Cristò

Restiamo così quando ve ne andate

Pubblicato il: 3 marzo 2018

Non guardo più allo stesso modo le pareti di casa mia da quando ho letto Restiamo così quando ve ne andate di Cristò. A partire dal titolo e dall’incipit in corsivo dell’introduzione, “Non possiamo fare altro che aspettare in silenzio quando ve ne andate. Non possiamo che tornare nel letargo della vostra assenza”, una delle intuizioni più felici di questo romanzo rimane l’idea di insinuare nel racconto una voce “altra”, come una sorta di coro greco o una presenza simile agli dei lari della religione romana, protettori degli avi defunti e della casa. È una voce che prende maggior consistenza man mano che la vicenda si dipana, fino a guadagnarsi la ribalta esclusiva della quarta e ultima parte, Immobili. Il riferimento è ai muri dell’abitazione: testimoni silenti ma non insensibili di quanto accade, pregni degli umori, del calore dei corpi, delle esalazioni (soprattutto dei fumi!), dei pensieri e delle parole (dei suoni) di coloro che li hanno abitati e nominati – come argomenta Luca Romano in un bell’articolo comparso su Huff Post.

Restiamo così quando ve ne andate racconta di Francesco, un quarantenne che lavora in un supermercato ma che vorrebbe fare della musica la sua professione. Un rapporto difficile col padre autoritario, che tanto ha insistito perché si diplomasse al conservatorio ma poi è rimasto deluso dal figlio, che in quel percorso ha ottenuto il minimo dei voti. Francesco è indolente e svogliato, di una psicologia più intricata delle proiezioni e aspettative scontate e lineari di suo padre. Il conflitto si acuisce quando il lavoro come cassiere gli è assicurato dal padre stesso, ora in pensione ma che in quel supermercato ha fatto carriera. È un impiego umile, che non rende giustizia alle aspirazioni di Francesco ma che comunque gli permette di sbarcare il lunario.

Francesco è ossessionato dal pensiero di ottimizzare il proprio tempo, di spenderlo per realizzarsi al meglio, ma finisce invariabilmente per dissiparlo sui social network (ci sono pagine memorabili sui listati delle sue sconclusionate ricerche sul web: dalle notizie sull’imperatore dello Swaziland al serpente Boomslang, mobbizzato da stormi di uccelli così come il nostro subisce il mobbing da parte del suo direttore!); neanche sul fronte dei sentimenti le cose sembrano filare lisce: la sua relazione con la violoncellista Monica procede a voltaggio alternato e gli capita, così, di masturbarsi pensando alla giovane figlia ventenne dei vicini, l’indiana Fatima. Con queste prospettive smarrirsi nei paradisi artificiali dell’hashish – fumato con insistenza, quotidianamente, per tenere a freno il senso di inadeguatezza e l’ansia esistenziale – diviene una modalità per sperimentare nuove forme creative, per schiudere (come altri prima di lui) le “porte della percezione”. Ci vorrà il grimaldello di un incidente occorso a un amico, Donatello (anche lui artista, un aspirante scrittore), per trovare il coraggio di guadare il fiume melmoso della sua vita e l’incoscienza necessaria a rischiare, a giocarsi il tutto per tutto pur di seguire il proprio sogno.

Cristò (al secolo Cristò Chiapparino) costruisce con talento questa sua ultima fatica – nella quale traspare anche un attento e lodevole lavoro di editing. La sua è una scrittura perspicua e articolata, che conduce al pettine i fili molteplici dei motivi qui disseminati: dall’affresco della precarietà che avvinghia la generazione dei quarantenni, compressi tra un lavoro per niente gratificante (con lo spettro incombente dello sfruttamento e della poca remunerazione), che pure infonde una certa sicurezza, e il bisogno di realizzarsi in ambienti di difficile accesso. Sono, questi ultimi, ambiti che richiedono una passione ostinata e l’assunzione di un rischio che non è da tutti accollarsi, per il prezzo elevato che potrebbe comportare: lo spingersi in controtendenza, il trovarsi ai margini o, in casi estremi, l’annientamento sociale. Il registro adottato da Cristò è intriso di una sottile ironia nei confronti di una materia narrativa che maneggiata da altri avrebbe incupito il lettore; una prosa, verrebbe da dire, improntata a una sorta di “realismo magico”, con un lirismo delicato che pervade il dettato e coinvolge il lettore in un intreccio dove non c’è un vero e proprio sviluppo. I personaggi di Cristò sono quasi carveriani: irresoluti e viziosi, incapaci di trovare una collocazione nel mondo, di riconoscersi in una gerarchia di valori e di rapporti interpersonali.

Restiamo così quando ve ne andate può considerarsi un romanzo generazionale nella misura in cui molti quarantenni si identificano con le difficoltà di Francesco nel trovare una dimensione di soddisfazione personale e riscatto sociale, alla continua ricerca di un’identità. In questo la narrativa di Cristò presenta analogie con altri libri di autori coevi per anagrafe e per temi, come l’Enrico Macioci di La dissoluzione familiare (Indiana, 2012) o il nichilismo di Matteo Fais in L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde (Robin, 2017).

Le belle pagine sul “pensiero pomeridiano”, le digressioni e riflessioni di teoria musicale e la ricerca della Creatura, composizione musicale perfetta cui Francesco anela, piena e concreta realizzazione del suo bagaglio di pianista, costituiscono sul piano metanarrativo – che collega l’ambito musicale ad altre discipline artistiche, non da ultima la gestazione della scrittura – un paradigma del ruolo dell’artista nella società contemporanea, dell’ardua e spesso frustrante impresa di veder riconosciuto il proprio valore, di poter realizzare il sogno di fare dell’espressione artistica una professione che garantisca pure un’indipendenza economica.

«È possibile scrivere un’opera magistrale anche quando ormai si è smesso di crederci», scrive nel suo blog il caro amico dell’autore e suo editore Giovanni Turi, coi suoi collaboratori alfiere di una new wave letteraria del Levante in Terrarossa Edizioni, progetto editoriale volto anche al recupero dei romanzi dimenticati di autori pugliesi di riferimento – uno tra tutti il bravo Cosimo Argentina. Anche quando si considera la letteratura semplicemente un gioco, ma «essenziale per stare al mondo». Per questo Restiamo così quando ve ne andate è un romanzo che pulsa della vita concreta di questi giorni incerti. Non arrendiamoci, non perdiamo la fiducia. Leggiamo Cristò.

 

 

Edizione esaminata e brevi note

Cristò ha pubblicato quattro romanzi brevi: Come pescare, cucinare e suonare la trotaL’orizzonte degli eventiThat’s (im)possibleLa carne. Suoi contributi sono apparsi su alfabeta2, Artribune e minima et moralia.
Cristò è reperibile su Facebook (https://www.facebook.com/cristo.chiapparino).

Prima edizione: Cristò, “Restiamo così quando ve ne andate”, Alberobello, Terrarossa Edizioni, (Collana “Sperimentali” diretta da Giovanni Turi), 2017,  pagine 242.

Alberto Carollo per Lankenauta, 24 febbraio 2018.