paterno. Nel 1957 viene pubblicata l’opera che gli diede la consacrazione, “La trilogia del Cairo”, e nello stesso anno gli venne assegnato il Premio di Stato per la Letteratura. Nel 1988 Mahfuz è stato il primo scrittore arabo ad essere insignito del Premio Nobel per la Letteratura. Oltre ad essere scrittore, giornalista ed autore di varie sceneggiature, Mahfuz ha lavorato per il Ministero degli Affari Religiosi e, successivamente, è stato il Direttore del Dipartimento del cinema presso il Ministero della Cultura. Alcuni dei romanzi di Nagib Muhfuz, primo fra tutti “Il rione dei ragazzi” (1959), vennero proibiti in diversi Paesi arabi perché il suo autore era considerato eccessivamente moderato o filo-occidentale. Proprio a causa di queste posizioni, Nahfuz subì, nel 1994, un attentato da parte degli integralisti islamici: un terrorista lo colpì con due coltellate alla gola. Lo scrittore si salvò per miracolo e continuò a scrivere fino al giorno della sua morte, avvenuta il 30 agosto 2006.

Nagib Mahfuz, “Il giorno in cui fu ucciso il leader”, Newton & Compton, Roma, 2005. Traduzione di Letizia Giuliani.