Englander Nathan

Per alleviare insopportabili impulsi

Pubblicato il: 25 luglio 2009

Nove sono i racconti contenuti nel libro d’esordio di Nathan Englander “Per alleviare insopportabili impulsi”, pubblicato, per la prima volta, nel 1999. Nove storie che hanno come elemento comune il mondo ebraico, le sue regole, i suoi schemi, le sue infinite anime. La lettura è fluida e vivace, molto gradevole soprattutto per chi conosce ed apprezza lo stile degli scrittori che fanno della cultura yiddish la loro linea guida. Una serie di racconti caratterizzati da un’amarezza divertita, dalla ricerca di equilibrio all’interno di un mondo a volte troppo complesso ed ingestibile. Un destino che, come spesso accade, decide e sorprende, mutando senza alcuna leggerezza o accortezza il corso degli eventi.

Una bizzarra ed inspiegata fatalità, ad esempio, porta Pinchas Pelovic, un giovane che viveva in un mondo tutto suo, ad essere incluso nell’elenco dei letterati russi nemici del regime stalinista e quindi destinati alla pena capitale. Il ventisettesimo, l’unico fuori lista, condannato per qualcosa che non ha mai commesso, Nemmeno i genitori sapevano cosa pensare di quel figlio che scriveva tutto il giorno ma non pubblicava mai nulla, che rideva e piangeva sui suoi romanzi ma nei contatti con la vita quotidiana era di una logica perfino irritante. Eppure proprio in quel frangente Pinchas, al cospetto dei più grandi scrittori del suo Paese, scrive e recita il suo ultimo, splendido racconto conquistando la stima del grande Zunser. Un’ironia crudele, dunque. Esattamente come quella che trasforma un gruppo di deportati in una compagnia di acrobati. Un “Train de vie” rivisto e leggermente corretto, perché questo racconto, il secondo, non può che riportare alla mente il bellissimo film di Radu Mihaileanu del 1998. Ebrei strappati dal loro pacifico villaggio per finire su un treno che nessuno sa dove li condurrà e che si ritrovano ad inventarsi un ruolo da artisti perché assecondare quella sorta di pettegolezzo, che acrobati li voleva, è forse l’unico modo per scampare ad un luogo misterioso da cui, secondo il ricordo del Rebbe, nessun ebreo è mai tornato.

Vanità femminile punita ed umiliata ne “La parrucca”. In questo racconto si ritrova il concetto di peccato e relativa punizione così diffuso nella cultura ebraica. Englander pone l’accento su quella insana ipocrisia che investe tutti gli ambiti in cui le regole sono troppo gravose o ingiustificate e che, proprio perché inefficaci ed illogiche, vengono rispettate solo apparentemente. Ruchama è un’esperta creatrice di parrucche e non ha altra scelta che sfogliare riviste specializzate nascondendosi da tutti quelli che potrebbero riconoscerla. Le riviste arrivano di contrabbando a Royal Hills, sono narishkeit, sciocchezze e vanità. Pornografia, in pratica. Lei, però, ha l’obbligo di tenersi aggiornata. E Ruchama realizza capigliature meravigliose per tutte le sue clienti. Lavori che si fa pagare molto bene ma che restituiscono alle ebree che a lei si rivolgono bellezza, fascino e tanta femminile sicurezza. Una tentazione a cui nemmeno lei sa resistere e che la condurrà ad una pesante umiliazione.

Tre racconti sono incentrati sul legame tra moglie e marito, tutti e tre con sviluppi ed evoluzioni molto diversi. La coppia de “Il gilgul di Park Avenue” deve affrontare l’inaspettata folgorazione di lui che, improvvisamente, durante un viaggio in taxi scopre la sua neshama Jiddish, la sua anima ebraica. Una conversione che l’uomo non può non confessare a sua moglie la quale non riesce ad accettare una rivoluzione di tale portata: Non hai scoperto il nostro Dio. Mi sarebbe andato bene se avessi trovato lui, o anche uno meno esigente. Una divinità meno bizzarra. […] Me l’aspettavo la crisi di mezza età. Però pensavo sarebbe stato qualcosa che avrei potuto affrontare, una prova modesta. Una seccatura. Qualcosa da superare dimostrando il mio amore per te e una grande capacità di recupero. Non potevi diventare vegano? Oppure un democratico liberal? O andare per davvero a letto con la tua segretaria?
Una coppia molto diversa è quella de “L’ultimo modo rimasto”. Un matrimonio combinato il loro. Diciotto anni di unione, umiliazioni, violenze, incomprensioni. Poi lei, Gitta, decide di andare via. Seguono diciotto anni di solitudine durante i quali l’uomo che ha sposato non vuole concederle il divorzio. Questo significa che Gitta era l’agunah di Royal Hills, la vedova bianca del quartiere, intrappolata nel matrimonio dalla mancanza di scappatoie della legge ebraica. E qui, forse più che altrove, lo scrittore pone l’accento sulla pesantezza di certe leggi, sui danni che rigidità ed ortodossia possono causare. Ancora tanta amarezza, ancora una situazione grottesca e a tratti ridicola.

Nel racconto che dà il titolo al libro, “Per alleviare insopportabili impulsi”, invece, Dov, il marito, innamoratissimo di sua moglie e a lei devoto, si reca dal Rebbe per chiedere come poter risolvere un grave problema: sua moglie non vuole avere contatti fisici con lui da diverso tempo. Dov si sente una specie di vittima: Mi perdoni, Rebbe, ma Dio ha creato il mondo secondo un certo ordine. E io soffro enormemente per questi benedetti impulsi che mi ha donato. Quindi il Rebbe non può che concedergli un heter, un permesso speciale: Dov può incontrare una prostituta. Pur di salvare famiglia e matrimonio tutto sembra giustificabile. Così fanno i rabbini, applicando anche metodologie piuttosto anticonvenzionali.
Manie, difetti, ossessioni ma anche talento, intraprendenza, misticismo e calore ebraici. In questi racconti c’è la descrizione acuta ed intelligente di tante e tali peculiarità. Ovadia ha definito Englander come l’erede luminoso della tradizione yiddish. A me sembra un autore brillante e convincente. “Per alleviare insopportabili impulsi” è sicuramente un buon libro.

Edizione esaminata e brevi note

Nathan Englander è nato nel 1970 a New York. Alcuni dei suoi racconti sono apparsi su alcune prestigiose riviste letterarie ed antologie riscuotendo gli apprezzamenti e l’attenzione della critica, oltre che una serie di riconoscimenti letterari. La sua vita si divide tra Manhattan e Gerusalemme, città nella quale si reca spesso. Oltre a “Per alleviare insopportabili impulsi”, Englander ha pubblicato, nel 2007, anche “Il ministero dei casi speciali”, in Italia edito da Mondadori.

Nathan Englander, “Per alleviare insopportabili impulsi”, Mondadori, Milano, 2007. Traduzione di Giovanni Garbellini.